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Opinioni e commenti
 

Spagna, il Psoe vince la battaglia contro la riforma del lavoro Rajoy e in difesa dei matrimoni gay
Pubblicato il 07-11-2012


Archiviata la sbornia post elettorale di due settimane fa, per il Partido Popular il risveglio dalla resaca festaiola è stato dei peggiori. In due giorni, due bocciature piuttosto pesanti, dal Tribunal Constitucional che ha ammesso il ricorso di incostituzionalità, presentato dal PSOE, Izquierda Unida-ICV, EuiA e Cha di vari articoli della famigerata reforma laboral (riforma del lavoro), che ha falciato quei già pochi posti di lavoro che la Spagna riusciva a generare. Nel ricorso, presentato lo scorso 5 ottobre, il Partito Socialista e la Sinistra Plurale denunciavano la violazione di “10 precetti costituzionali” nella riforma approvata dal governo di Mariano Rajoy, che – si legge nel ricorso – “altera sostanzialmente il modello democratico dei rapporti lavorativi” costruito negli ultimi tre decenni, che equivalgono quasi per intero alla vita democratica spagnola.

LA RIFORMA, ECCO GLI ARTICOLI CONTESTATI – Gli articoli contestati sono quelli che nell’ultimo anno avevano paralizzato la Spagna in due scioperi generali, l’articolo che pretendeva di rendere individuali i rapporti di lavoro evidenziando che l’economia spagnola sia oggi basata su una concorrenza fatta di bassi salari e l’articolo che stabilisce la prevalenza assoluta del contratto di impresa. Secondo i promotori del ricorso, si viola così il riconoscimento costituzionale della forza vincolante dei contratti collettivi, l’esercizio dell’attività sindacale e il diritto all’attività giudiziaria effettiva per la tutela del lavoratore. Brutto colpo per il governo tutto e soprattutto per il ministro dell’Economia, Luis De Guindos e la ministra del Lavoro Fatima Banez, che su questa riforma ci avevano messa la faccia. Colpo mal assorbito perché a meno di ventiquattro ore, ecco che cade sull’esecutivo di Rajoy e sulla Spagna più conservatrice un’altra tegola, questa volta l’argomento sono i diritti civili.

MATRIMONI GAY? SONO LEGITTIMI – La Corte costituzionale spagnola con otto voti a favore, e tre contrari, ha riconosciuto la legittimità del matrimonio omosessuale, introdotto nell’ordinamento dalla legge n. 13/2005 il 1 luglio 2005 del primo governo socialista di Josè Luis Zapatero (la riforma è stata realizzata modificando l’articolo 44 del codice civile spagnolo). Nel ricorso presentato sette anni fa dall’allora PP di Rajoy all’opposizione si sosteneva che la riforma socialista snaturava “l’istituzione fondamentale del matrimonio”, così come inteso finora, creando un gravissimo vulnus all’articolo 32 della Costituzione, secondo cui sono solo “l’uomo e la donna” che “hanno diritto di contrarre il matrimonio con piena uguaglianza giuridica”.

TREND IN FORTE CRESCITA – La Spagna fu il quarto Paese al mondo a riconoscere il “matrimonio igualitario” dopo Olanda, Belgio e Canada, un sospiro di sollievo per le oltre 22mila coppie sposate, delle quali oltre 4mila nel solo 2006 e, da allora, si sono celebrati una media di più di 3.000 l’anno, secondo l’Istituto Nazionale di Statistica. Una curiosità dati alla mano, la media è sensibilmente aumentata del 21,5% lo scorso anno, per il timore innescato dal ricorso presentato dal PP. Tra i primi commenti quello del ministro di giustizia Alberto Ruiz Gallardon, “il governo si atterrà alla sentenza, non modificando la legge vigente”, e della numero due del PSOE Elena Valenciano: “È una sentenza giusta e rappresenta un grande passo avanti e senza ritorno, sulla strada dei diritti civili”. Per sempre.

Sara Pasquot

 

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