martedì, 21 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Uguaglianza e impegno: ecco il perchè del divario tra ricchi e poveri
Pubblicato il 15-11-2012


Uguaglianza e impegno, e nessuna contraddizione tra questi valori e quello di libertà. E’ uno dei passaggi chiave dell’intervento di Riccardo Nencini durante il convegno dei socialisti italiani ed europei, tenutosi a Roma sabato scorso, anche a sostegno della candidatura di Bersani alle primarie del Centro Sinistra. Negli ultimi trenta anni la disuguaglianza è aumentata in molti Paesi occidentali e l’Italia non fa eccezione. Bastano pochi dati per esemplificare il divario che, anche in un Paese sviluppato come il nostro, separa i ricchi dai poveri.

IN ITALIA DIVARIO RECORD TRA RICCHI E POVERI Secondo il rapporto più aggiornato della Banca d’Italia, nel nostro Paese il 10 percento delle famiglie più ricche possiede oltre il 40 percento dell’intero ammontare della ricchezza netta. Per intenderci, in Italia i 10 individui più ricchi posseggono una quantità di ricchezza che è all’incirca equivalente a quella dei 3.000.000 di italiani più poveri. A livello di reddito, il divario è meno accentuato ma pur sempre rilevante: il 10 per cento delle famiglie a più alto reddito, riceve il 27 percento del reddito complessivo. Una situazione che fa dell’Italia uno dei Paesi più diseguali del mondo occidentale. E la disuguaglianza economica è anche il portato di disuguaglianza  sociale,  tra uomo e donna, tra giovani e meno giovani, tra chi usufruisce di un sistema di istruzione migliore e chi no, tra chi ha la fortuna di nascere o vivere in una determinata area territoriale e chi no, tra chi può permettersi una migliore sanità e chi no.

IL TALENTO VALE SOLO IN SOCIETA’ APERTE Ma la disuguaglianza può anche essere il risultato di un differente talento personale. L’intelligenza,  l’impegno, la preparazione ed il coraggio possono condurre, nei casi di successo, ad ottenere alti redditi ed accumulare grandi ricchezze. Ma per farlo, devono trovare un contesto favorevole, ossia una società in cui la mobilità sociale sia possibile. Una siffatta società è una società aperta, in cui le barriere all’ingresso ed i muri di gomma all’interno delle varie caste siano eliminati, in modo tale da consentire proprio ai più meritevoli, sulla base delle capacità individuali e non delle mere conoscenze, di emergere. Uguaglianza, quindi, non è un valore in antitesi a quello di libertà. Al contrario. Una società più uguale è una società più libera, una società in cui l’individuo è pienamente libero di manifestare il proprio talento.

CALA LA MOBILITA’ SOCIALE, CRESCE IL CLIENTELISMO Questa purtroppo, non è la fotografia della società italiana. Infatti, all’accentuarsi della disuguaglianza si è accompagnata nel tempo una riduzione della mobilità sociale: secondo il Censis, quasi metà dei figli di professionisti, avvocati, architetti, medici hanno successo nella stessa professione del padre, mentre meno del 10% dei figli di operai ha speranza di fare un salto di classe. E non è un caso se, anche per colpa di queste stratificazioni sociali, l’Italia non cresca più. Se non sono i più talentuosi ad andare avanti, ma i più raccomandati, è chiaro che, nel complesso, il nostro Paese sarà meno competitivo. Anche l’Istat, nel suo rapporto annuale 2012, sottolinea come sussista una relazione positiva tra equità e crescita, tanto è vero che, fra i 27 Paesi dell’Unione Europea, quelli in cui la disuguaglianza era inferiore sono cresciuti di più nel periodo 2005-2010 e, soprattutto alla fine del periodo hanno raggiunto un prodotto pro-capite superiore a quello degli altri. La lotta alla disuguaglianza è dunque anche una ricetta per uscire dalla recessione.

NON TUTTI HANNO LE STESSE CAPACITÁ  Il concetto di uguaglianza non deve però essere confuso con quello di egualitarismo: non tutti gli individui hanno le stesse capacità, non tutti gli individui devono avere lo stesso successo, non tutti gli individui devono guadagnare allo stesso modo. E’ giusto che chi si impegna di più abbia più degli altri. Ma, è anche vero, che occorre essere consapevoli che il proprio successo è anche il frutto dell’istruzione ricevuta, della società in cui si vive, delle cure sanitarie di cui si usufruisce. Ed anche di eredità e donazioni ricevute. Queste ultime, stando sempre all’analisi della Banca d’Italia, rappresentano una quota consistente, tra il 30 ed il 50 per cento della ricchezza netta delle famiglie.

ATTENTI AL CONFLITTO SOCIALE Vi è poi un’ultima considerazione da fare. La disuguaglianza, soprattutto quando è la conseguenza della scarsa mobilità sociale, conduce dritti al conflitto sociale. Foglie nuove non ne vengono se si tagliano le radici. Anche per evitare il conflitto sociale, occorre ritrovare le radici solidaristiche della nostra società. Anche negli Stati Uniti, dove il merito è certamente più premiato che in Italia, se ne sono accorti. Uguaglianza vuol dire riscoprire il vantaggio di una società più equilibrata, rimettere ordine, stabilire nuovi paradigmi. Solo affermando la modernità di questi principi potremo tenere insieme una società, italiana ed anche europea, che altrimenti  rischia la disgregazione.

Alfonso Siano

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