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Opinioni e commenti
 

Legge elettorale, parte il rush finale. Vizzini: «Spero che il terreno sia fertile per la riforma»
Pubblicato il 20-11-2012


Scade oggi alle 12 il termine per i subemendamenti al testo Malan di riforma della legge elettorale, in discussione nella prima commissione di palazzo Madama. “Verificheremo quanto il terreno e’ arido o, al contrario, fertile, coltivabile per far nascere la riforma”, dice il presidente Carlo Vizzini, che oggi riunisce la seduta plenaria alle 14.30.

VIZZINI, SE NESSUNA RIFORMA RITORNO AL ’92 – Vizzini spera che le forze politiche, che tanto si danno da fare per le primarie volte a scegliere il candidato premier, non siano da meno rispetto alla riforma del ‘porcellum’: “Se non se ne fa niente, ci si trovera’ ad aver fatto tutti questi sforzi per poi ritrovarsi comunque, dopo le elezioni, di fronte al paradosso di partiti, che pure hanno svolto le primarie per la premiership, che devono trattare tra loro, individuando un programma, accordandosi sul nome di un presidente del Consiglio” da proporre al Capo dello Stato cui spetta la nomina. “Praticamente, sarebbe un ritorno al 1992, e credo che il verdetto dei mercati sarebbe impietoso”, aggiunge.

LA NUOVA PROPOSTA CALDEROLI O “DELL’ASCENSORE” – Sul tappeto c’e’ la nuova proposta del leghista Roberto Calderoli, definita “dell’ascensore”, in quanto prevede premi a scaglioni progressivi: al primo partito, che prende tra il 25 e il 30% dei seggi andrebbe un premio di aggregazione di 15% dei seggi gia’ conseguiti. A chi ottiene tra il 30 e il 35%, andrebbe il 20%. A chi si aggiudica tra il 35 e il 40% dei seggi andrebbe il 25% e chi si attesta oltre il 40% si porta a casa il 30% (che corrisponde, in sostanza, al 12% dei seggi totali). Nella previsione dell’ex ministro della Semplificazione, chi superasse il 40% dei voti si ritroverebbe con il 52,8% dei seggi.

ULTIMA SETTIMANA UTILE – I tempi si stanno accorciando rapidamente e il presidente Vizzini ribadisce che il presidente del Senato Renato Schifani gli ha detto di attendersi il ddl in aula per il 26 novembre. Oggi potrebbe esserci una conferenza dei capigruppo a formalizzare la ‘deadline’. Quindi questa e’ l’ultima settimana utile per licenziare un testo per l’assemblea. Ma gli spazi di manovra per un’intesa sembrano esigui: a fronte della disponibilita’ del Pdl, si registra la diffidenza del Pd verso un meccanismo che non assicurerebbe la governabilità. Ma i partiti sono chiamati a decidere in fretta, in un senso o nell’altro, incalzati come sono dalle sollecitazioni del Quirinale che ancora venerdì scorso ha ricordato “l’esigenza di regole piu’ soddisfacenti per lo svolgimento della competizione politica e a garanzia della stabilita’ di governo” che, insieme alle aspettative dei cittadini “per un loro effettivo coinvolgimento nella scelta degli eletti in Parlamento”, rendono “altamente auspicabile” la conclusione del confronto in atto da molti mesi per una riforma della legge elettorale”.

TROVARE LA QUADRA, PAROLA DI NAPOLITANO – Un monito rispetto al quale nessuno sembra potersi chiamare fuori, nella maggioranza e nell’opposizione, visto che il Capo dello Stato, nel comunicato di venerdi’, ha ricordato espressamente “l’orientamento e l’impegno a concordare tale riforma che erano risultati gia’ dagli incontri da lui tenuti alla fine dello scorso mese di gennaio con gli esponenti dei cinque partiti rappresentati in Parlamento”. E ieri Gianfranco Fini ha assicurato che la riforma sarà discussa in fretta dalla Camera, dopo il via libera del Senato. In un colloquio con Roberto Giachetti, in sciopero della fame proprio per protestare contro la mancata riforma della legge elettorale, il presidente della Camera ha garantito “il suo impegno volto a favorire la rapida discussione del progetto di legge”, una volta licenziato da Palazzo Madama.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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