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Opinioni e commenti
 

Obama in Birmania. Prima storica visita di un presidente Usa nel Paese di Aung San Suu Kyi l'”Orchidea d’acciaio”
Pubblicato il 19-11-2012


Barak Obama ha compiuto una storica visita, la prima per un presidente in carica degli Stati Uniti d’America, nel Myanmar. «Sono venuto qui per porgere la mia mano in amicizia» ha detto Obama esprimendo il suo supporto per i primi passi che la Birmania muove verso la democrazia. Dopo l’incontro con il presidente riformista Thein Sein, il presidente Usa ha detto di aver apprezzato il «primo passo verso la democrazia» avviato da Sein con la liberazione dei prigionieri politici.  Subito dopo Obama è andato ad incontrare la storica donna simbolo dell’opposizione Aung San Suu Kyi, soprannominata dai suoi numerosissimi sostenitori “Orchidea d’acciaio”.

PRIGIONIERI POLITICI LIBERATI IN OCCASIONE DELLA VISITA – In occasione della storica visita del presidente Usa, decine di prigionieri politici sono stati liberati dalle autorità birmane: proprio il presidente Thein Sein, mentre Obama si trovava in Thailandia, ha firmato l’amnistia per 66 detenuti, di cui, secondo quanto riferito da Bo Kyi, portavoce di un’associazione di attivisti per i diritti umani in Birmania con base a Bangkok, «almeno 52 sono prigionieri politici». Tra questi, spiccano alcuni nomi noti come quello di Myint Aye, il leader della Rete di difesa e promozione dei Diritti Umani.

SAN SUU KYI, MANTENERE ALTA LA VIGILANZA – Il 13 novembre 2010 Aung San Suu Kyi è stata liberata dopo ben 11 anni di detenzione e il primo aprile di quest’anno ha ottenuto un seggio al parlamento birmano. Poi, il 16 giugno 2012, le è stato assegnato il premio Nobel per la Pace. Nello scendere dalla limousine presidenziale Obama è stato accolto dalla leader e si sono salutati con affetto. San Suu Kyi ha poi abbracciato e preso per mano il segretario di Stato Hillary Clinton. Il presidente americano ha definito la leader dell’opposizione birmana come una fonte «di grande ispirazione per la sua dignità» e il suo insegnamento. «Lei ha scritto che la paura non deve essere lo stato naturale del mondo civilizzato», ha detto ancora Obama sottolineando che ora il popolo birmano sta dimostrando che la paura non è la componente della propria nazione. Dopo aver ascoltato il discorso in prima fila, la storica leader dell’opposizione ha sottolineato che «Il momento più difficile di ogni processo di transizione è quando pensiamo che l’obiettivo sia a portata di mano», aggiungendo che «dobbiamo essere molto attenti a non essere abbagliati dal miraggio del successo».

VIOLENZE RELIGIOSE – Nonostante i progressi, infatti, la Birmania continua ad essere un Paese attraversato da tensioni e violenze. In particolare, lo Stato occidentale del Rakhine ha visto una recrudescenza della violenza settaria negli ultimi mesi. Vari episodi, verificatisi a partire dallo scorso giugno anno lasciato 180 morti e più di 110 mila sfollati. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di musulmani Rohingya, abitanti di una regione che rivendica l’autonomia, che da decenni sono vittima di discriminazione.

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