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Opinioni e commenti
 

Dopo l’addio di Monti si teme l’effetto spread. Le tre ipotesi del professore
Pubblicato il 10-12-2012


Un passo alla volta, perché ogni giorno ha la sua pena e in queste ore di pre-crisi bisogna muoversi con i piedi di piombo. Ufficialmente tace il premier Mario Monti. Cauto, cautissimo appare Giorgio Napolitano. Perché è arrivato il giorno “del giudizio” (finanziario) e tutti potranno testare la tenuta dei mercati, l’andamento del temutissimo spread e, più  in generale, la fine dell’effetto Monti’. Giorgio Napolitano, dopo aver partecipato al concerto di Natale, non si sbottona sull’evolversi convulso della situazione politica: “Parlerò tra otto giorni, farò allora le mie valutazioni”. Quanto ai mercati, il capo dello Stato quasi non risponde, poi genericamente rileva: “Vedremo cosa faranno”. Che la situazione non lasci tranquilli lo dimostra anche la ‘promessa’ che il Presidente consegna a un ospite che lo indica come punto di riferimento del Paese: “Facciamo quello che dobbiamo fare fino all’ultimo giorno”.

MONTI TRA INDIGNAZIONE E STRATEGIE PER IL FUTURO – A Roma riflette Napolitano, a Milano trascorre l’ultimo scorcio del week end il presidente del Consiglio. Deve digerire lo strappo del Pdl, che a leggere quanto riportato dalla stampa l’ha ferito: “Mi sono sentito profondamente indignato” dalle parole di Angelino Alfano. Parole, quelle del segretario berlusconiano, che hanno reso obbligato un passo indietro immediato: “Ho preferito farlo subito, a mercati chiusi”. Oggi il Professore volerà a Oslo per la consegna del premio Nobel per la pace all’Ue. Un segnale di ‘normalità’, poi però partirà il rush finale prima dello scioglimento delle Camere. Ma il vero nodo dal quale dipende l’intero quadro politico è  l’impegno politico del premier. Se si concretizzerà e soprattutto come. Nell’area di centro si considera scontata la prosecuzione dell’era del Professore, ma restano dubbi sulle modalità di un’eventuale discesa in campo. I terzopolisti sognano la candidatura di Monti a palazzo Chigi, ma si accontenterebbero anche di un endorsement della lista per l’Italia. Il ‘piano C’ virerebbe dritto alla ‘candidatura’ per la successione di Napolitano: scenario che comporterebbe di fatto un via libera al Pd di Bersani, vincitore delle primarie e credibile futuro premier del dopo-Monti.

CONSIGLIO DEI MINISTRI IN VISTA Solo scenari, per il momento. Il quadro evolve in fretta. Per esempio, risulta solo un’ipotesi – ma da registrare – quella che riferisce di un possibile Consiglio dei Ministri fra martedì e mercoledì prossimi (prima comunque della missione al Consiglio Ue di venerdì). Una riunione di governo che potrebbe essere convocata dal premier per comunicare ai ministri in carica quanto già reso noto al Colle, e cioé la volontà di considerare conclusa l’esperienza dell’esecutivo dopo il varo della legge di stabilità.

BERLUSCONI, LA LEGA E QUELLE REGIONI STRATEGICHE Intanto chi ha innescato la dinamica che rischia di costringere l’Italia a urne anticipate a febbraio, Silvio Berlusconi, prepara la campagna elettorale. Gianni Letta, che ha a lungo colloquiato al Colle con Napolitano, avrebbe riportato al Cavaliere tutte le preoccupazioni della prima carica dello Stato. Non ultima quella di dover gestire una crisi in coincidenza con festività tanto sentite nel Paese. Ma Berlusconi, che ha incontrato a via Rovani a Milano i vertici lombardi del partito per ragionare del futuro del partito e delle elezioni lombarde, è convinto che la partita possa ancora essere giocata con successo. L’obiettivo è conquistare alcune Regioni del Nord, a partire da Lombardia e Veneto, per rendere impossibile la vittoria del Pd al Senato. Così almeno, gli avrebbe spiegato la fidata Ghisleri. In cambio, offrirà a Roberto Maroni e alla Lega la candidatura alla presidenza della Lombardia.

Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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Commenti all'articolo
  1. Credo che i suoi procedimenti giudiziari e non il già suo scarso senso della politica; che ha sempre proposto come un messaggio publicitario, sia la vera ragione della sua scesa in campo. In tale contesto misureremo la qualittà degli elettori del nostro paese.

  2. L’accenno alla “fidata Ghisleri” mi accende la speranza che il ritorno di Berlusconi somigli a quello di Mussolini “republicano” e, anche se gravido di conseguenze – si parva licet… – destiato a fallire nonostante i peana dei “fedeli” ( se sei troppo fedele diventi iinutile se non dannoso! Il rischio è che la discussione si allontani dai fatti e si indirizzi alle persone.

  3. Credo che nessun lavoratore o pensionato rimpiangera’ il governo Monti. Di certo era migliore del miliardario puttaniere, ma l’eredita’ che lascia è fatta soprattutto di provvedimenti iniqui che hanno pesato sulle classi piu’ deboli.Se la sinistra andra’ al governo avra’ un lungo e difficile lavoro per ricostruire una societa’ piu’ giusta.

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