martedì, 18 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Cinema. Una favola dark di Patrice Leconte
Pubblicato il 21-12-2012


Esce in questi giorni nelle sale di tutta Italia l’ultima fatica cinematografica di Patrice Leconte, La Bottega dei suicidi, a maggio presentato fuori concorso al Festival di Cannes. Il primo film d’animazione del regista di Tango (1993), La ragazza sul Ponte (1999) e Il mio migliore amico (2006) ha gia’fatto  discutere per la decisione, poi revocata in seguito al ricorso in appello avanzato dalla società Videa alla Commissione di revisione Cinematografica, di imporre il divieto del cartone animato ai minori di 18 anni: scelta peraltro non in linea con le censure di Francia, Belgio e Svizzera dove il film è già uscito senza alcuna limitazione. Ora il film di Leconte verrà dunque distribuito al pubblico senza alcun divieto nella sua versione integrale. La Bottega dei suicidi era stato presentato in anteprima alla stampa mercoledì 19 dicembre presso la Casa del Cinema di Roma, a Villa Borghese.

LO SPECCHIO DELLA CRISI – Tratto dall’omonimo romanzo di Jean Teulè e adattato per il grande schermo dallo stesso Patrice Leconte il film, risultato di una coproduzione tra Francia, Canada e Belgio, racconta la storia della famiglia Tuvache, proprietaria di un negozio che vende strumenti utili a provocare la morte all’interno di una città dove non splende più il sole e le persone appaiono costantemente infelici. Gli affari procedono a gonfie vele fino a quando non sopraggiunge Alan, l’ultimogenito, che “soffre” di un inguaribile “joie de vivre” e arriva a sconvolgere ogni equilibrio. Ricco di humor nero e di frizzante allegria al tempo stesso, il film, coraggioso, irriverente, politicamente scorretto, è in realtà un autentico inno alla vita, un’opera ricca di speranza e di costruttivo entusiasmo al di là del tragico disseminato nell’intero arco della narrazione. Gli unici antidoti al male di vivere indotto da un contesto sociale e ambientale cupo e depresso, allusivo di quella crisi economica e di valori con la quale oggi tutti stiamo facendo i conti, sono le energie positive dei giovani, animati da un’istintiva e – per gli adulti del film di Leconte addirittura “illogica” – propensione al cambiamento, alla felicità dell’esprimersi attraverso l’arte e  la creatività del gioco e del sapere. Dall’eccellente equilibrio tra immagini e suono emerge magicamente una visione d’insieme colorata di ottimismo e, soprattutto, di grande fiducia nelle potenzialità del singolo individuo di fronteggiare le enormi difficoltà contingenti senza voler delegare la soluzione di ogni problema ai governanti di turno.

SCONCERTO – All’incontro dopo la proiezione aveva partecipato anche  Leconte, che aveva dichiarato di essere particolarmente “colpito” dalla notizia del divieto: “L’ho saputo solo ieri sera e – francamente –  non ne comprendo le ragioni. Ho una nipotina di otto anni e quando ho fatto il film ho pensato continuamente a lei. Avevo voglia darle qualcosa che potesse piacerle. Quando è finito gliel’ho fatto vedere e poi le ho detto: “Ora puoi invitare  i tuoi compagni di scuola”. Quei bambini lo hanno adorato perché si sono identificati appieno con il protagonista, e perché, come lui, trovano gli adulti troppo seri, tristi e, soprattutto, al pari di Alan, pensano che la vita sia bella. Sono sconcertato da questo divieto – aveva detto Leconte –  perché il messaggio del film è proprio questo: la vita è degna di essere vissuta. Certo non era mia intenzione spingere la gente a suicidarsi:  un’autentica assurdità!”.

UN’OPERA NICHILISTA? – Recitava infatti il comunicato ufficiale della Commissione Censura in merito alle motivazioni del possibile divieto del film ai minori: “Il tema del suicidio è trattato con estrema leggerezza e facilità di esecuzione, come se fosse un atto ordinario o un servizio da vendere al dettaglio, creando il pericolo concreto di atti emulativi da parte di un pubblico più giovane, quali gli adolescenti che attraversano un’età critica. Per di più la rappresentazione sotto forma di cartone animato costituisce un veicolo che agevola nel pubblico più giovane la penetrazione di tale messaggio”. All’impronta moralista e un po’ perentoria di questo verdetto l’autore aveva risposto ironico, che: “è assurdo vietare un film due giorni prima della fine del mondo! aggiungendo: “Per esempio, la scena dove il padre spinge il figlio a fumare per accorciarsi la vita, dipinge una situazione  talmente assurda da non poter essere presa sul serio. Il film, già uscito in diversi paesi non è andato incontro ad alcun divieto o censura, presto uscirà anche in Spagna, e sarà venduto in Grecia, Polonia, Russia e Giappone…” .

EPILOGO KITSCH – Come se non bastasse, poi, ad allontanare qualsiasi sospetto sul presunto nichilismo alla base del progetto di scrittura e realizzazione del film – e dunque sulla sua natura essenzialmente positiva e propositiva, civilmente impegnata e, in un certo senso, persino “religiosa”, – c’è il dato di fatto del finale opposto a quello del romanzo: un epilogo addirittura kitsch nel suo ottimismo sentimentalista, in cui la felicità, sottolinea Leconte, “cola giù dai muri, con una specie di sdolcinata allegria.” La revoca del divieto ai minori resta comunque un gesto incoraggiante in un Paese come il nostro pieno di contraddizioni ed ipocrisie e forse ancora lontano dall’aver abbracciato alcuni diritti fondamentali ispirati ad un riformismo laico che tuteli  realmente il valore assoluto di principi inalienabili quali la libertà di scegliere e di agire, di amare e di sognare.

Nicola Cordone

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