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Opinioni e commenti
 

Voglia di cambiamento sui due lati dell’Atlantico, ma i mercati “puniscono” Obama spingendo giù la borsa
Pubblicato il 08-11-2012


Gli Stati Uniti e l’Europa esultano per la rielezione di Barak Obama alla guida della Casa Bianca. Ma, l’entità definita genericamente “i mercati”, che ci ha abituato alle sue “incursioni” sulla scena politica globale e delle singole nazioni, interviene a “punire” la rielezione del presidente democratico. Wall Street, infatti, apre con pesanti cadute dopo la riconferma di Barack Obama all’Ufficio Ovale. E l’effetto si ripercuote anche da questo lato dell’Atlantico, sulle Borse europee. Prima vittima, proprio la nostra Piazza Affari che ha chiuso a ribasso mettendo a segno la peggior performance tra i listini Ue, tutti in rosso. La ragione sarebbe da individuare nel “fiscal cliff”, la stretta fiscale che provocherebbe un aumento delle tasse per circa 600 miliardi di dollari e che dovrebbe entrare in vigore a gennaio del 2013 in mancanza di un accordo sul punto.

IL FISCAL CLIFF, UNA SCOGLIERA PER OBAMA – Negli Stati Uniti, all’inizio del prossimo anno, scadono gli sgravi fiscali elargiti da Bush, e poi prorogati dallo stesso Obama, che tenevano basso il gettito fiscale che grava sui cittadini, ma specialmente sulle aziende statunitensi. Un aumento delle tasse per circa 600 miliardi di dollari che dovrebbe entrare in vigore in mancanza di un accordo sulla questione. È soprattutto la tassa sui dividendi azionari, che potrebbe aumentare considerevolmente, passando dall’attuale 15% fino al 43%. Il presidente Obama, rieletto per un secondo mandato, ha poco tempo per agire, evitando di far cadere gli Usa dalla “scogliera”. Se questo non dovesse accadere, sarebbe messa in discussione la ripresa dell’economia statunitense e, di conseguenza, le agenzie di rating, Fitch in testa, potrebbero minacciare il “downgrade” togliendo la “tripla A” agli States. In una nota dell’agenzia si legge, infatti, che se Obama non dovesse riuscire a risolvere la questione del “fiscal cliff”, questo provocherebbe una combinazione di tagli automatici della spesa e aumenti della pressione fiscale, che «provocherebbe probabilmente un downgrade del Paese nel 2013». Una preoccupazione non troppo giustificata, visto che un accordo sembra inevitabile.

HOLLANDE, IO E OBAMA ABBIAMO STESSE PRIORITA’ – Il presidente francese, il socialista Francois Hollande, ha fatto sapere che telefonerà molto presto al presidente americano, Barack Obama, per dirgli che «le sue priorità sono anche» quelle della Francia. «Gli dirò – ha detto Hollande ai giornalisti fuori dall’Eliseo – che le sue priorità sono anche le nostre», citando poi «la crescita, la lotta contro il riscaldamento climatico e la risoluzione delle crisi» sullo scenario mondiale, dal Medio Oriente, all’Iran, fino al Mali. «Fra noi c’è grande convergenza», ha sottolineato Hollande, aggiungendo subito dopo: «certamente ci sono delle differenze di approccio, non siamo nella stessa configurazione politica, non abbiamo le stesse tradizioni né le stesse affinità ideologiche, ma c’è una grandissima fiducia tra la Francia e gli Stati Uniti». «La scelta fatta dal popolo americano faciliterà, ritengo, il raggiungimento dei nostri obiettivi».

IL SEGRETARIO NENCINI: OBAMA, UNA LEZIONE DI DEMOCRAZIA, UNA RIVOLUZIONE DI LIBERTA’ – Come il presidente francese Hollande, anche il segretario del Psi, Riccardo Nencini, saluta con soddisfazione la rielezione di Barak Obama alla Casa Bianca che, afferma Nenecini, «ha vinto nonostante la peggior crisi economica del dopoguerra». Il segretario del Psi sottolinea che Obama «ha vinto perché incarna la speranza. Ha vinto perché ha allargato la frontiera dei diritti e della libertà, con la quale l’America ha fatto da ieri un ulteriore passo in avanti, con la scelta dei cittadini del Maryland e del Maine di dire sì alle unioni gay. La sfida che attende Obama è quella di mettere a disposizione la grandezza del suo Paese per ripristinare i diritti nel mondo e per guidare l’economia mondiale fuori dalla crisi». Nencini ricorda che Obama ha davanti a sé un campito arduo e, per portarlo a termine, «dovrà spingere con ancora più coraggio, e con un’azione capace di contaminare anche l’Europa ed i mercati emergenti, sui temi che hanno segnato la sua azione in questi anni: più dignità per il lavoro, più diritti per i lavoratori e per le fasce più deboli, più futuro per le giovani generazioni». Per Nencini, la forza di Obama sta nelle parole pronunciate a Chicago nel suo discorso di ringraziamento: «quello che rende eccezionale l’America è il legame che tiene insieme le nazioni più diverse sulla faccia della terra. Il credere che il nostro destino è condiviso. Che questo Paese funziona solo se accettiamo di avere un obbligo ognuno nei confronti dell’altro e verso le generazioni future. La libertà, per cui così tanti americani hanno combattuto e sono morti, porta tanto diritti quanto responsabilità». «Una lezione di democrazia, una rivoluzione di libertà», ricorda Nencini.


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