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Opinioni e commenti
 

L’Ilva alla magistratura: «Tra un mese fermi gli impianti. Gravissimi rischi per la sicurezza»
Pubblicato il 16-11-2012


L’impianto Ilva di Taranto potrebbe chiudere il 14 dicembre per mancanza di materie prime e ciò comporterebbe gravissimi rischi per la sicurezza. A sostenerlo è il presidente dell’acciaieria, Bruno Ferrante, che afferma che la chiusura potrebbe essere inevitabile vista la mancanza di materie prime che comporta gravissimi rischi per la sicurezza. Ferrante ha voluto lanciare l’allarme con una lettera inviata alla magistratura. La lettera è stata consegnata ai custodi giudiziari (Barbara Valenzano, Emanuela Laterza e Claudio Lofrumento), al procuratore capo della Repubblica, Franco Sebastio, al procuratore aggiunto Pietro Argentino e ai sostituti procuratori Mariano Buccoliero e Giovanna Cannalire. La missiva mette in evidenza come la direttiva dei custodi giudiziari che limita l’Ilva nell’approvvigionamento di materie prime rischia di portare al blocco della capacità produttiva dello stabilimento siderurgico di Taranto.

PER FERRANTE C’E’ UN RISCHIO SICUREZZA – Ferrante segnala che «l’applicazione della disposizione dei custodi giudiziari allo sbarco delle materie prime determinerà effetti devastanti per l’Ilva dovuti alla fermata, non in sicurezza, di tutti gli impianti dell’area a caldo con conseguente esposizione a gravi rischi di incidente rilevante e danni irreparabili agli impianti, scenario questo già comunicato verbalmente agli stessi». Il Rubicone sarebbe alle porte secondo l’analisi del presidente dell’Ilva: «Il 14 dicembre si avrà il progressivo contemporaneo esaurimento delle giacenze a parco di 7 diversi materiali, situazione questa che determinerà la tempestiva fermata di tutti gli impianti dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto». La relazione lancia l’allarme anche su un altro punto: «è necessario verificare con l’Autorità portuale competente quali siano le problematiche legate all’eventuale numero di navi contemporaneamente in sosta nell’area portuale per tempi così lunghi. Tale congestionamento potrebbe causare eventuali problemi alla sicurezza della navigazione».

L’ILVA, LIEVITANO I COSTI PER I RITARDI PROVOCATI DALLA CUSTODIA GIUDIZIARIA – E la relazione tecnica si spinge oltre: «Le modalità di sbarco materiali secondo le prescrizioni dei custodi, calcolate in accordo con le movimentazioni navi, comportano una previsione di costo aggiuntivo per le attese navi pari a 12.370.000 dollari. A questa cifra sono da aggiungere i costi per la movimentazione aggiuntiva delle navi (ormeggio e disormeggio) pari a circa 50.000 dollari per ciascuna movimentazione, costi dovuti anche all’utilizzo dei rimorchiatori, ormeggiatori e piloti». Alla luce di questa situazione, per l’Ilva «è prevedibile, visti i lunghi tempi di sosta che deriverebbero dall’applicazione delle disposizioni dei custodi giudiziari, che gli armatori possano chiedere al gestore la “detenzione” che comporta un costo maggiore rispetto alla “controstallia” (il tempo superiore a quello stabilito dal contratto con l’armatore, che un noleggiatore impiega per portare a termine le operazioni di carico e scarico di una nave, n.d.r.)». In pratica, secondo l’Ilva, «l’istituto della detenzione, non essendo definito contrattualmente, potrebbe essere facilmente invocato dall’armatore della nave al fine di ottenere tutti i danni diretti e indiretti dalla sosta prolungata con conseguente ulteriore aggravio di costi non quantificabili».

IL BLOCCO AVREBBE CAUSATO DANNI PER 850MILA DOLLARI – L’Ilva ha intanto già quantificato in 850.000 dollari i «maggiori oneri per le controstallie» accumulati dal 12 novembre scorso, «data di comunicazione delle disposizioni dei custodi giudiziari». Nella relazione dell’Ilva si fa anche presente «che il piano di discarica di una nave è di esclusiva competenza del comandante della nave stessa, il quale definisce il piano di discarica tenendo conto delle procedure di sicurezza che evitino eccessivi stress alla struttura della nave. È pertanto ipotizzabile – continua l’Ilva – che i comandanti delle navi possano rifiutarsi di effettuare sbarchi parziali soprattutto nel caso in cui il vettore trasporti più qualità di prodotto e ciò in ragione del fatto che il cambio sequenza o il piano di discarica richiesto dalla applicazione delle disposizioni non siano compatibili con le procedure di sicurezza imposte dal comandante il quale è l’unico responsabile del piano di discarica (assetto della nave, problematiche al zavorramento etc)».

Roberto Capocelli

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@robbocap

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Commenti all'articolo
    • minacciare cosa?
      di essere costretto a chiudere un impianto?
      e cosa dovrebbe fare secondo te, usare le chiacchere al posto del carbone?
      riempire gli altoforni con le stupidaggini invece che con il minerale?

      menomale che abbiamo gente come te che ha pronte le soluzioni e parla con cognizione di causa….

  1. Ma quando lo dobbiamo capire che ferrante se ne frega dei cittadini di taranto e pensa a fare solo l’interesse dell’azienda? Queste sono tutte manovre per cercare di far fare retromarcia alla magistratura e per spillare altri soldi allo stato e sinceramente spero che questo non avvenga mai. Ilva in passato di soldi dallo stato ne ha avuti e anche tanti e dove sono andati a finire? Si sono dissolti? Adesso è arrivata l’ora per ilva che incominci a pagare tutti i guai che ha combinato in questi anni. Dovrebbe fare assolutamente le bonifiche necessarie assicurando gli stipendi a tutti gli operai. Basta ci siamo stancati di vedere gente e soprattutto bambini che muoiono chi pensa il contrario è solo perchè non ha avuto (fortunatamente) disgrazie in famiglia, la cosa mi sembra un po troppo egoistica. Cerchiamo di ribellarci il più possibile per questa grande tragedia che ci sta attraversando ma cosa stiamo aspettando? Questa città sta diventando “LA CITTA’ DEI MORTI VIVENTI”.

    • siora Anna, dove ha letto che Ilva ha avuto soldi dallo stato? Non si sta per caso confondendo con la Fiat? Dica anche a noi quanti sono questi fantomatici contributi e quando sono stati dati.
      Cerchi di informarsi meglio, così evita di dire le solite cose che le fanno credere i vari Bonelli, Vendola, Raniero, nonchè le varie “dottoresse” Moscagiuri, Parisi, La Nave, tutte indignate adesso, dopo qualche decennio in cui si sono ben guardate dall’aprire bocca anche solo per esternare un dubbio. La stessa gente che non si è mai preoccupata di avere un registro tumori.

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