domenica, 19 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

No all’utilizzo di manica larga del TSO
Pubblicato il 12-11-2012


Anche nel freddo di uno studio televisivo si può fare un incontro importante. La signorina Grazia Serra che con voce calma ed incisiva racconta ancora una volta ai telespettatori e poi molto più lungamente a me la storia di suo zio Franco Mastrogiovanni. Maestro da sempre e figlio di maestri Franco era un uomo buono, apprezzatissimo dagli altri insegnanti e soprattutto amatissimo dai suoi alunni. Aveva un solo vizietto, quello del senso di giustizia. Per questo motivo aveva sfiorato sin da giovanissimo il movimento anarchico. A causa di questa militanza un primo infortunio: venne coinvolto nell’uccisione del giovane di estrema destra Carlo Falvella. Il tribunale lo assolse con formula piena. Dopo anni di vita condotta nella più assoluta tranquillità un altro infortunio lo coinvolge: tornato da Bergamo per assistere gli anziani genitori, Mastrogiovanni viene arrestato per oltraggio a pubblico ufficiale dopo un litigio per una multa. Sconterà cinque mesi di arresti domiciliari ma successivamente verrò assolto e addirittura risarcito con 25000 €.

Se già fino a questo momento l’attenzione della giustizia sembrava eccessiva, il peggio doveva ancora accadere. Per motivi inspiegabili, negli anni successivi, senza che nessuno avesse segnalato comportamenti lesivi verso la collettività, Mastrogiovanni subisce 2 TSO presso la struttura ospedaliera di Vallo della Lucania. Di tutto ciò si sa pochissimo, ma molto meno si sa sul terzo e fatale tso. Sembra che Franco sia stato colto dai vigili urbani in situazione di infrazione del codice della strada. Nessuna multa, nessun rimprovero. Franco torna al campeggio dove sta trascorrendo serenamente la sua estate, amato da tutti. Basti pensare che la Sig.ra Licia Musto, proprietaria della struttura gli affida i figlioletti. Ma da questo momento comincia la vera tragedia, anzi la condanna a morte. Il sindaco firma l’ordinanza per il terzo e fatale tso. E così il 31 Luglio 2009 la spiaggia viene invasa da vigili e infermieri che vogliono eseguire il Tso. Franco scappa in mare terrorizzato e lì verrà controllato a vista persino dalla guardia costiera.

Una volta convinto ad uscire dall’acqua sale di sua volontà in auto con i suoi persecutori e manifesta a Licia il suo terrore di essere riportato all’ospedale di Vallo della Lucania dicendo che se lo avessero riportato lì lo avrebbero sicuramente ucciso. Ed infatti la condanna a morte viene eseguita nell’Italia dei diritti. Per 84 ore Franco viene legato ad un letto di contenzione tanto stretto da far sanguinare caviglie e polsi. E’ cateterizzato Franco e a parte un’ingente quantità di psicofarmaci non viene né alimentato né dissetato. Sotto gli occhi freddi della telecamera fissa muore, trattato peggio di un animale nella logica degli ex manicomi, del sorvegliare ma soprattutto punire. Dpo la morte se non ci fossero state le telecamere e le interviste forse sarebeb stata l’ennesima, inutile, crudele ed annunciata morte. Una delle centinaia che si nascono dentro le pagine spesso occultate delle cartelle cliniche.

Si arriva quindi finalmente al processo. Il PM Martuscielli che già anni prima lo aveva fatto condannare agli arresti domiciliari sbagliando si mostra subito ostile verso il defunto e soprattutto i parenti della vittima e chiede il semplice omicidio colposo come se si trattasse di semplice negligenza e non feroce tortura. In questo processo si hanno dichiarazioni sorprendenti come quella del direttore sanitario Palladino che afferma “Il TSO è contenzione e la contenzione è terapia”. Certo, con un direttore sanitariod i questo tipo la morte con tortura è il minimo. È lo stesso che sostiene di non poter entrare nel repartino di psichiatria perché la gente è strana e chiede le sigarette.

Per fortuna, almeno per quanto riguarda il processo, il giudice Dott.ssa Elisabetta Garzo che si è contraddistinta per la lotta alla ‘ndrangheta pronuncia una sentenza esemplare “In nome del popolo italiano i sei medici, processati per la contenzione e per la conseguente morte di Francesco Mastrogiovanni, in base agli art. 533 e 535 c.p.p., riconosciute le attenuanti generiche, vengono condannati a pene variabili da due a quattro anni di reclusione per i reati di falso, sequestro di persona e morte come atto conseguente ad altro reato”. Per chi ha descritto questi fatti come me, vecchio psichiatra dal 70, due sentimenti fortissimi: il primo di rivivere la violenza, il sadismo, l’inutilità, l’autodifesa insomma le torture che caratterizzavano le stratture manicomiali e che credevano superate grazie alla legge 180 emanata e voluta fortemente dal Governo Craxi e soprattutto al preoccupazione assai concreta che ogni anno esistono migliaia di casi più o meno simili magari senza la morte fisica ma sicuramente dell’anima.

Il secondo sentimento è di indignazione per alcune scelte. Le commissioni di merito invece di istituire indagine approfondite per verificare l’attuazione del TSO prova a legiferare per estenderlo e inasprirlo nonostate l’opposizione del centrosinistra. Ecco quindi il nostro ruolo anche politico: dire di no all’utilizzo di manica larga di TSO ma soprattutto spendere una voce forte ed autorevole per chiedere il potenziamento dei servizi territoriali e di prossimità e l’apertura h24 dei servizi di salute mentale. Dobbiamo davvero dire basta a questi crimini di pace.

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