mercoledì, 25 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

Finanziamenti editoria, indagato il Pdl Denis Verdini. L’accusa è di truffa allo Stato
Pubblicato il 10-12-2012


Truffa aggravata allo Stato: questa l’accusa che i giudici della Procura di Firenze hanno mosso nei confronti del coordinatore e deputato del Popolo della Libertà, Denis Verdini. La vicenda riguarderebbe l’utilizzo improprio di contributi pubblici messi a disposizione dallo Stato per alcune testate giornalistiche dal 2002 al 2012. Sono in tutto 25 gli indagati dell’inchiesta tra cui anche l’onorevole Massimo Parisi, anche lui membro del Pdl, imprenditori ed editori. Secondo la procura di Firenze, la truffa ammonterebbe ad oltre 22 milioni di euro, 12 dei quali sarebbero stati destinati al quotidiano “Il Giornale della Toscana”, che ha sospeso le pubblicazioni quest’anno e che veniva venduto in allegato con “Il Giornale”. Altri 10 milioni, invece, sarebbero finiti per finanziare il settimanale “Metropoli Day”. 

L’INDAGINE SI E’ ESTESA, VERDINI ERA GIA’ INDAGATO – E sulla testa di Denis Verdini pendeva già un’altra indagine della procura di Firenze, per lo stesso reato, che aveva portato la Guardia di Finanza al sequestro di 10 milioni e 800mila euro acquisiti illecitamente, dal 2005 in poi, alla società editrice de “Il Giornale della Toscana” per il tramite della casa editrice “Nuova Editoriale”. La notizia di oggi estende, dunque, lo spettro temporale delle indagini di ulteriori 3 anni, portandolo indietro al 2002. Verdini è indagato come socio di maggioranza e amministratore di fatto della Società Toscana di Edizioni srl, che pubblicava “Il Giornale della Toscana”, e della società Nuova Editoriale editrice della testata “Metropoli day”, oltre che all’essere il dominus del Gruppo Società Toscana di Edizioni – Sette Mari, a cui fanno capo 10 altre società impegnate nel settore editoriale.

TRUFFA ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO – Oltre al “Giornale della Toscana” e al “Metropoli day”, l’inchiesta riguarderebbe anche “il Cittadino”. Secondo le accuse della Procura di Firenze Verdini e gli altri indagati avrebbero messo in piedi un’apposita cooperativa, “palesemente fittizia” per gli inquirenti, finalizzata esclusivamente a ricevere i finanziamenti messi a disposizione per l’editoria: le accuse ipotizzano che nessuno dei soci prestasse davvero attività lavorativa all’interno delle testate. Con degli stratagemmi gli indagati avrebbero truffato il Dipartimento per l’informazione e l’editoria presso la Presidenza del Consiglio con false fatturazioni e alterando i dati di diffusione e tiratura.

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