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Opinioni e commenti
 

Legge elettorale, Berlusconi e il Pdl remano contro
Pubblicato il 04-12-2012


Come gli sgherri di Don Rodrigo, oggi, il Pdl del Cavaliere sembra dire “Questa legge non s’addà fare”. Se chi vorrebbe far saltare il banco sulla legge elettorale avrà ragione o meno lo si saprà presto visto che alle 17.30 è prevista la ripresa dei lavori della Commissione Affari Costituzionali in Senato. In quella sede, infatti, verrà valutato l’eventuale nuovo emendamento del Pdl alla riforma elettorale che farebbe decadere il testo Calderoli su cui si è ragionato nell’ultima settimana e sul quale si era quasi arrivati all’accordo. È la stessa capogruppo del Pd al Senato, Angela Finocchiaro, ad attribuire la responsabilità della rottura al Cavaliere: «la colpa della rottura sulla trattativa per la riforma della legge elettorale non è neanche del Pdl al Senato, ma è di Berlusconi e della confusione che regna nel suo partito».

FINOCCHIARO (PD), LEGGE ELETTORALE SULLE SABBIE MOBILI. SI FISSI TETTO SU SPESE – La Finocchiaro, commentando la nuova bozza Quagliariello che rimette tutto in discussione, ha detto che: «Sulla legge elettorale siamo di nuovo sulle sabbie mobili. Ogni accordo raggiunto viene smentito il giorno dopo da un’ulteriore proposta che peggiora quella precedente. Ora si parla di un nuovo emendamento del Pdl, che cambierebbe nuovamente i termini del confronto. E questo avviene nonostante noi, con grande attenzione e cura, continuiamo a cercare un’intesa per il cambiamento». La Finocchiaro richiama anche le parole di Bersani: «Mi sembra che sia sacrosanto, e bene ha fatto Bersani a farlo dalla Libia, incalzare il Pdl, il presidente Berlusconi e il segretario affinché dicano cosa vogliono fare con la legge elettorale. Noi abbiamo chiesto e coerentemente continuiamo a chiedere che la legge elettorale assicuri la governabilità del Paese e la stabilità del nuovo esecutivo». In merito al tetto alle spese elettorali, la Finocchiaro ha precisato che il Pd è «contrario alle preferenze, ma che almeno ci sia un tetto di spesa, che non renda la campagna elettorale indecente, permeabile da parte di organizzazioni criminali o di finanziamenti occulti. Io sono laica, sto a guardare, mantengo l’impegno del mio partito per dare una nuova legge elettorale al Paese. Serve una nuova legge e non abbiamo ancora capito, ad oggi, a che gioco stia giocando il Pdl».

LA PROPOSTA DEL PDL, E LO SGRETOLAMENTO DEL GRANDE CAPO – Il Pdl avrebbe formulato una proposta che prevede un premio fisso di 50 seggi al primo partito che dovesse prendere tra il 25 e il 39 per cento. Ipotesi a cui il Pd risponde con un secco no. L’emendamento, a firma di Gaetano Quagliariello, sarebbe il risultato della riunione, tenutasi ieri sera, nel quartier generale del Pdl in via dell’Umiltà: al meeting era presente anche Calderoli. L’ex ministro, padre del “Porcellum”, stamani si è anche incontrato con il presidente della commissione Affari costituzionali, Carlo Vizzini. E, forse per non rispondere in merito al tentativo di bloccare la riforma della legge elettorale, Silvio Berlusconi ha deciso di disertare la presentazione del libro di Bruno Vespa “Il palazzo e la piazza”, prevista per domani pomeriggio. Appuntamento nel quale l’ex premier, secondo i “rumors” che si rincorrono in questi giorni, avrebbe annunciato la presentazione della nuova Forza Italia 2.0. «Il presidente Berlusconi mi ha chiesto di rinviare di qualche giorno la presentazione, fissata per domani», ha detto Vespa. Il Cavaliere ha chiamato il presentatore ieri sera poco prima della puntata di “Porta a porta” per cancellare l’impegno. Una decisione che potrebbe, appunto, essere legata anche all’intenzione di prendere tempo, in un momento di stallo sulla legge elettorale e di incertezza sul futuro del Pdl in un momento in cui il tema primarie si fa sempre più imbarazzante e cresce lo scarso gradimento verso Berlusconi e il suo possibile ritorno in campo.

IL MINISTRO RICCARDI, SIANO I CITTADINI A SCEGLIERE – «Io auspico che la riforma della legge elettorale passi, per la dignità stessa della politica, e sono molto preoccupato per gli italiani che non vanno a votare, come è avvenuto in Sicilia». Sono le parole del ministro per la Cooperazione e l’integrazione Andrea Riccardi che ha aggiunto che il futuro della legge elettorale «non dipende da me, noi tutti cittadini italiani siamo spettatori di questa storia». Riccardi, a margine della cerimonia di chiusura dell’Anno europeo dell’invecchiamento attivo, a Roma, ha anche parlato dei giovani in politica. Commentando il fatto che in questa legislatura solo l’1% degli under 30 ha trovato posto in Parlamento, il ministro ha detto che «la politica si deve aprire ai giovani, ma il problema della politica italiana non è solo e non tanto questo, quanto di aprirsi a visioni nuove e fresche, condivise da tutti. E poi, francamente, quelli che sono entrati in Parlamento nel 2008 sono stati nominati in un modo che ha suscitato alcune perplessità. Credo che debbano essere gli italiani a scegliere».

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

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@robbocap

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