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Opinioni e commenti
 

Legge elettorale: dialogo tra Pd e Pdl, vicini sulla soglia ma non sul premio
Pubblicato il 08-11-2012


Ore febbrili nella trattativa tra i partiti per la riforma della legge elettorale. Si intensificano i contatti nella maggioranza per sciogliere i due nodi principali: quello relativo alla soglia necessaria per far scattare il premio di maggioranza, dopo che due giorni fa in commissione Affari costituzionali del Senato è stato approvato l’emendamento Pdl-Lega-Udc che la fissa al 42,5 per cento, e quello dell’eventuale “premietto” da assegnare al primo partito nel caso la soglia non venisse raggiunta da nessuno (la cosiddetta “proposta D’Alimonte”).

I DUE NODI DA SCIOGLIERE – Sul primo punto si starebbero avvicinando le posizioni tra Pd, Pdl e Udc con un accordo che abbasserebbe dal 42,5 al 40 per cento il tetto della soglia. Più problematica l’intesa invece sulla consistenza del “premietto”: il Pd non vuole scendere dal 10 per cento e l’Udc si mostra disponibile ma il Pdl non sembra propenso ad andare oltre una quota tra il 5 e il 7 per cento. Anche perchè il partito di via dell’Umiltà deve tenere conto dell’alleanza stipulata in commissione con la Lega (contraria al “premietto”) che potrebbe saltare se dovesse andare troppo incontro alle posizioni del Pd.

BERSANI, PREMIO TRA IL 10 E 12% E CHE INTRODUCA PARITA’ DI GENERE – Contrario alla proposta D’Alimonte il segretario Bersani che ha ribadito il suo dissenso affermando che: “Non si può pensare che dalla palude venga fuori un governo Monti. La legge elettorale non può lasciare il paese nella confusione: la soglia del 42,5% è troppo elevata e occorre studiare una tecnicalità che consenta alle forze di maggioranza di governare”. Il segretario del Pd pensa “a un meccanismo che preveda un premio non esagerato magari tra il 10 e il 12%”. “Sono per una legge elettorale che introduca la parità di genere – ha detto il segretario del Pd Luigi Bersani – con il finanziamento pubblico dei partiti è possibile stabilire che chi ha più donne nelle liste prenda fondi proporzionalmente maggiori”. Bersani, inoltre, chiede che la legge elettorale ponga un argine ai cambi di casacca tra i gruppi parlamentari: “La maggior parte del discredito che si è abbattuto negli ultimi tempi sulla politica deriva proprio da questa indegna transumanza”.

SCHIFANI CERCA DI RICUCIRE – Bocciano la proposta D’Alimonte anche Coesione nazionale e l’Mpa. Resta in attesa di sviluppi la prima commissione di Palazzo Madama. Nel frattempo un nuovo appello viene lanciato dal presidente del Senato Renato Schifani. “La definizione di nuove regole per il prossimo confronto elettorale è una questione essenziale che merita di essere risolta e sulla quale mi auguro si possa trovare, nonostante le difficoltà di questi giorni, un’ampia e costruttiva convergenza parlamentare”, dichiara la seconda carica dello Stato che si dice “fiducioso” sulla ricomposizione delle “divaricazioni” emerse ieri. “Bisogna arrivare a un testo il più largamente condiviso – sottolinea Schifani -, perché le regole vanno scritte a più mani, nell’interesse dei cittadini che chiedono il cambiamento delle regole”. La riforma, ricorda il presidente del Senato, serve anche “per rispondere all’esigenza di maggiore trasparenza e di cambiamento di vecchie regole che ci chiedono a viva forza i cittadini italiani e anche quei cittadini italiani che non trovando riferimenti nel progetto politico, si rifugiano nella protesta. Noi dobbiamo fare in modo che la protesta si trasformi in proposta”.

Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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Commenti all'articolo
  1. La proposta relativa ai rimborsi elettorali – maggiori per chi ELEGGE un maggior numero di donne – cosi come previsto dalla proposta formulata da NOI RETE DONNE ed allegata al documento per una riforma elettorale paritaria, si applica, soltanto in caso di ELEZIONE e non di candidature in lista.
    La Democrazia Paritaria non si esaurisca soltanto nella PRESENTAZIONE delle liste
    Le recenti esperienze del Lazio del PD: 50% di donne in lista , nessuna donna eletta ; e del Comune di Roma , sempre PD, 50% di donne in lista soltanto una eletta , non depongono a favore di un vero interesse di quel partito per un maggiore sostegno alle candidate e alla loro elezione.
    La proposta, da noi formulata, che riassumo brevemente è la seguente :
    L’intero ammontare del rimborso elettorale viene diviso 50% per U e 50% per D. Il partito che elegge tante donne e tanti uomini riceverà l’intero ammontare. il partito che elegge 25% di donne e 75% di uomini riceverà il 25% della quota di rimborsi elettorali destinati alle donne e l’intera cifra destinata per l’elezione degli uomini.
    Il partito (e sono molti ) che non elegge nessuna donna riceverà soltanto il 50% dei rimborsi elettorali riferiti agli uomini.

  2. Ringrazio Irene Giacobbe per il commento, che condivido in pieno.
    Comunque, visto che dei cosiddetti rimborsi elettorali si tratterà in un altro provvedimento, mi piacerebbe una presa di posizione del Pd attraverso le dichiarazioni di Bersano, contro le tre preferenze.

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