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Opinioni e commenti
 

“Indiscreto a Palazzo”, tutte le verità sulla politica campana raccolte e raccontate da Carlo Porcaro
Pubblicato il 20-12-2012


“Indiscreto a Palazzo. I retroscena della politica campana da Bassolino a de Magistris”. Questo il titolo del libro di Carlo Porcaro, giornalista nonché consulente politico nel campo della comunicazione e dell’organizzazione di risorse umane. Nella sua ultima opera, edita da “Spazio Creativo Edizioni”, l’autore svela i meccanismi delle stanze dei bottoni partendo da Antonio Bassolino, Rosa Russo Iervolino e Dino Di Palma (rispettivamente ex governatore campano, ex sindaco di Napoli ed ex presidente della provincia di Napoli) e approdando ai giorni nostri con Stefano Caldoro, attuale governatore della Campania, Luigi de Magistris, sindaco di Napoli e Luigi Cesaro, dimessosi lo scorso ottobre da presidente della provincia di Napoli. Intervistato dall’Avanti! Porcaro ha spiegato che «i fatti politici della Regione Campania meritavano di essere raccolti e raccontati». E lui l’ha fatto.

Porcaro, come nasce l’idea di scrivere un libro sui retroscena della politica campana?

I fatti politici della Regione Campania meritavano di essere raccolti e raccontati. Proprio ieri (il consigliere regionale Pdl, Massimo Ianniciello finito agli arresti domiciliari) si è concretizzato un arresto sui rimborsi dei consiglieri. Si annunciano dunque altre tappe dell’inchiesta che non dovrebbe fermarsi a questo episodio. Sembra inoltre che siano interessati tutti i gruppi, sia della nuova che della vecchia consiliatura. È molto probabile quindi che l’inchiesta si allarghi.

Una passione forte quella per la politica.

Sì. Racconto molti episodi accaduti negli ultimi anni. Mi concentro soprattutto sulla seconda legislatura di Antonio Bassolino, governatore della Regione Campania dal 2000 al 2010. Metto in evidenza la mancanza dei controlli sui rimborsi, sui gettoni di presenza e sulle assunzioni clientelari. Alcune di queste abitudini sono già sotto i riflettori dei magistrati, altre ancora no. Dalla questione relativa a Franco Fiorito (l’ex capogruppo Pdl alla Regione Lazio in carcere con l’accusa di peculato) c’è stato un effetto domino in molte regioni. Ironicamente scrivo che la Campania – che di solito primeggia – questa volta invece si trova “sotto” il Lazio, la Lombardia, il Trentino e il piccolo Molise. Nel mio libro rilevo anomalie, sprechi e contraddizioni della e nella politica campana.

Nella seconda parte lei propone un aspetto più riflessivo.

Esatto, la seconda parte è più costruttiva grazie all’apporto di interviste ad assessori e dirigenti politici. Alla fine mi permetto di fare un capitoletto in cui elaboro una teoria per individuare una chiave di lettura dei fatti politici: come aiutare il lettore a superare il “politichese”, come fare a decriptarlo.

Per esempio?

L’assessore regionale al turismo Giuseppe De Mita (nipote di Ciriaco) sei mesi fa si è dimesso da vice-presidente (di Giuseppe Caldoro, governatore della Campania) in concomitanza a una Giunta in cui furono nominati i direttori delle Asl. Nelle sue dichiarazioni ufficiali ha finto che la sua scelta fosse alta, fosse una decisione politica. In realtà era la solita questione di lottizzazione della sanità in Campania che dura da 20 anni. Oggi la situazione è diversa perché la sanità in Campania è commissariata e si può fare ben poco. Questi episodi li definisco “evergreen”: si ripetono ciclicamente, a prescindere dal colore politico. L’ultimo esempio è il partito personale di Luigi de Magistris.

Perché lo definisce un partito personale?

Il primo fu Antonio Bassolino, ma questo di de Magistris è ancora peggio perché basato su un partito che non ha. Lui ha solo la sua persona, il suo carisma. E usa la città di Napoli come trampolino nazionale, e la dimostrazione è rappresentata dal suo movimento arancione. Ancora una volta Napoli viene strumentalizzata e i problemi però restano tutti. Lui, come Bassolino, promuove grandi eventi. L’ultimo è stato quello della “Coppa America” che però, dati alla mano, non è stato utile né a creare occupazione, né a muovere l’economia. Al massimo ha dato un’immagine alla città, sporcata dall’emergenza rifiuti.

Silvia Sequi

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