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Opinioni e commenti
 

Primarie, Bersani: «Ci abbiamo messo del coraggio, perché il cambiamento non si fa a chiacchiere»
Pubblicato il 26-11-2012


“Questa vicenda rimette in moto la politica italiana perché si vede la forza delle energie democratiche nel paese, la voglia di esserci e di contare. Questa è una promessa per il futuro”. E’ un fiume in piena il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, durante la conferenza stampa a Piacenza, all’indomani delle primarie del centrosinistra. “Ci lavoreremo su – aggiunge -, continueremo a insistere nella chiave della partecipazione, di apertura e di un messaggio veritiero”. Se non ci fosse stato il ballottaggio ha continuato il segretario democratico “avrei vinto o per nove o per dieci punti. E invece si va fino in fondo: il processo democratico deve legittimare il candidato dei progressisti con oltre il 51 per cento”. Coraggio per cambiare le cose e metterci la faccia: “ci abbiamo messo del coraggio: perché il cambiamento non si fa a chiacchiere. Bisogna accettare delle sfide. Questa- dice Bersani- è la chiave di quello che dirò sia in vista del ballottaggio, sia se toccherà a me a guidare la coalizione. Ci vuole un cambiamento non a chiacchiere. Io ho l’esperienza e la capacità per farlo. Perché il Paese ha bisogno di un cambiamento”.

BERSANI, PRIMARIE SARANNO STORICHE – “Guardo con fiducia all’appuntamento di domenica e il giorno dopo saremo in condizioni di guardare alla strada che porta alle elezioni. Sarà un passaggio storico e questa prova ci da’ la forza per farlo. Da adesso in poi comincia una galoppata vincente per i progressisti”. Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani continua con parole cariche di orgoglio per i risultati ottenuti e di speranza per l’appuntamento di domenica prossima con il ballottaggio: “Se toccherà a noi dimostreremo che siamo capaci di cambiare”. Quanto al risultato del voto, “è soddisfacente, ci avrei fatto dieci firme” ha detto il leader Pd, dicendosi “orgoglioso” del voto forte ricevuto nelle grandi città e nel Sud.

BERSANI, VENDOLA E LE REGOLE –  Bersani non si è astenuto dal commentare lo scenario che si è aperto dopo i risultati di ieri e su quanto conti l’appoggio del leader di Sel Vendola: “Non stiamo aprendo tavoli o tavolini ma è chiaro, nelle cose che dico, che ci sono evidenti punti di assonanza e convergenza” come sulla “centralità del lavoro e la precarietà”. Nichi Vendola “non ha bisogno di esami dal punto di vista della cultura di governo”. Ha sottolineato il segretario Bersani. “Continuare a descriverlo come una personalità da sottoporre ad apprendistato, è stravagante. E’ una persona che governa una delle più grandi regioni italiane. Lo fa meglio che molti suoi colleghi del centrodestra. E lo fa con le sue idee”. Pier Luigi Bersani ha poi smorzato le polemiche sulle regole. “Ci penseranno i garanti. Cerchiamo di non mettere delle briciole di problemi in questa giornata. Tutti quanti noi siam gente per bene”.

RENZI, MONTI E LEGGE ELETTORALE – Non sono mancate le battute piccate rivolte allo sfidante Renzi: “Con Matteo ci siamo mandati dei messaggini, poi stasera ci vediamo a Milano. Ci siamo scambiati gli auguri, le cose buone. Lui ha sempre il difettuccio di dire ‘noi e loro’, ma noi siamo noi tutti noi, loro è Berlusconi. Non c’e’ bisogno di fuoco amico, l’avversario è la destra”. A proposito di Monti e di una ‘sottolineatura’ alle parole dette ieri dal presidente del Consiglio, Mario Monti, intervenuto a ‘Che tempo che fa’, su RaiTre, Bersani ha aggiunto: “Non sono sicuro che il peggio sia alle spalle, che sia passato”. A suo avviso, il 2013 “sarà un anno difficile. Se il messaggio fosse che la nottata sta passando – ha detto ancora Bersani – non si sarebbe in sintonia con il paese perché la gente non sta pensando questo. E’ necessario che il governo e la politica siano in sintonia con il paese. Abbiamo davanti problemi molto difficili e c’e’ bisogno della forza di affrontarli. Una personalità come quella di Monti, per l’Italia, è meglio sia fuori dalla mischia”. Sul tema della legge elettorale e della sua eventuale riforma al vaglio in questi giorni, il leader del Pd ha ribadito: “Il doppio turno di collegio è l’unico sistema che può mettere al sicuro l’Italia”. Mentre del movimento Cinque Stelle ha detto “quel che mi sembra pericoloso è che chi dà indicazioni non accetta nemmeno una domanda. Questo non e’ possibile, e’ fuori dal processo democratico”.

GRILLO E LE PRIMARIE PDL – A proposito delle parole di Beppe Grillo sulle primarie, Bersani ha aggiunto: “sono queste uscite sprezzanti su gente che si mette in fila per partecipare. Sono francamente incomprensibili”. Respingendo le preoccupazioni di osservatori stranieri sull’esito del voto in Italia Bersani ha aggiunto: “Ci sono motivi di preoccupazione ma non per noi: se non ci fosse il Pd, c’e’ il rischio che l’Italia sia un problema per l’Europa e non solo. Chiedo un po’ di obiettività nell’analisi ma il panorama in Italia e’ quello che è”. E infine una battuta sulle primarie in casa Pdl. Tra Alfano e Berlusconi? “Forse finisce per essere più comodo Berlusconi…ma per mia innata generosità spero che Alfano riesca a costruire un’ipotesi di partecipazione: sarebbe tutta salute per il sistema”. Cosi’ il segretario Bersani ha commentato la situazione all’interno del Pdl. Nessuno, aggiunge, “potrebbe criticare Alfano se le loro primarie non fossero come le nostre: neanche noi in 15 giorni riusciremmo a fare una cosa perfetta. Io mi augurerei comunque prevalesse l’idea di partecipazione”.

PRIMARIE PD ANCHE PER I PARLAMENTARI – Il segretario del Pd inoltre non ha escluso anche le primarie per la scelta dei parlamentari: “Non si puo’ dubitare”. Bisognerà farle ha spiegato Bersani: “in una forma sensata che dovra’ mettere in equilibrio la partecipazione e, appunto, l’equilibro dei gruppi parlamentari. Bisognerà studiare”.

Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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Commenti all'articolo
  1. Il doppio turno di collegio credo sia il sistema più adatto per il Paese. Dovrebbe garantire semplificazione e scelta dei cittadini, evitando nomine dall’altro e scambi di voti.
    Si potrebbe pensare poi a un meccanismo premiale che garantisca la presenza in Parlamento di quelle forze che rinunciano al secondo turno.
    Naturalmente tutto ciò vietando i cartelli elettorali: ogni partito si presenta con il proprio simbolo.
    Complimenti al Direttore e ai suoi colleghi per il giornale, sperando di rivederlo in edicola.

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