mercoledì, 23 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

La ricetta anti-crisi di Visco? Austerity anche nelle banche
Pubblicato il 03-11-2012


Intervenuto in occasione della celebrazione a Roma della ottantottesima Giornata Mondiale del Risparmio, il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha colto l’occasione per fare il punto su risparmio, sistema bancario e stabilità dell’area euro. Visco ha innanzitutto sottolineato l’importanza del risparmio per lo sviluppo equilibrato di un Paese. Il risparmio, infatti, permette di finanziare gli investimenti senza che ne risultino squilibri con l’estero e rende le famiglie meno vulnerabili alle congiunture sfavorevoli, consentendo loro di guardare con fiducia al futuro.

CRESCE LA CRISI E CALA IL RISPARMIO – In Italia, una volta tra i Paesi avanzati con una maggiore capacità di risparmio, la quota risparmiata del reddito nazionale è ora inferiore alla media europea. Siamo ora sotto il 17%, contro il 22% della Germania ed il 18% della Francia. La flessione riflette soprattutto il calo del risparmio delle famiglie, dovuto alla flessione del reddito disponibile. E così se aumenta la quota di coloro che dichiarano di voler risparmiare, si riduce quella di coloro che effettivamente ci riescono. Il rischio è quello di innescare un circolo vizioso: l’economia cresce poco, si riduce la capacità di risparmio, le famiglie si sentono più incerte e sfiduciate e riducono i consumi, la crescita frena ulteriormente.

VISCO, IL NOSTRO SISTEMA BANCARIO HA SUBÍTO IL DETERIORAMENTO DELLA FINANZA – Visco si è poi soffermato sul sistema bancario italiano, che, a differenza di altri Paesi europei, ha subìto, e non determinato, il deterioramento delle condizioni di finanza pubblica. Se infatti il sostegno pubblico alle banche lo scorso giugno ammontava al 5,2% del PIL nei Paesi Bassi, al 4,3% in Belgio e all’1,8% in Belgio, in Italia le ricapitalizzazioni pubbliche erano pari ad un trascurabile 0,2% del PIL. Ciò nondimeno, la crisi del debito sovrano italiano si ripercuote sulla capacità delle nostre banche di finanziarsi sui mercati e, di conseguenza, di finanziare imprese e famiglie. Secondo le rilevazioni della Banca d’Italia, la dinamica dei prestiti bancari rimane negativa, con una flessione del 3,5% per i finanziamenti alle imprese e dello 0,8% per i finanziamenti alle famiglie. Anche il costo del credito erogato è superiore a quello di molti altri Paesi europei, a causa del differenziale di rendimento fra Titoli di Stato. Se la provvista bancaria al dettaglio resta uno dei punti di forza del nostro sistema bancario, la qualità del credito è in peggioramento. A giugno di quest’anno la consistenza dei crediti deteriorati lordi, per oltre i tre quarti relativi alle imprese, rappresentava il 12,3% dei prestiti bancari; nel 2007 era pari al 5,1%. Considerando le svalutazioni già effettuate su tali crediti, l’incidenza scende all’8,1%. Si tratta comunque di un dato alquanto preoccupante, visto che, stando a quanto dichiarato da Visco, il peggioramento non si sarebbe arrestato nei mesi più recenti.

BASTA COI DIVIDENDI, RAFFORZARE IL PATRIMONIO BANCARIO – Per far fronte al deterioramento della qualità del credito e alle conseguenti perdite che le banche potrebbero dover contabilizzare, il Governatore ha invitato le istituzioni finanziarie a proseguire nell’azione di rafforzamento patrimoniale, valutando con attenzione l’opportunità di distribuire dividendi. Ma ha anche invitato a contenere i costi del personale, in particolare riducendo i compensi di amministratori e dirigenti apicali. Per questi occorre altresì prevedere meccanismi premianti tali da disincentivare comportamenti di cattiva gestione, che ad esempio si registrano quando i top managers spingono per l’ottenimento di risultati positivi nel breve periodo, pur sapendo di rischiare perdite negli anni successivi. Ma se il taglio dei costi può essere una ricetta per l’immediato, le banche dovranno nel medio termine puntare a diversificare i ricavi e riorganizzare i processi produttivi. In questa ottica va inserita anche la razionalizzazione delle reti di filiali, che dovrà tener conto dei nuovi canali distributivi, quale ad esempio l’internet banking.

I DUE FATTORI DI RISCHIO DELLA CRISI DELL’AREA EURO – Infine il Governatore si è soffermato sulla crisi dell’area euro, che riflette due fattori di rischio. Primo, le debolezze di alcuni Paesi membri, che alimentano dubbi sulla sostenibilità del loro debito pubblico. Secondo, l’incompletezza della costruzione europea, alla base dei più generali timori sulla reversibilità dell’unione monetaria. Sul primo punto le misure di risanamento dei conti pubblici e il vasto piano di riforme strutturali intrapresi in Italia, pur ripercuotendosi negativamente sugli andamenti congiunturali di breve periodo, hanno evitato scenari ben peggiori di quello attuale. Sul secondo punto, Visco ha richiamato l’importanza della unione bancaria, come strumento per spezzare il legame tra le condizioni finanziarie degli Stati sovrani e quelle delle banche e consolidare la stabilità finanziaria dell’area euro. A tale proposito, l’avvio della supervisione unica, il cui regime normativo è previsto essere definito entro il primo gennaio 2013, contribuirà a rassicurare i mercati circa la determinazione delle istituzioni europee e degli Stati membri a rafforzare l’unione monetaria ed a proseguire nella definizione di una nuova governance europea.

Alfonso Siano

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