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Opinioni e commenti
 

Berlusconi: «Lo spread non importa», ma Squinzi lo bacchetta. Per i sondaggi è finita l’era del Cavaliere
Pubblicato il 11-12-2012


«L’anticipo delle elezioni dovuto alle dimissioni di Monti è risibile perché si tratta di poco più di un mese, quindi non c’è una ragione vera per la quale i mercati si debbano agitare. Per quanto riguarda lo spread, ma smettiamola di parlare di quest’imbroglio, di spread non si era mai sentito parlare, se ne è sentito parlare soltanto da un anno e che cosa ci importa di quando (quanto? ndr) gli interessi che il nostro debito pubblico paga a chi investe nei nostri titoli rispetto a quello che pagano gli investitori che investono nel debito pubblico tedesco». O vuole fare populismo di basso livello e cerca di conquistare la casalinga di Voghera o, impegnato com’era a risolvere le sue beghe non ha mai avuto tempo di farsi spiegare cosa sia lo spread. Sì, perché Berlusconi, con quest’affermazione rilasciata alla trasmissione “La telefonata” di Maurizio Belpietro, non sa, o finge, di non sapere che lo spread ci interessa, e come. È vero la parola prima non si conosceva, o meglio aveva un altro nome. Semplicemente si chiamava interesse che lo Stato paga quando chiede soldi in prestito per finanziarsi. Oggi, in tempi di Unione Europea, questo tasso si misura in termini “comparati” rispetto a quello tedesco, considerato il più stabile e si chiama, appunto, spread, cioè differenziale.

PESA TANTO – Quindi Berlusconi, che poco più di un anno fa, sosteneva che la crisi non ci fosse perché i ristoranti erano pieni, torna alla carica con una strategia di comunicazione politica, si fa per dire, vecchia e inadeguata. Negare, negare, negare. Viene da chiedersi se è davvero possibile tanta irresponsabilità. Forse, tra le righe, la risposta arriva dal capo degli industriali.

SQUINZI, LO SPREAD IMPATTA SU RILANCIO – «Siamo nel campo di un’opinione personale. Lo spread invece è importante perché impatta direttamente sul costo del nostro debito pubblico e quindi sulla possibilità di destinare fondi, invece che a pagare interessi, a ridurre il cuneo fiscale che è quello che poi è più importante per rilanciare l’economia del Paese». Così, dunque, il leader di Confindustria, Giorgio Squinzi, ha risposto al leader Pdl, Silvio Berlusconi, sullo spread. Il differenziale, ha aggiunto Squinzi, è importante per «la possibilità di destinare fondi per ridurre il cuneo fiscale che è la cosa più importante per rilanciare l’economia del nostro Paese». «Non dobbiamo guardare a reazioni isteriche sul mercato perché ci può essere qualcuno che ne trae profitto – ha sottolineato –  credo sia necessario avere sempre una visione di medio lungo periodo e credo che quel che conta veramente sia che dalle prossime elezioni esca un governo stabile e capace di governare e che faccia una buona politica».

IL SONDAGGIO SU BERLUSCONI DIVIDE IL CENTRODESTRA – Per il 77% degli italiani il ritorno sulla scena politica di Silvio Berlusconi, come candidato premier del Centro Destra, rappresenta un fatto negativo per la politica italiana. Di segno opposto l’opinione di un quinto dei cittadini, che valuta invece positivamente la scelta del Cavaliere. Il dato sembra confermare una riserva di appeal che il fondatore di Forza Italia manterrebbe, anche oggi, in una non trascurabile minoranza del Paese. L’annuncio di Berlusconi, secondo l’indagine condotta nelle ultime 48 ore per la trasmissione Otto e Mezzo dall’Istituto Demopolis,  divide anche gli elettori collocati politicamente nel Centro Destra: appena il 53% condivide la decisione dell’ex premier, mentre appare più fredda quella parte dell’elettorato che avrebbe preferito un profondo rinnovamento che andasse oltre Berlusconi. L’apprezzamento cresce tra gli attuali elettori del Pdl, i due terzi dei quali valutano favorevolmente il ritorno in campo, nella speranza di porre un freno alla progressiva erosione del consenso al partito.

PDL IN CADUTA LIBERA – Secondo il Barometro Politico dell’Istituto diretto da Pietro Vento, il Pdl perderebbe oggi circa i due terzi dei seggi conquistati col Porcellum alla Camera nelle ultime elezioni politiche: se si votasse oggi, otterrebbe 92 deputati contro i 276 conquistati nell’aprile del 2008. Negli ultimi tre anni la fiducia degli italiani in Berlusconi si è progressivamente ridimensionata, crollando dal 56% del 2009 al 16% del giugno scorso. Per attestarsi oggi, con una lieve ripresa, al 19%. 37 punti in meno, difficili da recuperare per il Cavaliere, soprattutto tra gli elettori non collocati che si dichiarano delusi.

RIMONTA ESCLUSA – Da quattro giorni, Berlusconi è tornato prepotentemente al centro del dibattito politico e mediatico. Nella percezione di quasi un terzo degli italiani, con il suo ritorno, il Pdl recupererà una parte dei consensi perduti negli ultimi mesi; per il 62% degli intervistati, la crisi del Centro Destra è invece irreversibile. Almeno nel breve periodo. Il voto per le Politiche è ormai vicino: Berlusconi riuscirà a rimontare, come accadde nel 2006, quando sfiorò il pareggio contro un Centro Sinistra guidato allora da Prodi? Per oltre il 70% degli italiani è uno scenario improbabile, in quanto i tempi e il Paese sono cambiati. Sia pur in modo più attenuato, anche la maggioranza assoluta degli elettori di Centro Destra si dichiara scettica sulla possibilità di una rimonta da parte di Berlusconi a poco più di 2 mesi dal voto.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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