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Dissesto idrogeologico, Clini stila un piano contro il Paese che frana. Tutte le novità
Pubblicato il 06-12-2012


Vietato abitare nelle zone ad altissimo rischio di alluvione, lavori di manutenzione dei corsi d’acqua e di difesa dei centri abitati, recupero dei terreni abbandonati, difesa dei boschi, protezione delle coste e delle lagune esposte all’innalzamento del mare, assicurazione obbligatoria per le costruzioni nelle zone a rischio di inondazione, riattivazione dei Bacini idrografici. Muove da questi diktat la bozza delle Linee strategiche inviate dal ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, al Cipe per la difesa del territorio dai rischi dovuti al dissesto idrogeologico ed al cambiamento del clima.

UN CAMBIO DI PASSO VERSO LA PREVENZIONE – Linee strategiche che segnano di fatto, se diventeranno concrete politiche di tutela del territorio, un cambio di passo sulla strada della prevenzione dai disastri naturali di cui è vittima un’ampia area del nostro Paese, pari al 10% della superficie italiana, un’estensione di 29.500 kmq, e che riguarda l’89% dei comuni, 6.631 sugli 8mila esistenti. Il Piano strategico sulla difesa del territorio dai rischi idrogeologici messo a punto da Clini sarà dunque discusso dal Cipe in una delle prossime sedute, d’intesa con i ministri delle Politiche agricole, delle Infrastrutture e dell’Economia e finanze.

I NUOVI LIMITI FANNO GIA’ DISCUTERE E già fanno discutere le novità introdotte dal titolare dell’Ambiente per la gestione delle catastrofi idrogeologiche generate dagli eventi estremi del clima che cambia. Novità a cominciare dai limiti alle costruzioni di case e imprese nelle zone a rischio, al contenimento nell’uso del suolo. Ma non solo. Clini infatti nella bozza introduce anche un dl che prevede un’assicurazione obbligatoria contro i rischi di eventi climatici estremi sia per i privati che per i beni dello Stato. L’assicurazione obbligatoria e’ uno dei punti cruciali su cui si sta aprendo già il dibattito ma Clini spiega subito che si tratta di un provvedimento che andrebbe a interessare “solamente gli edifici costruiti nelle zone ad alto rischio”. Nella bozza inviata al Cipe vengono anche finalmente attivate le Autorità distrettuali di bacino idrografico, le quali da sei anni avrebbero dovuto sostituire le vecchie Autorià di bacino soppresse dalla legge 152 del 2006. Inoltre compare il “divieto immediato di abitare o lavorare nelle zone ad altissimo rischio idrogeologico”. Un Piano imponente che l’Italia attendeva da anni e che pero’ deve trovare i finanziamenti, come sottolinea lo stesso Clini, anche dai proventi delle aste sulle emissioni di C02.

COME VERRA’ FINIANZIATO IL NUOVO PIANO Il programma di difesa del Territorio, da dettagliare ogni anno definendo gli interventi in programma, sarà finanziato, spiega il ministro nella bozza, usando una parte dei proventi, il 40%, delle aste per i permessi di emissione di anidride carbonica, proventi che la legge destina per almeno il 50% ad azioni contro i cambiamenti del clima. Un’altra quota delle risorse potrà venire dai carburanti, “rimodulando diversamente gli oneri a parità di peso fiscale” spiega ancora il ministro.

LA MAPPA DEL DISSESTO IDROGEOLOGICO IN ITALIA Il piano predisposto da Cini intende sanare un’Italia che crolla di giorno in giorno. Basta analizzare alcuni dei dati contenuti in un rapporto realizzato da Legambiente insieme con la Protezione civile, che disegna una mappa della pericolosità potenziale del territorio italiano. I comuni a rischio per il dissesto idrogeologico sono 6.633 in Italia. Le regioni che superano il 90% di pericolosità nel proprio territorio sono 13. Il che significa che, in media, l’82% del nostro Paese vive su un suolo fragile. Cinque le regioni praticamente al 100 per cento a rischio, Calabria, Molise, Basilicata, Umbria e Val D’Aosta, oltre alla provincia di Trento. Tra le regioni meno a rischio, ma sempre oltre il 50% del territorio, Lombardia, Veneto e la provincia di Bolzano.

Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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