martedì, 24 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

Il coordinatore del Psi, Marco Di Lello: «Se De Magistris vuole cambiare l’Italia come sta facendo a Napoli farà solo promesse e nessun fatto»
Pubblicato il 11-12-2012


“Movimento arancione”, questo il nome della nuova creatura politica concepita e avanzata dall’ex magistrato Luigi De Magistris, in vista delle prossime elezioni politiche. La scorsa settimana il sindaco di Napoli aveva presentato la lista elettorale “Cambiare si può”, promossa dal Cartello di Alba, dal Movimento Arancione e da intellettuali e cittadini vicini alla mobilitazione per l’acqua e i beni comuni. L’iniziativa ha ricevuto l’appoggio da parte del magistrato antimafia, Antonio Ingroia che l’estate scorsa ha lasciato Palermo per dirigere, in Guatemala, un’unità di investigazioni e analisi criminale contro l’impunità nel Paese centroamericano. Sulle alleanze del neo soggetto politico non è stata fatta ancora chiarezza. Forse domani, in occasione del lancio vero e proprio della lista, con il simbolo e le proposte, l’orientamento potrà essere più chiaro. Intervistato dall’Avanti! il coordinatore nazionale del Psi, Marco Di Lello non ha dubbi: «Cambiare l’Italia come sta cambiando Napoli? Non mi sembra un buon inizio».

Cosa ne pensa dello slogan della lista elettorale lanciata da Luigi De Magistris  “Cambiare si può”.

Cambiare l’Italia come sta cambiando Napoli? Non mi pare affatto un buon inizio. Nel capoluogo campano il trasporto pubblico locale è al collasso, la viabilità impossibile, la raccolta differenziata ferma ai tempi della Iervolino. A Napoli sono state fatte tante promesse e nessun fatto. Una lista del genere potrebbe fare presa in tempi di populismo e demagogia, ma dubìto che possa servire al Paese.

La lista elettorale ha l’appoggio del magistrato antimafia Antonio Ingroia.

Un motivo in più per diffidare da questa lista, considerati i recenti attacchi alla Corte Costituzionale e al Capo dello Stato da parte di Ingroia. Da un magistrato mi sarei aspettato più rispetto e meno attacchi.

Secondo Lei l’iniziativa politica del sindaco di Napoli si presenta in chiave anti-Monti?

Oliviero Diliberto, Paolo Ferrero e Luigi De Magistris. Mi sembra una buona compagnia, lontana da quel riformismo di sinistra di cui l’Italia ha bisogno.

De Magistris sembra aver ristrizzato l’occhio a Di Pietro.

Tutti insieme? Sarebbe una bella sagra degli sconfitti. Di Pietro oramai è consegnato al ruolo di assoluta marginalità che gli è propria, l’anomalia era il protagonismo degli anni scorsi, non la marginalità di oggi. L’area populista in Italia c’è sempre stata, ora però è cresciuta a causa della crisi. Vale il principio dei vasi comunicanti: se Grillo sale, scende Di Pietro.

Cosa prevede sulle future alleanze del movimento di De Magistris?

Devo ammettere di essere poco interessato perché si tratta di un dibattito che ritengo scarsamente utile all’Italia. Berlusconi non ha bisogno di commenti, Di Pietro predicava bene e razzolava male. Ora abbiamo un nuovo campione della democrazia informatica, Beppe Grillo, che è già tacciato di primarie “taroccate”. Ma Di Pietro si dovrebbe togliere questo vizio, comune a tanti populisti, un uomo che guardava la pagliuzza altrui, nascondendo la trave nel proprio occhio.

Silvia Sequi

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Commenti all'articolo
  1. Indubbiamente l’analisi è corretta, ma come possiamo trovare un dialogo costruttivo. Napoli, Palermo sono avanguardie sociali, laboratori politici da sempre delicati. Abbiamo bisogno di nuove costituenti interne ai movimenti e di patti federativi, creare rete .
    Condivido comunque la reale ed amara disamina del compagno di Lello.
    Auguri e buon lavoro.

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