mercoledì, 12 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

ILVA, PASSA IL DECRETO “SALVA-IMPIANTI”
Pubblicato il 05-12-2012


I vertici dell’Ilva passano al contrattacco. Forti del decreto emanato dal governo che spalleggia l’azienda più velenosa d’Italia, gli avvocati del colosso siderurgico riaggiustano il tiro rinunciando al ricorso presso il tribunale del Riesame che mirava ad ottenere il dissequestro dei prodotti finiti, frutto della produzione degli impianti senza facoltà d’uso, bloccati sulle banchine del porto per ordine dei giudici. L’azienda punta in alto e chiede alla Procura, alla luce delle modifiche normative introdotte dal decreto, l’immediato dissequestro, non solo dei prodotti finali destinati alla commercializzazione fermi sulle banchine, ma di tutti gli impianti, compresi quelli “incriminati” di essere la fonte del “disastro ambientale” e sequestrati, senza facoltà d’uso, lo scorso luglio.

CLINI CONTRO I MAGISTRATI, NON OPPONETEVI – Si aprono dunque le porte per l’esecuzione del decreto legge entrato in vigore l’altro giorno, che, di fatto, consente all’azienda di rientrare in possesso dei reparti sequestrati e dei prodotti siderurgici. La norma rende nullo, infatti, il provvedimento di sequestro poiché garantisce la continuità dell’attività produttiva di tutti i siti industriali ritenuti strategici per l’interesse nazionale, tra i quali l’Ilva di Taranto. Ad arroventare il clima interviene anche il ministro dell’Ambiente Corrado Clini che, mostrando il lato “positivo” della medaglia, avverte i magistrati: «A noi interessa far ripartire l’azione di risanamento e mi auguro che nessuno si opponga a questo obiettivo che è sempre più urgente. Io sto alla legge che è quella pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. Se qualcuno non vuole rispettarla, non è una questione di cui devo occuparmi io». Il ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha commentato l’approvazione del decreto da parte del Presidente della Repubblica: «Ringrazio il presidente Napolitano per la grande attenzione con cui ha valutato e quindi firmato il decreto salva-Taranto».

IL DECRETO LEGGE – Nella stesura finale, il testo estende a tutte le imprese di interesse strategico nazionale con più di 200 addetti, gli impegni al disinquinamento compresi il ricorso a sanzioni (fino al 10% del fatturato) e l’adozione di provvedimenti di amministrazione straordinaria in caso di inadempienza. Secondo il ministro Clini, il provvedimento rappresenterebbe «non soltanto una risposta responsabile all’emergenza innescata dalla situazione dell’Ilva, ma una via replicabile in analoghi casi ove si ravvisino gravi violazioni ambientali e condizioni di pericolo per la salute pubblica». «Il decreto – conclude il ministro – rafforza il ruolo dell’autorizzazione integrata ambientale e dei piani di risanamento delle grandi industrie, a cominciare dall’acciaieria Ilva di Taranto».

LE PROSSIME MOSSE – Insomma il braccio di ferro tra la magistratura e i vertici dell’azienda di patron Riva, agli arresti domiciliari, vanno avanti. Resta da vedere ora, alla luce del decreto con cui il governo ha vanificato gli interventi dei giudici, come risponderà il gip Patrizia Todisco che potrebbe, a sua volta, rivolgersi alla Consulta per chiedere di esaminare il decreto “salva-Ilva” del governo.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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