sabato, 21 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Siderurgia francese: lo Stato interviene a difesa dei lavoratori
Pubblicato il 30-11-2012


Mentre in Italia si cerca una soluzione per il caso Ilva che sia capace di coniugare i diritti dei lavoratori e le esigenze produttive dell’azienda con la tutela dell’ambiente e la salute della cittadinanza tarantina, anche in Francia si gioca un’importante partita sull’acciaio. Parliamo dell’impianto siderurgico della Mittal Arcelor di Florange, in Lorena. L’impianto è articolato su due aree: una sezione a caldo, dove lavorano 630 dipendenti, ed una sezione a freddo, che impiega 2.500 dipendenti. Il proprietario indiano, Lakhsmi Mittal, ha deciso di chiudere la non più redditizia sezione a caldo, mantenendo il controllo della sezione a freddo, ancora profittevole e ritenuta essenziale per la filiera produttiva europea della Mittal Arcelor.

IL SETTORE SIDERURGICO, UNA SCELTA STRATEGICA – La perdita di profittabilità degli altoforni della Lorena, terra ricca di miniere di ferro e di carbone, e per questo al centro di contese storiche tra Francia e Germania, purtroppo è un dato di fatto. Con il tempo, infatti, le importazioni a buon prezzo di ferro e carbone dal Brasile, hanno reso più competitivi gli altoforni collocati sul mare rispetto a quelli interni al territorio francese, data la prossimità dei porti dove approdano le navi che trasportano i minerali. Ma questo è solo uno degli aspetti del problema. L’altro, e forse prevalente, è che l’impresa in sé è nel complesso ancora fonte di profitto, visto che il surplus della parte a freddo compensa e supera il deficit della parte a caldo. L’imprenditore Mittal, per aumentare i suoi margini, vorrebbe dunque disfarsi della parte in perdita. A questa posizione si è però opposto il Governo socialista francese che, da un lato intende proteggere i 630 lavoratori della parte a caldo e, dall’altro, ritiene che il mantenimento della capacità produttiva dell’acciaio sul territorio francese sia in sé un valore strategico per il Paese d’Oltralpe, anche a costo di andare economicamente in perdita.

UNA STRATEGIA DI GOVERNO PER LA POLITICA INDUSTRIALE FRANCESE – La Francia ha dunque chiesto alla proprietà di trovare un acquirente per l’impianto. Ma, per l’appunto, la Mittal ha cercato di vendere solo la sezione a caldo. Naturalmente nessun acquirente disposto ad acquistare la sola parte in perdita si è fatto avanti. Ecco quindi che il Governo francese ha iniziato, da un lato, a ventilare una possibile, ma improbabile, nazionalizzazione dell’impianto siderurgico, mentre dall’altro si è impegnato a trovare potenziali acquirenti. Sul tavolo ci sarebbero ora due proposte, che però riguardano sia la parte a caldo che la parte a freddo. Il Governo francese ha dunque attuato un pressing su Mittal affinché ceda l’intero impianto, con l’obiettivo di preservare sia i lavoratori che la capacità produttiva in Francia dell’acciaio. A questo quadro si aggiunga anche che la Francia ha in ballo la vendita dei caccia intercettori Rafale all’India, per cui anche la compravendita degli aerei da guerra potrebbe rientrare nella partita complessiva.

LE ANALOGIE CON L’ILVA E CON LA FIAT – Dall’analisi del caso dell’impianto di Florange emerge un profilo simile a quello dell’Ilva e, addirittura, anche a quello della Fiat. Come nel caso delle acciaierie di Taranto, l’imprenditore punta esclusivamente ad aumentare i propri margini, senza connotare la propria attività di un significato etico e sociale. Anche in Italia il problema ambientale e di tutela della salute, si appiattisce su una prospettiva puramente economica, visto che per mettere a norma l’impianto tarantino occorrerebbero vari miliardi di Euro. E,  nell’ottica di massimizzazione del profitto, la responsabilità sociale d’impresa soccombe. Ancora, come nel caso della Fiat, ci troviamo di fronte ad una sovracapacità produttiva, a fronte della quale però lo Stato chiede con forza all’impresa di compensare profitti e perdite dei vari impianti, per non sacrificare i posti di lavoro.

IN FRANCIA, IL GOVERNO SOCIALISTA PRENDE DECISIONI PER IL BENE DEL PAESE – A differenza dei due casi italiani citati, quello che va sottolineato rispetto al caso dell’impianto di Florange è la capacità del Governo di Parigi di mettere compattamente in campo tutto il suo peso e tutta la sua forza per portare la vicenda verso una conclusione favorevole per i lavoratori, che vedranno preservato il proprio posto di lavoro, e per lo Stato, il cui esborso alla fine sarà molto limitato. Possiamo dire la stessa cosa in Italia, dove vicende come quelle della Fiat o dell’Ilva, o ancora del Sulcis, si trascinano per anni senza che il Governo sia capace di esprimere il suo potere per l’attuazione di una chiara, razionale e coordinata politica industriale? E, soprattutto, evitando che il costo dell’intervento, spesso tardivo, ricada più su lavoratori e cittadini che non sui “grandi” imprenditori?

Alfonso Siano

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