sabato, 21 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Socialismo in un mondo globale. Cefisi (Psi): «Una lingua viva che parla di presente e futuro»
Pubblicato il 30-11-2012


In un momento in cui la crisi economica pone drammaticamente al centro del dibattito lo strapotere del mondo finanziario, la disgregazione dei valori e dello stato sociale, il ruolo del socialismo e il suo profondo significato in termini di visione politica e di valori acquista una rinnovata centralità. Questo il filo rosso del convegno “Il socialismo nel mondo globale” organizzato, a Roma, dalla Fondazione Socialismo e la Fondazione Gramsci con il contributo della Federazione per gli Studi progressisti europei. Nell’ambito delle celebrazioni per i 120 anni della fondazione del Partito socialista italiano si è discusso della deriva del “totalitarismo liberista” che si è affermato grazie ad un pensiero unico che ha voluto imporre il mercato come unico spazio di gestione dei rapporti umani. Un’idea che, oggi, presenta il conto aprendo al strada alla decadenza. A questo la società non ha saputo ancora rispondere in forma organica, stretta tra le necessità e la crisi economica che spinge verso la disgregazione. Per questo, proprio per la necessità di ritrovare una guida, un “ordine” in grado di portarci fuori dal pantano Luca Cefisi, membro della segreteria nazionale del Partito Socialista e della presidenza del Partito del Socialismo Europeo, ha ricordato all’Avanti! che «il socialismo è una lingua viva che non parla solo di passato, ma soprattutto di presente e futuro».

LUCA CEFISI, L’INNOVAZIONE NON E’ ALLONTANAMENTO DAI VALORI SOCIALISTI – Luca Cefisi ha messo in evidenza «il rischio, nella realtà politica attuale, di scadere nel “latinismo”, ovvero nell’errore di interpretare il socialismo come una lingua morta». Per il responsabile del Psi e rappresentante nel direttivo del Pse, «al contrario, il socialismo è una lingua viva che non parla solo di passato, ma soprattutto di presente e futuro». Cefisi ricorda che «Una discussione attuale sul socialismo deve evitare di cadere nell’equivoco del monopolio dell’innovazione da parte di chi, nel nome del modernismo, vuole prendere le distanze dall’idea riformista. L’innovazione non è nell’allontanamento dai valori del socialismo, ma proprio la riscoperta di quella stessa radice perché la Terza via passa e la socialdemocrazia resta». Facendo un parallelo con il quadro politico attuale, e in particolare alla contrapposizione tra Bersani e Renzi, Cefisi sottolinea che «in questo contesto Bersani è molto più innovatore di chi si professa portatore del nuovo come Renzi. Il riformismo della tradizione è più solido di un’innovazione che è solo di facciata come quella di chi vorrebbe mandare in soffitta l’impianto stesso della socialdemocrazia. Non è possibile, ad esempio, che, parlando di politica internazionale, uno come Renzi abbia la stessa visione del Medio Oriente di Netanyahu».

IL SOCIALISMO COME RISPOSTA – E sono stati tanti gli interventi di studiosi e intellettuali di primo piano che hanno ragionato sul valore del Socialismo: dallo storico Massimo Salvadori, fino al professor Roberto Gualtieri. Si è parlato di Socialismo come, innanzitutto, una cultura in grado di capire e leggere il mondo e gli eventi, ma anche della necessità di incarnare i valori di libertà e giustizia sociale in una pratica in grado di modificare la realtà presente e lo stato delle cose. Per colmare la diseguaglianza crescente, infatti, la socialdemocrazia e il riformismo sono chiamati a dare risposte attive alle sfide poste dai problemi globali. In Europa come in Italia, la tradizione socialista è portatrice di valori in grado di interpretare e di modificare il futuro.

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