domenica, 22 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

L’affondo di Bersani a Monti, i partiti personali fanno male all’Italia
Pubblicato il 21-12-2012


Per la prima volta, da quando la prospettiva di un impegno in politica di Mario Monti si è fatta concreta, Pier Luigi Bersani mette da parte inviti e fair play e rivolge al Professore la stessa critica rivolta per anni a Berlusconi: “Non credo che i partiti costruiti intorno ad una persona facciano bene all’Italia”, è l’affondo del leader Pd. E anche se, assicura, i democrats non temono la ‘contesa’ del Prof., la presa di distanza lascia capire che il Pd non restera’ a guardare il duello tra Berlusconi e Monti perché, osserva Letta, “siamo in vantaggio ma vinciamo se giochiamo in attacco”.

PROGRAMMI E NON PERSONE – Anche se Monti non ha ancora tratto ufficialmente il dado, nel Pd non ci sono piu’ dubbi che il Professore sara’ uno degli avversari, forse il piu’ temibile, della campagna elettorale. Una scelta che Bersani non condivide, come ha gia’ detto a quatt’occhi al premier: “Noi siamo stati lealissimi con Monti, francamente non avremmo immaginato una contesa” e’ il rammarico espresso da Bersani, che per il Professore si sarebbe immaginato un futuro politico in parallelo, e non in concorrenza, con le scelte del Pd. Ma é anche la modalità di impegno in politica di Monti per un suo bis a lasciare perplesso il candidato premier del centrosinistra. “Ho sempre detto da tre anni – osserva – che non avrei mai messo il mio nome sul simbolo perché le formazioni politiche devono avere chiarezza, autonomia, devono essere guidate dalle persone e costruite intorno ai programmi e non alle persone”. Un’accusa che in passato Bersani ha sempre rivolto a quello che definisce “il partito dell’uomo solo al comando”, cioe’ il Pdl.

BERSANI NON CAMBIA ROTTA – Nonostante la delusione, i democrats non hanno intenzione di cambiare il suo schema di gioco. Bersani é convinto che il centrosinistra avrà i numeri anche al Senato ma in ogni caso, dopo il voto, è disponibile “ad un incontro con un centro moderato, europeista, saldamente costituzionale”. A questo punto, però, è il centro che deve dire con chiarezza che intenzioni ha perchè “noi siamo il partito piu’ grande”. Una richiesta di chiarezza che per ora ha avuto rispose “contraddittorie: qualcuno dice siamo alternativi, altri dicono siamo colloquiali. Io non mi sento alternativo al centro moderato, mi sento alternativo a Berlusconi e alla Lega”. Se con i centristi, per ora, resta l’invito al dialogo, il Pd non crede che Silvio Berlusconi abbia alcuna chance. Neanche una presenza massiccia in tv “può far scordare agli italiani dove ci ha portato”, attacca Bersani che si dice pronto ad un confronto tv con il Cavaliere che “ha il problema di rinverdire parole d’ordine ma perderà perché non è piuù il tempo delle favole”. A differenza dell’ex premier, il leader Pd assicura che non indorera’ la pillola agli italiani, che “c’e’ un campo sterminato di riforme e per questo serve una maggioranza politica e coesa” ma che, alla fine, “sono sicurissimo che ce la faremo”.

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