lunedì, 18 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Bersani a Monti, «adesso tocca a noi la responsabilità di indicare la strada»
Pubblicato il 31-12-2012


La posta in gioco è alta, c’è in ballo il governo del Paese in un momento difficile. Ora si corre per vincere. Per questo, il leader della coalizione di centrosinistra, Pier Luigi Bersani, a meno di due mesi dall’appuntamento elettorale, si rivolge ad un Mario Monti non più primo ministro ma avversario politico. Il tempo degli sconti è finito: «adesso tocca a noi indicare la strada, è una responsabilità che dobbiamo prenderci», ha detto il Segretario democratico chiamando in causa Monti sul tema del bipolarismo. «Monti e il centro pensano che il bipolarismo non vada bene, vogliono smontarlo? E se non vogliono smontarlo da che parte si mettono?» si chiede Bersani riferendosi alla “salita” in campo di Mario Monti rispetto al quale prende le distanze su punti cruciali, da quello degli “esodati” fino ai diritti civili.

BERSANI, MONTI HA SCELTO DI FARE IL POLITICO ALLORA FACCIA CHIAREZZA – Ma, Bersani punzecchia il professore soprattutto sul tema del rigore «nella distinzione tra politica ed istituzioni». Per questo ribadisce: «Io ho molta stima e rispetto di Bondi, ma sta facendo un altro mestiere, non può farne un altro», puntando il dito contro il ruolo politico nella formazione delle liste montiane che avrà “mister spending review”. Nel giorno dei gazebo per le primarie Pd-Sel i pensieri di Bersani si concentrano sul primo ministro uscente e, mentre attende il suo turno per votare, ribadisce il messaggio lanciato in un colloquio con Repubblica, a cui aveva detto, riferendosi alla “salita” in politica, che non si aspettava uno scenario simile, perché «non abbiamo bisogno di leader solitari». «Io non faccio polemica – ha aggiunto Bersani, parlando nella “sua” Piacenza – sono molto rispettoso, ho rapporti ottimi con Monti. Adesso ha scelto di essere una parte politica e quindi io pongo delle domande politiche: perché quando si va davanti agli elettori ci vuole chiarezza».

UN PICCOLO CENTRO CHE FA LA VOCE GROSSA – E mentre i centristi mettono in moto la macchina per la raccolta delle firme, le parole di Bersani chiamano la reazione dell’area, fin qui impegnata a parare le stoccate provenienti soprattutto da destra. Il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, interviene nel dibattito in merito alle candidature di Grasso e Bondi e attacca Bersani accusandolo di “non volere il centro”: «Quando Piero Grasso, procuratore nazionale Antimafia, si candida con il Pd risponde a “un imperativo morale”. Quando Enrico Bondi accetta di contribuire a un lavoro di accertamento sulla trasparenza delle candidature commette “un vulnus istituzionale”. No, caro Pier Luigi, questa doppia morale non mi convince e mi induce a più amare riflessioni: il Pd non vuole un’area centrista competitiva e scomoda perché preferisce il vecchio ed eterno scontro con Berlusconi, diventato avversario di comodo». Poi, rincarando la dose, Casini afferma che «Non porsi l’obiettivo maggioritario significa accettare la subalternità. E noi non saremo mai subalterni al Pd, loro hanno nostalgia di un piccolo centro». Lo afferma in una intervista al Messaggero nella quale lascia comunque aperta la porta del dialogo perché «mai potremmo essere chiusi alla collaborazione istituzionale» ma, avverte, «non saremo un centro di comodo».

BERSANI, CHI CURA LA SPENDING REVIEW NON SI DEVE OCCUPARE DELLE LISTE –  Parole a cui reagisce il segretario del Pd, ribadendo che una persona «stimabilissima come Bondi, che sta svolgendo un ruolo con la spending review, non si deve occupare dello screening delle liste di un partito». In attesa che i primi giorni del 2013 diano il via ufficiale alle ostilità elettorali, Bersani brinda alla fine dell’anno con quello che considera un successo, anche di natura personale all’interno del suo partito: «Anche chi ci a sempre creduto non può non rimanere ancora una volta colpito dalla partecipazione alle primarie per la scelta dei parlamentari. In pieno periodo natalizio ed in condizioni organizzative estreme, alle 18 si è superato il milione di partecipanti. E’ un’esperienza senza precedenti nella storia della politica nazionale ed europea».

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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