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Opinioni e commenti
 

Legge elettorale, premio solo oltre IL 42,5%. Vizzini (Psi): «Regole per creare un governo debole»
Pubblicato il 07-11-2012


La commissione Affari Costituzionali del Senato ha approvato, con un voto a maggioranza, un emendamento alla legge elettorale che prevede l’assegnazione di un premio di maggioranza del 12,5% alla coalizione che superi la soglia al 42,5% dei voti. La proposta di modifica, presentata dal leader di Api Francesco Rutelli, è stata votata dalla Lega, dal Pdl, dall’Udc, da Fli e da Mpa. Dura l’opposizione del Pd che ha votato contro con l’appoggio dell’Idv. L’emendamento prevede dunque che il premio del 12,5% del testo Malan possa far arrivare un’eventuale maggioranza del 42.5 fino al 55 per cento. Ancora in discussione le proposte relative al caso in cui nessuno arrivi ad avere la soglia che permetta di aggiudicarsi il premio di maggioranza. Proprio prima che la Commissione si riunisse, il leader del Pd, Pier Luigi Bersani, aveva avvertito: niente colpi di mano in Parlamento. Per il segretario democratico «il Pd è pronto a discutere ma no a votazioni “random” né a forzature». E comunque, ribadisce il leader democratico, «sarebbe imperdonabile una legge elettorale che in premessa impedisse la governabilità». Parole di cui evidentemente il centrodestra (Udc compreso) non ha ritenuto di dover tener conto, con conseguenze che il Pd annuncia ora pesanti.

IL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE VIZZINI (PSI), RISCRIVONO LE REGOLE PER CREARE UN GOVERNO DEBOLE – Intervistato dall’Avanti!, il presidente della Commissione Affari Costituzionali, Carlo Vizzini si è detto preoccupato per la deriva che l’emendamento crea sullo scenario politico italiano: «Con questo voto si palesa il tentativo di mettere in piedi un sistema di regole che determini una legislatura breve, governata da tutti e, quindi, da nessuno». Per il senatore socialista «ora la discussione passerà all’Aula dove verranno presentati numerosi emendamenti, tra i quali uno che affronti il caso in cui nessuno raggiunga la soglia per ottenere il premio di maggioranza». Secondo Vizzini «alla fine si arriverà ad una soluzione di compromesso, ma io non so se, in un momento come questo, il Paese ha bisogno di un compromesso debole. Credo che, al contrario, si ha bisogno di una politica forte che sappia assumere le proprie responsabilità». Il presidente della commissione Affari Costituzionali cita l’esempio della Sicilia: «Il voto siciliano è illuminante in merito alla necessità che la politica torni a fare il suo mestiere: l’alto tasso di astensionismo nonostante il sistema di preferenze che si basa sul rapporto con il territorio e l’affermazione del Movimento Cinque stelle dovrebbero far pensare». Interrogato in merito alla responsabilità del voto in commissione, Vizzini ha risposto che «il tentativo di riscrivere le regole per arrivare ad una sorta di “pareggio” elettorale è frutto, principalmente, dell’azione di tutta un’area di centro che ha bisogno di un processo di ristrutturazione profondo e non ha il tempo di farlo fino alla data delle elezioni».

FINOCCHIARO (PD), EMENDAMENTO VOTATO DA FORZE CHE VOGLIONO INGOVERNABILITA’ – Anna Finocchiaro, capogruppo dei senatori del Pd, commenta duramente quello che da più parti è stato definito come un vero e proprio colpo di mano. Secondo la senatrice democratica, il voto di oggi apre la premessa per la rottura del dialogo in merito alla riforma elettorale. «I lavori della commissione sono compromessi», sottolineando che «ora si va in Aula». La Finocchiaro ha annunciato che il Pd «presenterà un emendamento per l’Aula che fisserà una soglia al 40% però un premio al 54%, oppure un premio al primo partito del 10-12%». L’esponente del Pd ha anche ribadito che coloro che hanno votato l’emendamento Rutelli sulla soglia al 42,5% «sono forze politiche che vogliono consegnare il Paese ad una situazione dove nessuno vince e nessuno perde». Una situazione di debolezza per l’Italia alla quale si oppone il Pd che, invece, chiede «una legge che dia stabilità al Paese. Purtroppo si sono avverate le previsioni di Bersani».

IL LEADER DELL’UDC CASINI – Il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, prima del voto a Palazzo Madama, si era detto convinto che «in Parlamento ci sono  le condizioni necessarie per raggiungere un accordo». Il leader centrista aveva ribadito che, secondo la sua opinione, non si sarebbero resi necessari interventi legislativi sul testo da parte del governo. Posizione che ha voluto avvalorare anche dopo lo “strappo” del voto, sostenendo che: «Ci sono reazioni di facciata e reazioni di sostanza… e vedrete che alla fine arriveremo ad un accordo». Secondo Casini, che cerca di sottostimare la lettura politica del voto nel senso dell’apertura di una strada verso un possibile Monti-Bis, «l’individuazione di una soglia era cosa sacrosanta dopo i rilievi della Corte Costituzione» e «non ha nulla a che vedere con il Monti-Bis». Di fatto, però, il problema sollevato a seguito del voto in commissione a Palazzo Madama non riguarda la soglia in sé, ma i dettagli circa le percentuali.

QUOTE ROSA, NUBI NERE – Ma, oltre al premio di maggioranza, c’è un altro punto che trova l’opposizione del Pd. La commissione Affari Costituzionali del Senato, infatti, ha dato via libera anche a un altro emendamento del Pdl, che porta la firma di Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello, che innalza a 3 il numero delle preferenze che si possono esprimere in base alla legge elettorale. Duro il commento del senatore del Pd Stefano Ceccanti, che lancia l’allarme: «E’ un emendamento per eleggere meno donne». Nel testo base erano, infatti, previste due preferenze ma di diverso genere. Ora sarà anche possibile votare tre nomi ma la candidata donna può slittare al terzo posto.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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