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Opinioni e commenti
 

Irlanda del Nord: con la crisi economica la pace potrebbe non essere duratura
Pubblicato il 11-12-2012


Scontri, allarmi bomba, arresti, carcere speciale: cosa sta succedendo nelle Sei Contee del Nord Irlanda? A un occhio non attento a quello che succede tra Belfast e Derry, alcuni lanci di agenzia degli ultimi giorni potrebbero suonare quasi incredibili: nella pacificata Isola Verde ancora ci sono violenze e scontri settari. Eppure, come già scritto proprio sull’Avanti!, la questione nordirlandese non sembra essere arrivata ad una conclusione fatta di una pace duratura. Tutt’altro. Con la Crisi economica e la consueta mancanza di possibilità lavorative e di mobilità sociale, i gruppi filo-Dublino e filo-Londra sono sempre pronti a colpire. Circa un mese fa, un secondino del carcere di Maghaberry, dove sono rinchiusi anche i prigionieri politici, è stata freddato in autostrada, in un agguato degno di un grande livello di organizzazione militare.

GRUPPI REPUBBLICANI SEMPRE PRONTI A COLPIRE – Segno che i gruppi repubblicani sono ancora preparati a intervenire sul campo, colpendo militari e poliziotti fedeli alla Regina. In questi giorni invece si è tornato a parlare anche della violenza unionista filo-inglese, dopo la decisione di togliere dal pennone del comune di Belfast la bandiera con la “Union Jack”, simbolo della madrepatria per i protestanti e dell’occupazione per i cattolici. Il bilancio degli scontri è stato grave, decine di poliziotti feriti, ma sarebbe potuto andare peggio nel caso in cui i manifestanti fossero riusciti a entrare nel  palazzo della “City Hall” di Belfast. Chi diceva che la parte vicina a Londra fosse totalmente pacifica, avrà modo così di ricredersi. Non è un caso che l’ultima tappa del tour diplomatico del segretario di stato uscente degli Usa, Hillary Clinton, sia stata proprio nella capitale nordirlandese: qui gli Stati Uniti e l’ex presidente Clinton si sono molto spesi per il processo di pace e oggi di certo non vorrebbero veder andare tutto in frantumi.

ALL’ARRIVO DI HILLARY CLINTON TROVATI DUE ORDIGNI – E mentre la Clinton stava arrivando, due sono stati gli ordigni trovati pronti a esplodere: uno in un auto a Derry, un altro in una cassetta della posta nel Sud a Clough. Se anche la diplomazia statunitense si preoccupa della questione nordirlandese, c’è da chiedersi cosa stIa succedendo e quali possano essere le risposte da dare alla popolazione. Scontato dire che nelle Sei Contee dell’Isola Verde, la maggioranza vuole la pace e non ha nessuna intenzione di tornare agli anni dei Troubles che hanno portato migliaia di morti. Ma la violenza continua a crescere, i gruppi para-militari hanno nuove leve e gli attacchi sono all’ordine del giorno. Come d’altra parte la disoccupazione cresce, il numero dei suicidi, anche tra i giovanissimi, in questa zona è tra i più alti al mondo, le scuole biconfessionali sono minoritarie, le possibilità lavorative ancora non sono completamente aperte a entrambe le comunità.

NUOVE GENERAZIONI VIVONO ANCORA NELL’ODIO – Semplice quindi che le giovani generazioni, che crescono nel culto delle lotte dei padri ma che non hanno mai conosciuto i Troubles, siano spinte a rientrare nella spirale d’odio, soprattutto in mancanza di opportunità. Per molti diciottenni l’altro, quello che viene dall’altra comunità, è  solamente qualcuno da odiare e da respingere. Forse bisognerebbe ripartire da un forte sostegno economico che dia nuova linfa vitale a tutti i progetti per unire e non dividere le due comunità. Invece di costruire nuovi muri, che si vanno aggiungere ai circa 80 muri in tutto il Nord Irlanda, serve un processo di condivisione. Non dimenticando però di chiudere le ferite del passato: senza la giustizia non si può guardare avanti. Forse dare delle risposte a quelle famiglie irlandesi che ancora aspettano di vedere condannati i parà inglesi colpevoli della strage del “Bloody Sunday” a Derry avrebbe un fortissimo valore simbolico. Come rendersi conto che lo status di prigioniero politico nelle Sei Contee è un diritto che non può essere cancellato. Da questo forse si dovrebbe ripartire, per cercare di fermare il meccanismo di violenza. Prima che sia troppo tardi.

Tommaso Della Longa

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