domenica, 18 novembre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Ilva, niente dissequestro per i prodotti fermi nel porto. Intanto gli ambientalisti lanciano l’allarme amianto
Pubblicato il 11-12-2012


Non ci sarà il dissequestro. Il gip del tribunale di Taranto ha respinto l’istanza dell’Ilva che chiedeva la restituzione dei prodotti finiti e semilavorati sequestrati il 26 novembre scorso. L’istanza era stata presentata una settimana fa dall’Ilva alla Procura sulla base del decreto legge varato il 3 dicembre dal governo. La merce, pari a 1.700.000 tonnellate circa, ha un valore di un miliardo di euro ed è in giacenza sulle banchine dell’area portuale dell’Ilva: i prodotti stavano per essere commercializzati quando è arrivata l’ordinanza del gip Todisco. Sull’istanza dell’Ilva la Procura ha dato parere negativo perché, si argomenta, ai prodotti Ilva non si può applicare il decreto legge del 3 dicembre dal momento che la legge non ha effetto retroattivo. «L’attività con la relativa produzione avvenuta prima dell’emanazione del decreto – ha scritto la Procura – non è soggetta alle regole ivi contenute».

GUARINIELLO, LA QUESTIONE ILVA LEDE LA DIGNITA’ DEI LAVORATORI – «Al Sud c’è questa contrapposizione tra diritto al lavoro e diritto alla salute. Gli operai dell’Ilva scendono in piazza per conservare il lavoro anche a detrimento della salute. Pensate a quale lesione della dignità dell’uomo che lavora». Parole dure e amare quelle pronunciate dal procuratore della Repubblica di Torino, Raffaele Guariniello a un convegno organizzato dall’Upi. «Anche al Nord c’è un conflitto, quello tra il diritto allo studio e il diritto alla sicurezza negli edifici scolastici», ha aggiunto. «È più facile affrontare le questioni sul piano giudiziario quando c’è il morto, ma è una cosa sgradevolissima. Bisogna fare prevenzione, affrontare i problemi con il senno di poi».

IL PROCESSO – Nel frattempo è in corso dinanzi al tribunale del Riesame di Taranto la discussione del ricorso presentato dai legali di Emilio Riva, 86 anni, ex patron del siderurgico, ai domiciliari dal 26 luglio scorso e raggiunto da una seconda ordinanza per associazione per delinquere il 26 novembre, e di Luigi Capogrosso, ex direttore dello stabilimento, ai domiciliari dal 26 luglio e poi in carcere con la seconda ordinanza del gip Todisco. Il Tribunale del riesame ha fino ad ora rigettato i ricorsi finalizzati alla scarcerazione dell’ex dirigente dell’Ilva Girolamo Archinà e dell’ex preside del Politecnico di Taranto Lorenzo Liberti, arrestati il 26 novembre scorso nell’ambito dell’inchiesta denominata “Ambiente svenduto” e riguardante l’Ilva di Taranto e parallela all’inchiesta-madre per disastro ambientale. Appello al tribunale del Riesame anche da parte dei legali dell’ex assessore provinciale all’ambiente Michele Conserva, al quale il gip Wilma Gilli ha negato la revoca degli arresti domiciliari. Conserva è accusato di concussione per aver indotto alcune aziende del settore ambientale, che chiedevano autorizzazione alla Provincia, ad affidarsi allo studio di consulenze dell’ingegner Carmelo Dellisanti. L’udienza si terrà nei prossimi giorni..

GLI AMBIENTALISTI LANCIANO L’ALLARME PER LA DISCASRICA D’AMIANTO INVESTITA DAL TORNADO – Il presidente del “Fondo Antidiossina” onlus di Taranto, Fabio Matacchiera, ha depositato ieri sera alla Digos della Questura un esposto, indirizzato alla Procura, relativo ad un presunto pericolo sanitario «per il quale si chiedono accertamenti e se ne verifichi la fondatezza» relativamente alla discarica “Mater Gratiae”, che si trova all’interno dell’area dello stabilimento siderurgico Ilva. L’area, «stracolma di rifiuti contenenti amianto» di cui «abbiamo prove inconfutabili – continua Matacchiera – potrebbe essere stata investita dal tornado» dello scorso 28 novembre. Già nella scorsa settimana, Matacchiera aveva reso note le segnalazioni pervenute da parte di operai dell’Ilva, «in merito alla presenza di alcuni operatori presso l’impianto “colata continua” CCO5, intenti a raccogliere frammenti di materiale contenente presumibilmente amianto». L’allarme è stato rilanciato, a distanza di 24 ore, attraverso un video diffuso da un quotidiano e successivamente da una redazione giornalistica online. Nel video si distingueva del personale specializzato “incappucciato” e con tute integrali, impegnato nella raccolta di frammenti contenenti amianto proprio presso gli impianti della CCO5. Inoltre, sempre nel video, si riuscivano a distinguere alcuni sacconi con la etichettatura “A” di amianto.

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Sergio Mattarella Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento