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Opinioni e commenti
 

Primarie del centrosinistra, il dibattito su Sky è stato un successo della coalizione
Pubblicato il 13-11-2012


È stato un successo della politica. Un successo della politica vera, basata sui contenuti, sul confronto. Quella che parla alla testa dei cittadini, che fornisce strumenti per decidere e non emozioni vuote e consenso facile. Una vittoria del centrosinistra che ha trovato lo spazio per raccontarsi e per spiegare, per far capire. Questo è stato il dibattito di ieri, ospitato da Sky, tra i cinque candidati per la leadership della coalizione. Laura Puppato, unica donna e consigliere regionale nel Veneto per il Pd, Pier Luigi Bersani leader del Partito democratico, Nichi Vendola leader di Sel, Matteo Renzi sempre del Pd, e Bruno Tabacci, assessore al Bilancio, al Patrimonio e ai Tributi del Comune di Milano. Preceduti da una breve biografia, i candidati sono entrati al teatro della Luna, lo studio milanese di Sky, sistemandosi in piedi dietro ad un leggio. Lo studio è quello del talent “X factor” ma lo stile è quello di un question time asciutto ed elegante, con un format studiato per evitare la Tv “strillata”. Il dibattito è entrato subito nel vivo con il tema scottante delle tasse.

LE TASSE, BERSANI E VENDOLA VOGLIONO LA PATRIMONIALE PER ABBASSARLE SUI REDDITI MEDIO-BASSI – È la Francia socialista di Hollande il faro dei candidati Bersani e Vendola. Per il Segretario democratico la priorità, infatti, è quella di abbassare le tasse per i redditi medio-bassi e sul lavoro. Una proposta per aiutare il Paese a uscire dalla crisi, ripartendo dai bisogni di quelle famiglie, soprattutto del ceto medio, che si vedono scivolare pericolosamente verso la soglia di povertà. Niente più condoni edilizi e patrimoniale sulle grandi ricchezze immobiliari promette Bersani, che ribadisce l’attacco ai paradisi fiscali che prosciugano le casse degli Stati, sottraendo risorse dall’erario e ospitando i proventi delle speculazioni finanziarie, della grande evasione fiscale e offrendo la possibilità di riciclare danaro sporco. Questa volta Renzi ha preferito tacere senza correre in difesa delle “zone franche” come aveva fatto in passato. Nichi Vendola propone di adottare una misura simile a quella di Hollande in Francia per la tassazione al 75% dei redditi sopra un milione di euro.

RENZI PIU’ “FOTOGENICO” PROPONE L’INASPRIMENTO DELLA RIFORMA FORNERO –  Il giovane Renzi, tra i cinque, appare senza dubbio più a suo agio rispetto al mezzo televisivo. La sua immagine è il fondamento stesso della campagna elettorale del “rottamatore”. Guarda per lo più in camera e cerca di controllare le mani, mentre gli altri fissano soprattutto il conduttore, gesticolando per ribadire le loro posizioni. Ma, quando si parla di contenuti e di riforma del lavoro, Renzi raffredda i cinque presenti criticando la riforma Fornero da posizioni “di destra”, ovvero proponendo il modello “flexsecurity” di Pietro Ichino. Vendola si indigna e stronca la proposta definendola come uno sfregio «alla civiltà del lavoro». Tutti d’accordo invece contro Sergio Marchionne: i cinque candidati sono, infatti, unanimi nella critica alla sua gestione della Fiat.

RENZI, FINANZIAMENTO PARTITI “ALL’AMERICANA” – Vuole sedurre i telespettatori Matteo Renzi, invocando la totale abolizione dei finanziamenti pubblici per i partiti. Il sindaco di Firenze, infatti, vuole l’abolizione totale di quello pubblico a favore di quello da parte di privati come in America. Anche su questo punto gli altri candidati si oppongono all’unisono al “rottamatore”. «Non sono d’accordo – ribatte Vendola – che il finanziamento vada diminuito, perché ho paura di una politica finanziata solo dai ricchi». Di fronte all’obiezione, Renzi cerca di cavalcare il malcontento ribattendo che in Italia i ricchi hanno fatto lo stesso politica «anche perché la sinistra non ha fatto la legge sul conflitto di interessi». E Bersani replica argomentando che, una delle ragioni per le quali le banche speculative, responsabili del “credit crunch”, non vengono assoggettate a regole precise risiede proprio nel fatto che, dietro di esse, si celano lobby politiche. «Se in America non è possibile regolare le banche d’affari è proprio perché finanziano la campagna elettorale», ha affermato il candidato democratico.

GRANDE PARTECIPAZIONE – Dopo il question time e gli appelli al voto si è concluso il dibattito. E il grande vincitore è stata la partecipazione. I più giovani su Twitter, le famiglie da casa e il pubblico che non ama la bagarre riavvicinato al dibattito politico. Due milioni di telespettatori per un evento che è andato affermandosi come un dibattito “cross-mediale” di punta. Il programma, infatti, mentre veniva trasmesso in televisione ha visto un picco di commenti anche sui social network, in primis Twitter. Come nei dibattiti televisivi tra i due candidati nella corsa alla Casa Bianca, la fruizione della diretta è stata scandita anche da quella che negli Usa si chiama la “second screen experience”. Il telespettatore non è più solo di fronte allo schermo, o circondato dalla sua ristretta cerchia, ma ha accesso ad una fruizione collettiva che prende corpo sui social media e che rimbalza attraverso dispositivi mobili, iphone e ipad, computer desktop e laptop. Un dibattito che segna un passaggio nella partecipazione garantito anche dal ruolo dei controllori che verificavano la veridicità delle affermazioni dei candidati controllando i dati. Forse il primo segno del tramonto dell’era dell’uomo solo al comando.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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Commenti all'articolo
  1. Ho avuto la conferma dello stile, del modo di fare politica, di Bersani: sintesi e concretezza aldifuori di ogni fervore polemico. Va ricordato che da vice e presidente della regione E.R. delegò alle province importanti funzioni.

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