domenica, 22 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

Le ultime ore del governo Monti lasciano dietro un anno di lacrime e sangue
Pubblicato il 22-12-2012


Con le dimissioni di Mario Monti si chiudono poco più di 13 mesi di governo dei “tecnici”, nato il 18 novembre dell’anno scorso, quando dopo la larghissima fiducia del Senato, il professore incassa anche quella della Camera. Un anno di “sacrifici” e di “medicine amare”, riconoscerà lo stesso Primo ministro, che però, a inizio mandato, aveva assicurato che non ci sarebbero state “lacrime e sangue” e che tutti i provvedimenti sarebbero stati tesi al “rigore”, ma anche a “crescita ed equità”.

NELLA COMMISSIONE TRILATERAL – A fine novembre viene invitato alla Trilateral in compagnia di Angela Merkel e Nicolas Sarkozy a Strasburgo, sancendo il ritorno dell’Italia nel “club” dei Grandi d’Europa. Il 4 dicembre il governo vara il “Salva Italia”. È lo stesso Monti, durante la conferenza stampa in cui Elsa Fornero scoppia in lacrime, a ribattezzare così la manovra da 30 miliardi che prevede fra l’altro la riforma delle pensioni: messi in sicurezza i conti, scoppia però il nodo “esodati”.

IL DECLASSAMENTO DELL’ITALIA DI S&P’S – Nonostante il plauso internazionale a gennaio Standard & Poor’s declassa l’Italia. Il professore inizia allora a premere su Berlino per dare maggiori margini di manovra alla Bce. Oltre al sostegno di Francia, Spagna e Gran Bretagna, per convincere la Germania serve però anche la sponda della Casa Bianca che Monti ottiene volando a Washington: arriva così l’appoggio di Barack Obama, anche perché il presidente Usa – con la testa alle presidenziali – teme i riflessi della crisi europea sulla già traballante economia americana.

CRESCI ITALIA, UNA CRESCITA MOLTO DEBOLE –  Il governo, a fine gennaio, vara il decreto su concorrenza e liberalizzazioni che Monti ribattezza “Cresci Italia” sul quale, però, pesano però le pressioni dell’ex maggioranza e delle lobby. Il risultato delude molti osservatori, che solleveranno dubbi anche sui successivi “Cresci Italia 2” e sul “Dl Sviluppo”. Ma le risorse sono poche e l’impatto appare insufficiente. Una settimana dopo, il 27 gennaio, è il turno delle semplificazioni “Semplifica Italia”. Ancora una volta i veti incrociati delle forze di maggioranza influenzano il testo.

IL NODO SPINOSO DEL MERCATO DEL LAVORO – Ma il nodo spinoso che deve affrontare Mario Monti è quello la riforma del lavoro. Il ministro Fornero surriscalda il clima con i sindacati: l’art. 18 non è un “tabu”, dice. Presto si capisce che dietro le parole del ministro c’è lo stesso Monti che nei suoi contatti internazionali promette di modificare lo Statuto dei lavoratori. Stretto fra i veti di Pd e sindacati e le richieste del Pdl sulla flessibilità in entrata è costretto a rinunciare al decreto e propone un ddl. Ma tira dritto sui contenuti: per i licenziamenti economici l’unico rimedio deve essere l’indennizzo, non il reintegro. Il Cdm vara la riforma il 23 marzo.

LE ULTIME BATTUTE E L’INTERROGATIVO SULLA CANDIDATURA? – Negli ultimi giorni, il governo si concentra sull’ultima grande manovra: la legge di stabilità. A sorpresa propone l’abbassamento dell’Irpef per le fasce deboli in cambio dell’aumento dell’Iva. Il testo però non piace. Persino il fedelissimo Casini chiede di cambiarlo. Monti è costretto a modifiche chiedendo però saldi invariati. Ma la novità arriva sul fronte politico: Angelino Alfano annuncia che il Pdl non voterà più i provvedimenti dell’esecutivo. Napolitano media per una chiusura “ordinata” della legislatura. Ma è Monti a sorprendere tutti annunciando l’intenzione di dimettersi. E soprattutto non smentendo il proposito di scendere in campo nella campagna elettorale, nonostante il suo essere senatore a vita.

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