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Opinioni e commenti
 

Legge elettorale: il Pdl la spinge su un binario morto, Berlusconi prepara la crisi
Pubblicato il 05-12-2012


Sembra proprio che la riforma delle legge elettorale viaggi verso un binario morto. E anche questa volta a pesare sarebbe la bufera che da giorni imperversa in casa Pdl. Neppure oggi Silvio Berlusconi scioglierà i suoi dubbi rispetto alla propria candidatura alla guida di un rinnovato centrodestra. E il Cavaliere per non cadere in imbarazzanti silenzi preferisce disertare la presentazione dell’ultimo libro di Bruno Vespa a Roma e rinviare il tutto al 12 dicembre. Mentre Berlusconi è in stand by tenendo i suoi sulle spine, al Senato si è sul punto di inabissare la riforma della legge elettorale per il palese ostruzionismo del Pdl. Il Pd non cede ed esprime il suo “no” secco all’ultima proposta avanzata da Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo del Pdl a Palazzo Madama: lasciare la soglia per ottenere il premio di maggioranza al 40% con la variante del “premietto” pari a 50 deputati alla Camera per partito o coalizione che raggiunga almeno il 30%. È la stessa capogruppo del Pd al Senato, Angela Finocchiaro, ad attribuire la responsabilità della rottura al Cavaliere: “La colpa della rottura sulla trattativa per la riforma della legge elettorale non è neanche del Pdl al Senato, ma è di Berlusconi e della confusione che regna nel suo partito”. Mentre il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, il socialista Carlo Vizzini ha commentato la situazione sottolineando che “non é un clima normale, mi auguro che prevalga il buon senso. Per il momento continuo a sperare che la situazione politica si sblocchi”.

SI RISCHIA DI CORRERE CON DUE SISTEMI ELETTORALI Stante i tempi strettissimi per approvare poi la riforma anche alla Camera, c’è il rischio che restino in piedi due diversi sistemi elettorali per Montecitorio e Palazzo Madama: una soluzione ritenuta positiva solo da chi punta a due diverse maggioranze che potrebbe creare la situazione più fertile per un Monti-bis dopo le elezioni politiche. Questa situazione ingarbugliata e confusa viene seguita con molta preoccupazione sia da Palazzo Chigi, sia dal Quirinale. L’esecutivo, secondo alcune indiscrezioni, starebbe valutando – con contatti con gli sherpa dei partiti – la possibilità di fissare per decreto la soglia del 40% per ottenere il premio di maggioranza (potrebbe essere l’unica variante dell’attuale Porcellum in vigore). Nel Transatlantico di Montecitorio si accavallano altre voci: il presidente Giorgio Napolitano, di fronte al flop della commissione Affari costituzionali del Senato, si accingerebbe a inviare un messaggio alle Camere proprio sulla legge elettorale. Berlusconi potrebbe cogliere l’impasse sulla riforma elettorale (o l’intervento dell’esecutivo) per aprire la crisi di governo.

IL CAV PENSA ALLA CRISI DI GOVERNO PER RINVERDIRE IL PARTITO Una ipotesi riguardante l’ex premier potrebbe essere quella dell’election day come altra questione dirimente per la rottura della maggioranza. Tra le fila del Pdl c’è sconcerto su quest’ultimo scenario. Molti deputati confidano che “quando Berlusconi resta ad Arcore finisce per essere influenzato soprattutto dalla Santanché, mentre quando torna a Roma è più controllabile perché ha a che fare con i parlamentari del partito e con il più moderato Alfano”. Con la crisi di governo, si fa notare in casa Pdl, Berlusconi si riserverebbe l’appoggio esterno agli ultimi provvedimenti della legislatura del governo Monti iniziando a prenderne le distanze. In questo modo, si aggiunge, in previsione della formazione delle liste elettorali, potrebbe tornare a controllare chi deve tornare in Parlamento o chi deve lasciarlo, decidendo pure di inserire alcune nuove individualità. Il percorso disegnato dal Cavaliere trova assenso tra le fila della Lega Nord che ritroverebbe una sponda politica con cui pensare al futuro. Roberto Maroni ha già detto che “la crisi di governo aprirebbe una nuova fase del rapporto con il Pdl”. Potrebbe riaprirsi anche la trattativa su una possibile coalizione a due da presentare per le elezioni regionali in Lombardia. Pure gli ex An, che lo hanno proposto più volte (a iniziare da Giorgia Meloni candidata in pectore di primarie che potrebbero non farsi), sono affascinati dallo scenario della crisi di governo fino al punto che il “divorzio consensuale” dal Pdl potrebbe rientrare o accelerarsi, dopo che i sondaggi di Renato Mannheimer hanno dimostrato in tv che Forza Italia ed ex An prendono più voti separati che uniti nel Pdl. Intanto sulla riforma della legge elettorale Pdl e Pd hanno tenuto le rispettive assemblee dei gruppi al Senato nella tarda serata di ieri.

Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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