martedì, 25 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Ius soli, chi nasce in Italia è italiano
Pubblicato il 19-12-2012


Il termine ‘cittadinanza’ ha una ampia tradizione nel linguaggio giuridico: esso designa propriamente l’appartenenza di un individuo. Ma non è così facile essere cittadini. Al contrario sembra quasi impossibile includere nello stesso spazio sociale e politico alcuni soggetti senza escludere o discriminare inevitabilmente altri. La legge che disciplina attualmente nel nostro Paese l’attribuzione della cittadinanza è la nº 91 del 1992. Una legge chiaramente deficitaria. La legge riafferma infatti il principio dello ius sanguinis come unico mezzo di acquisto della cittadinanza a seguito della nascita, mentre l’acquisto automatico iure soli continua ad essere limitato ai figli di ignoti, di apolidi o ai figli che non seguono la cittadinanza dei genitori.

PAESE CHE VAI LEGGE CHE TROVI – Paese che vai legge che trovi. Attualmente la maggior parte dei paesi europei adotta lo “ius sanguinis”, con la sola eccezione della Francia dove la cittadinanza è disciplinata dallo “ius soli”. Altri hanno introdotto forme di naturalizzazione semplificata per i nati nel territorio: in Germania, con la recente riforma, la cittadinanza è ottenuta alla nascita se almeno un genitore è residente da otto anni. In Inghilterra è prevista l’acquisizione della cittadinanza al momento della nascita, purché i genitori siano in possesso di un permesso di soggiorno permanente o in ogni caso residenti da dieci anni. La cittadinanza per il figlio di stranieri nato in Italia è invece concessa per beneficio di legge solo al raggiungimento della maggiore età. La concessione è subordinata a vari requisiti fra cui la prova di una residenza continuata ed effettiva. E’ stabilito poi un tempo massimo di un anno per la presentazione della domanda, trascorso il quale si decade dal diritto.

I NUMERI – Nel nostro Paese vivono oltre 5 milioni di persone di origine straniera. I minori residenti in Italia, nati da genitori stranieri, sono tantissimi, circa un milione. Di questi, circa 650 mila hanno visto la luce nelle strutture sanitarie nazionali. Dati che obbligano ad una riflessione. Conviviamo con centinaia di migliaia di figli di immigrati che pagano le tasse, vanno a scuola, parlano italiano ma che non sanno chi sono. Il 26 novembre scorso, più di un anno fa, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, auspicava che il Parlamento affrontasse la questione della cittadinanza italiana ai bambini, figli di immigrati nati nel nostro Paese. “Negare quel diritto”, aveva detto il Capo dello Stato, “sarebbe un’autentica follia, una assurdità”. Nella pratica, l’assurdità si è compiuta.

LA PROPOSTA DI LEGGE DEI GIOVANI SOCIALISTI – Eppure la questione è talmente un’esigenza di civiltà che non dovrebbe configurarsi come un tema di scontro politico. Per questo, come Giovani Socialisti, abbiamo deciso di presentare una proposta di legge per favorire l’introduzione dello ius soli nella nostra legislazione, scegliendo questo tema per la nostra campagna di adesione. La nostra proposta di legge prevede da un lato la concessione della cittadinanza a tutti i bambini nati in Italia da genitori stranieri di cui almeno uno residente nel territorio da  cinque anni,  dall’altro la concessione della cittadinanza a stranieri adulti ma solo a seguito della conclusione di un processo formativo e di integrazione sociale.

UNA SCELTA DI CIVILTA’ – Perché non si può più sfuggire ad una modifica ineludibile né può  essere ulteriormente ritardato un complessivo ripensamento sulla funzione della cittadinanza, istituto che, se affrontato soltanto in termini nazionali avrà probabilmente sempre minor valore. Perché il tema della cittadinanza per chi nasce nel nostro paese è un tema di civiltà e di responsabilità collettiva che non può essere discusso politicamente in termini di maggioranza. Perché per noi è una scelta di civiltà e una scommessa che vogliamo vincere per ridare slancio ai grandi temi della appartenenza e dell’identità nazionale. Perché l’appartenenza di ognuno di noi comincia dalla nascita. Perché, come già sostenuto dal sociologo inglese Thomas Marshall, “divenire eguali significa divenire cittadini”.

Maria Cristina Pisani

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Commenti all'articolo
  1. Bene facciamone un nostro punto fermo del nostro programma , insieme ad una politica indistriale ma, soppratutto alla regolamentazione dei partiti come persone giuridiche.
    Ma su questo tema vorrei apprire un confronto.
    Molti sono gli immigrati che sbarcano sul nostro territotio e da clandestini, molti i minori, molte le ragazze, molte le donne che molto spesso in Italia vengono vessate più che nei loro paesi d.’origine.
    Se non cittadini italianima, una legge che metta i minori accompagnati o meno sotto la tutela dello stato è possibile???
    Non sono un giuridsta ma ragiono egoisticamente e politicamente .
    Siamo un popolo di vecchi , ben vengano dei giovani, loro hanno maggior volontà di emergere , di darsi da fare , volontà che noi abbiamo perso, inoltre se una donna , una adolescente, viene spinta a matrimoni obbligati o peggio si obblioga alla infibulazione , in virtù di una sifatta legge si potrebbe intervenire con più forza , ora l’infibulazione è vietata, ma se le ragazze ,anche se non cittadine italiane fossero soggetto di tutela particolare dello stato, si avvrebbe più forza nel proteggele e nel farne delle future cittadine o cittadini italiani , ringiovanendoci un pò
    Fraterni Saluti
    Compagno Maurizio Molinari fed. di Torino

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