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Opinioni e commenti
 

Giochi d’azzardo, un decreto anti slot e ludopatie, mentre Comuni e gestori fanno da soli
Pubblicato il 25-12-2012


Il 2012 è stato un anno importante per il gioco d’azzardo in Italia. Importante per la sua evoluzione, per l’incremento del volume delle giocate e degli introiti da parte dello Stato; importante per i tentativi di porre un argine alle derive patologiche e ai riflessi negativi del gioco sulle fasce deboli della società. Tentativi che sono poi confluiti nel cosiddetto “Decreto Balduzzi”, da poco approvato dal Parlamento. Ma andiamo con ordine. Partendo proprio dal testo approvato in via definitiva al Senato lo scorso 31 ottobre. Nel cosiddetto “Decreto Balduzzi” sulla sanità, spazio anche al divieto dei giochi on line nei pubblici esercizi. “E’ vietata la messa a disposizione presso qualsiasi pubblico esercizio di apparecchiature che, attraverso la connessione telematica, consentano ai clienti di giocare sulle piattaforme di gioco messe a disposizione dai concessionari on-line, da soggetti autorizzati all’esercizio dei giochi a distanza, ovvero da soggetti privi di qualsiasi titolo concessorio o autorizzatorio rilasciato dalle competenti autorità”, si legge.

MAGGIORI TUTELE PER I MINORI – Scattano maggiori tutele dei minori per evitare che siano vittime di chi pubblicizza i giochi con vincita: niente spot al cinema durante i film per piccoli, niente pubblicità sulla stampa dedicata, durante (ma anche mezz’ora prima e dopo) le trasmissioni tv per under 18. Raddoppiano i controlli annui (saranno 10 mila) destinati al contrasto del gioco minorile, nei confronti degli esercizi dove si trovano slot machine. Sarà poi necessario un piano di ricollocazione delle slot lontano da zone sensibili come scuole o luoghi di culto, e le pubblicità dei giochi dovranno indicare le probabilità di vincita. Il decreto riconosce infine la dipendenza da gioco d’azzardo, la ludopatia, come una patologia da curare presso i servizi pubblici per le dipendenze. Va ricordato però come il decreto sia uscito piuttosto ridimensionato rispetto alla prima scrittura. Un aggiornamento al ribasso frutto, sottolineano le associazioni promotrici della campagna “Mettiamoci in gioco”, della pressione delle lobby (che lo hanno poi ulteriormente depotenziato con alcuni emendamenti alla legge di stabilità). Infatti, “l’inserimento del gioco d’azzardo patologico nei Livelli essenziali di assistenza non e’ accompagnato da una copertura finanziaria, i limiti alla pubblicità sono poco incisivi perché calibrati esclusivamente sui minorenni (e non tengono conto di tutte le forme di comunicazione), non viene dato alcun potere reale ai sindaci, ecc…”. Ed è stato diminuito anche il limite di distanza per i nuovi giochi da scuole, ospedali e chiese, portato da 500 a 200 metri. Anche per l’Anci il decreto Balduzzi è “insufficiente a contrastare il fenomeno. Non si può porre solo il problema sanzionatorio, bisogna pensare a come portare avanti un cambiamento culturale”.

LA RIVOLTA DEI COMUNI – Precedentemente all’approvazione del decreto, il presidente della Camera Fini aveva ricevuto una delegazione che aveva consegnato una petizione popolare sottoscritta da oltre 16.500 cittadini, prevalentemente genovesi, per la regolamentazione delle sale da gioco Videolottery Terminal (VLT) – sale scommesse. Mentre a Vicenza il primo cittadino ha dichiarato guerra a scommesse e slot machine: “Molti i casi non conosciuti di persone che si rovinano perche’ non riescono a uscire dal vortice del gioco”. Una guerra al gioco condivisa anche dal sindaco di Pavia, Alessandro Cattaneo. Incontratisi a giugno per pianificare azioni comuni, i due sindaci hanno lamentato l’assenza dello Stato su tale, delicata questione. Altissimi sono, infatti, i costi sociali del gioco: ogni anno in Italia vi sono dai 5,5 ai 6,6 miliardi di euro di costi complessivi per la società dovuti al gioco patologico (tra costi sanitari diretti e costi indiretti, come perdita di performance lavorativa e perdita del reddito). E proprio in “assenza” dello Stato, gli enti locali prendono provvedimenti. Il 19 novembre, per esempio, il consiglio comunale di Reggio Emilia, su proposta della giunta, ha votato una variante al regolamento urbanistico edilizio che, fra le novità, introduce norme restrittive sul piano urbanistico per l’insediamento di sale da gioco pubbliche.

