martedì, 21 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Il Signor B. è tornato per avvelenare i pozzi
Pubblicato il 13-12-2012


Diciamocelo subito con grande franchezza: queste elezioni non saranno facili da vincere e ci vorrà tutta la generosità, l’impegno e il buon senso per ridare agli italiani una prospettiva di serenità. Il signor B. è ritornato in campo per avvelenare i pozzi, una specialità di cui ha già dato ampie prove in passato. Non ci piace per nulla, e non penso che ci aiuti, la stampa straniera che lo raffigura come una mummia (Liberation) o come qualcosa che galleggia nel water (Suddeutsche Zeitung). Questo ci offende un po’ tutti come italiani e oltretutto stimola rigurgiti di nazionalismo da un tanto al chilo accentuando il vittimismo di cui il personaggio sovente ama ammantarsi. Come certa sinistra, anche questa stampa rappresenta un valido alleato del signor B. 

A scanso di equivoci, ripetiamo che come leader politico Berlusconi rappresenta non solo il ‘vecchio’, ma anche il peggio della nostra società. In quasi vent’anni sulla scena politica ha già dimostrato tutto il suo antieuropeismo, individualismo sfrenato, conflitto di interessi, assenza di progetto di rilancio dell’economia e della società, genuina allergia verso l’equità sociale, il rispetto delle leggi e fastidio per un’autentica parità dei sessi. L’idea di dover fare un’altra campagna elettorale in cui lui apparirà come il competitore dello schieramento avverso, ci avvilisce e ci preoccupa. Ci avvilisce perché non è così nella realtà, perché anche gli italiani di centrodestra solo in parte si riconoscono nei suoi vizi. Perché rinfocolerà un modello di opposizione ‘dura e pura’, dove la rincorsa a chi strilla di più, sarà tra Grillo, Di Pietro, Ferrero, e chissà chi altro ancora. Un incubo. Ci preoccupa perché renderà assai più difficile parlare delle scelte vere da fare, delle necessità degli italiani, del nostro futuro.

Su queste note Berlusconi farà la sua propaganda, puntando a ripetere, a braccetto della Lega, il risultato del 2006 quando, grazie a una campagna elettorale condita con le solite promesse e minacce e al Porcellum appositamente disegnato da Calderoli (e in vigore), Prodi arrivò a vincere, ma dopo aver perso per strada gli 8 punti percentuali di vantaggio dei sondaggi per trovarsi con una maggioranza di due soli voti al Senato. Come dimenticare quel calvario parlamentare lungo due anni appeso ai mal di pancia di Turigliatto e alle ambiguità di De Gregorio? C’è infine un’incognita grande come una casa e si chiama Mario Monti. Se il Presidente del Consiglio accettasse di sostenere una lista centrista, sconvolgerebbe innanzitutto i piani di Berlusconi, schiacciandolo politicamente sulle posizioni della destra radicale e xenofoba, sterilizzandone il risultato elettorale alle Camere. Certamente, ma in misura minore, sottrarrebbe consensi anche al centrosinistra, col risultato però di rendere specularmente meno ‘pesante’ l’ala che fa riferimento alla sinistra cigiellina e vendoliana.

Bersani si troverebbe così a guidare un prossimo governo sorretto più da una maggioranza di centro-sinistra che non di sinistra-centro, ma almeno avrebbe la quasi certezza di scampare al destino che fu di Prodi. E non è poco. Non dimentichiamo poi che nei due mesi che verranno, come tutto lascia temere, un macigno peserà sulla campagna elettorale, quello di una forte instabilità economica e finanziaria fomentata proprio dalla scelta di Berlusconi. Non sarà facile condurre una campagna elettorale all’insegna dell’innovazione nella continuità, tenere insieme il buono prodotto da questa esperienza di governo con il tanto da cambiare, innestando elementi di equità, solidarietà ed incentivi allo sviluppo, quasi sconosciuti a questa esperienza. Come se ne viene fuori? Con sangue freddo, coraggio e tanto tanto riformismo, quello del buon stampo socialista.

Marco Di Lello

Coordinatore Nazionale PSI

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