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Opinioni e commenti
 

ELEZIONI POLITICHE, PIERO GRASSO LASCIA LA MAGISTRATURA PER CORRERE CON IL PD
Pubblicato il 27-12-2012


Dopo la richiesta di aspettativa al Consiglio superiore della magistratura da parte del magistrato antimafia, Antonio Ingroia, ora è il momento di Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia. Stessa ragione: motivi elettorali. Diversa la parte politica: se Ingroia ancora tentenna se candidarsi o meno con il “Movimento Arancione” – nuova creatura politica concepita e avanzata dall’ex magistrato Luigi De Magistris in vista delle prossime elezioni politiche – Grasso formalizzerà domattina la sua candidatura con il Pd, durante una conferenza stampa nella sede nazionale del partito.

LE RATIFICHE DEL CSM ALLE DOMANDE DI ASPETTATIVA – Lunedì sette gennaio, prima data utile dopo la pausa per le festività, è stato fissato un plenum straordinario del Csm, e la seduta sottoporrà a ratifica le domande di aspettativa – per motivi elettorali – avanzate dai magistrati in servizio, tra le quali quella presentata da Grasso. Le domande non sono soggette a valutazione, ma possono solo essere accettate da Palazzo dei Marescialli. Il via libera a Grasso è dunque scontato, trattandosi solo di una formalizzazione dell’accoglimento della domanda, così come è successo nel caso della richiesta avanzata da Antonio Ingroia, il magistrato antimafia che l’estate scorsa ha lasciato Palermo per dirigere, in Guatemala, un’unità di investigazioni e analisi criminale contro l’impunità nel Paese centroamericano.

LA SCELTA DEL PROCURATORE ANTIMAFIA – Il nome di Piero Grasso poteva andare ad arricchire il Movimento arancione, neosoggetto ideato dal sindaco di Napoli, Luigi de Magistris o a valorizzare la lista che verosimilmente sarà guidata dal premier uscente, Mario Monti. Alla fine, il procuratore antimafia ha scelto di correre al fianco del Partito democratico e del candidato premier Pier Luigi Bersani con il quale si incontrerà domattina per la formalizzazione della candidatura.

CHI E’ GRASSO, DA PALERMO A DNA PASSANDO PER MINISTERO – Procuratore nazionale antimafia dal 2005, Pietro Grasso, originario di Licata, 68 anni il prossimo primo gennaio, comincia la sua carriera nel 1969 come pretore a Barrafranca. Pm a Palermo, intorno alla metà degli anni Settanta, si occupa di criminalità e indaga sui reati contro la pubblica amministrazione. Dopo aver seguito l’inchiesta sulla morte del presidente della Regione Sicilia, Piersanti Mattarella (ucciso il 6 gennaio 1980), Grasso, quattro anni dopo, è giudice “a latere” nel primo maxiprocesso alla mafia nonchè estensore di oltre 8mila pagine di sentenza. Conclusa questa esperienza, arriva la nomina a consulente della Commissione Antimafia cui segue, nel ’91 la chiamata come consigliere alla Direzione Affari Penali del ministero di Grazia e Giustizia, allora guidato da Claudio Martelli, e poi come componente della Commissione centrale per i pentiti al posto di Giovanni Falcone dopo la strage di Capaci. Nominato procuratore aggiunto presso la Direzione nazionale antimafia, affidata a Pierluigi Vigna, Grasso viene applicato alle procure di Palermo e Firenze per seguire le indagini sulle stragi del ’92 e del ’93. Alla procura di Palermo approda, come responsabile, nell’agosto del 1999 fino a quando non subentra proprio a Vigna alla Dna, grazie a “un profilo professionale di assoluta eccellenza, fondato su una grande abnegazione, su una elevatissima cultura giuridica, su un’ampia capacità organizzativa e su un profondo intuito investigativo”. All’elezione di Grasso seguono accese polemiche per le modalità con cui viene estromesso dal concorso Giancarlo Caselli. Concluso il primo mandato, l’incarico alla Dna è confermato nel 2010 dal Csm. A Grasso e ai suoi più stretti collaboratori si deve l’arresto di quasi duemila persone, compresi 13 latitanti che facevano parte della lista dei 30 uomini più pericolosi, oltre al contributo nella cattura, nell’aprile del 2006, del superlatitante Bernardo Provenzano.

Silvia Sequi

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