CODICE DI AUTODISCIPLINA – Il codice di autodisciplina e’ stato adottato lo scorso settembre dalle oltre 6.600 imprese concessionarie che aderiscono a Sistema gioco Italia, l’associazione di categoria aderente a Confindustria. E’ stato redatto con la collaborazione dell’Istituto di autodisciplina pubblicitaria (Iap) che ora avrà il compito di vigilare sul suo rispetto. Esso prevede che spot e manifesti dovranno avere “una chiara e precisa avvertenza” sul divieto per i minori e non dovranno “suggerire che il gioco risolve i problemi”. Da sottolineare che il mondo dell’azzardo investe in pubblicita’ circa mezzo miliardo di euro all’anno, soprattutto in rete. Il 4 dicembre scorso e’ stata presentata anche “Mettiamoci in gioco”, campagna nazionale contro i rischi del gioco d’azzardo promossa da diverse associazioni (Acli, Adusbef, Alea, Anci, Anteas, Arci, Auser, Avviso Pubblico, Cgil, Cisl, Cnca, Conagga, Federconsumatori, Federserd, Fict, Fitel, Fondazione Pime, Gruppo Abele, Intercear, Libera, Uisp). Tra le altre cose, le associazioni chiedono di frenare il modello di “liberalizzazione controllata”, con moratoria suinuovi giochi; restituire potere decisionale alle comunita’ locali; impedire la pubblicita’; inserire il gioco d’azzardo patologico all’interno dei Lea. A Venezia, invece, il comune ha fatto partire la campagna “Non farti giocare”, dedicata principalmente ai giovani.

I NUMERI, SPESE ENORMI E DIPENDENZE – Secondo il Conagga (Coordinamento nazionale gruppi per giocatori d’azzardo), nel 2011 il mercato mondiale dei giochi d’azzardo ha raccolto, al netto dei premi erogati, 417 miliardi di euro (+5,6 per cento sul 2010). Il 29 per cento di questi sono in Europa. L’Italia, con 18,4 miliardi di euro, rappresenta oltre il 15 per cento del mercato europeo del gioco e oltre il 4,4 per cento del mercato mondiale. In generale, cresce in Italia la spesa sul gioco d’azzardo. Il fatturato e’ passato dai 14,3 miliardi del 2000 ai quasi 80 (79,9) del 2011 (erano 61,4 miliardi nel 2010). Una crescita costante nel tempo. La spesa pro-capite per ogni italiano maggiorenne e’ di 1.703 euro (elaborazione su dati dei Monopoli di Stato, relativi ai primi 8 mesi del 2012). Secondo il dossier Azzardopoli di Libera, invece, si arriverebbe a 1.890 euro a testa. E se è vero che nel 2011 sono crollati i risparmi delle famiglie, e’ anche vero pero’ che l’Italia e’ il primo mercato al mondo nei Gratta e vinci: nel 2010 sono stati comprati nel nostro Paese il 19 per cento dei biglietti venduti nel mondo. A livello pro-capite l’Italia ha il triplo delle Vlt degli Stati Uniti. Non solo: pur rappresentando solo l’1 per cento della popolazione mondiale, ha il 23 per cento del mercato mondiale di gioco on line. Nei primi 8 mesi del 2012 sono stati giocati 56,9 miliardi di euro, equivalenti al 17,7 per cento in più rispetto allo stesso periodo del 2011. Se la percentuale di aumento resta stabile si può ipotizzare una proiezione di complessivi 94 miliardi di euro spesi al gioco d’azzardo nell’anno 2012 (secondo Libera la proiezione porterebbe addirittura a 103 miliardi, tra guadagni legali e illegali). Nel primo semestre 2012 all’Erario sono andati 4,1 miliardi di euro, con una diminuzione del 9,9 per cento sullo stesso periodo dell’anno precedente. Se la percentuale di diminuzione resta stabile si può ipotizzare una proiezione a fine anno inferiore a 8 miliardi. Infine, secondo una recente elaborazione del Cnr sui dati della ricerca IPSAD Italia 2010-2011, sono 2milioni gli italiani sono a rischio minimo; 1 milione di persone, invece, rispondono ai criteri diagnostici certificati come giocatori d’azzardo patologici e sono ad alto rischio.

 

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