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Opinioni e commenti
 

La Siria nella spirale della guerra civile, ancora vani gli sforzi diplomatici. Oggi a Roma sit in del Psi per dire basta ai massacri
Pubblicato il 28-12-2012


Non si ferma la piaga della guerra civile in Siria che, in 21 mesi, ha fatto circa 45.000 morti secondo delle stime approssimate. Negli ultimi giorni l’escalation delle ostilità sembra implacabile e continua a mietere vittime soprattutto tra la popolazione inerme. Informazioni impossibili da verificare parlano dell’impiego di armi chimiche da parte del regime, ma ancora non è stato possibile trovare riscontri oggettivi alla notizia. Intanto, l’inviato di Onu e Lega Araba, Lakhdar Brahimi, ha lanciato un appello per «un cambiamento reale» in Siria, come unica possibilità di uscita da una situazione disperata. L’appello è arrivato al termine di una missione di cinque giorni nel Paese e una serie di incontri a Damasco, tra cui quello con lo stesso presidente Bashar al-Assad. Brahimi non ha precisato quali siano le misure necessarie, ma si è limitato a dire che «il cambiamento necessario non è cosmetico né superficiale».

L’INVIATO DELLE NAZIONI UNITE BRAHIMI – Per l’inviato delle Nazioni Unite il popolo siriano aspira «a un cambiamento reale e tutti sanno cosa questo significhi» che «deve essere creato un governo con pieni poteri» che resti «in carica per un periodo transitorio». Brahimi ha auspicato la creazione di un governo di transizione con pieni poteri per traghettare il Paese fino a nuove elezioni, ma non si è pronunciato sulla sorte di Assad in questo contesto. Intanto Mosca ha smentito l’esistenza di un accordo con gli Usa su un governo di transizione che preveda anche la partecipazione del presidente che in questo modo porterebbe a termine il suo mandato fino al 2014. Nelle ultime settimane, l’inviato speciale di Onu e Lega Araba sulla Siria, ha lavorato intensamente con Mosca e Washington per cercare di concretizzare l’accordo raggiunto a Ginevra la scorsa estate che chiedeva il dialogo tra il regime e l’opposizione. A Mosca sono in corso colloqui tra la diplomazia russa e una delegazione del governo di Damasco, guidata dal vice ministro degli Esteri siriano, Faisal Muqdad. L’intensificarsi dello sforzo diplomatico del Cremlino si inquadra in un nuovo atteggiamento verso l’alleato Assad.

IL SIT- IN DEL PSI – Di fronte al deterioramento della situazione, militanti, iscritti e dirigenti del Psi, si riuniranno di fronte all’ambasciata della Siria in Italia, a Roma a piazza d’Aracoeli 1, in un sit di protesta contro i massacri, gli spargimenti di sangue e l’uso di armi chimiche del regime di Assad, che hanno provocato migliaia di vittime, tra soldati, civili, bambini. Il sit in è previsto per oggi, venerdì 28 dicembre, alle ore 14, e vedrà anche la partecipazione del segretario nazionale Riccardo Nencini.

LA DEFEZIONE DEL CAPO DELLA POLIZIA MILITARE DEL REGIME DI ASSAD – Nel frattempo, arriva la notizia di un’altra defezione tra le fila del regime siriano. Il generale Abdulaziz al-Shalal, capo della polizia militare del regime, ha diffuso un messaggio video, che da quanto si apprende sarebbe stato registrato nella zona al confine turco-siriano, in cui annuncia di aver abbandonato l’esercito ufficiale per unirsi agli insorti. L’ufficiale, il più alto in grado ad aver disertato fino ad ora, imputa al regime l’utilizzo di armi chimiche e rivolge pesanti accuse nei confrotni di Assad: «Dichiaro la mia defezione dall’esercito del regime perché ha abbandonato la sua missione fondamentale che è quella di proteggere il Paese e si è trasformato in una banda che semina morte, distrugge città e villaggi, e commette massacri ai danni del nostro popolo innocente che chiede liberta». Prima di al-Shalal altre defezioni importanti avevano interessato il regime. Lo scorso luglio era toccato al generale di brigata, Manaf Tlas, ufficiale della Guardia Repubblicana, uomo che apparteneva al circolo ristretto del presidente Assad, mentre, ad agosto, era stato il turno dell’allora premier, Riad Hijab.

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