lunedì, 16 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

L’Eurozona fa un passo avanti: via libera alla supervisione bancaria unica della Bce
Pubblicato il 13-12-2012


Dopo una riunione fiume, il consiglio dei Ministri delle Finanze dei 27 Paesi dell’Unione Europea, riunitosi a Bruxelles, ha raggiunto all’unanimità un accordo sulla supervisione bancaria accentrata a livello europeo. In base all’accordo, la supervisione unica sarà implementata nel corso del 2013 e sarà operativa a partire dal primo marzo del 2014. La BCE potrà vigilare direttamente sulle banche europee che hanno un attivo superiore a 30 miliardi di euro, oppure i cui attivi pesino più del 20% del prodotto interno lordo del Paese d’origine o ancora che beneficino di un programma di aiuto europeo. Si stima che fra i 150 e 200 istituti finanziari dovrebbero essere così assoggettati alla vigilanza diretta della Banca Centrale Europea.

ECCO LE BANCHE SOTTO VIGILANZA – Su questi istituti la BCE sarà l’autorità competente, ad esempio, per assicurare il rispetto dei requisiti di patrimonializzazione minima o degli indici di liquidità. L’esercizio quotidiano dell’attività di vigilanza resterà comunque in capo alle autorità nazionali, che continueranno ad occuparsi anche di tutti i compiti non espressamente assegnati alla BCE, come ad esempio la vigilanza sull’anti-riciclaggio, l’autorizzazione all’apertura di filiali, il controllo dei sistemi di pagamento. Le banche più piccole, che non saranno sottoposte alla vigilanza bancaria unica, resteranno sotto il solo controllo delle autorità bancarie nazionali. Ma anche in questo caso la BCE potrà comunque riprendere in mano il dossier laddove lo giudichi necessario, emettere raccomandazioni o imporre sanzioni finanziarie.

NASCE UN CONSIGLIO DI SUPERVISIONE AD HOC – Il meccanismo di vigilanza accentrata unica interesserà, in un primo momento, unicamente i 17 Paesi della zona euro. Gli altri 10 Paesi dell’Unione che vorranno aderire lo potranno fare, anche se il Regno Unito, la Repubblica Ceca e la Svezia hanno già indicato di non essere interessati. Al fine di assicurare la separazione delle funzioni di politica monetaria da quelle di vigilanza, in seno alla BCE la supervisione sarà assicurata da un apposito consiglio di supervisione che sarà composto dai 17 rappresentanti delle banche centrali dei Paesi dell’Unione Monetaria, da quattro membri della BCE, da un presidente e un vicepresidente. Visto che le decisioni di questo organo dovranno essere comunque convalidate dal consiglio dei Governatori, che rappresenta il massimo organo direttivo in seno alla BCE, per tutelare le posizioni dei Paesi che non sono membri dell’Unione Monetaria ma che fanno parte della Unione Europea, è previsto sia costituito un comitato indipendente di ultima istanza che interverrà in caso di disaccordo tra le decisioni del consiglio di supervisione e quello dei Governatori.

MODALITA’ DI VOTO, ECCO COSA CAMBIA – Infine, l’accordo raggiunto a Bruxelles prevede anche un cambio delle modalità di voto in seno all’Autorità Bancaria Europea, che rimane l’autorità di riferimento per l’emanazione della regolamentazione secondaria per tutte le banche dei 27 Paesi europei. Secondo quanto concordato a Bruxelles, in seno agli organi decisionali dell’EBA si formeranno due gruppi: quello dei Paesi che aderiscono all’unione bancaria e quello dei Paesi che non ne fanno parte. Affinché una decisione vincolante possa essere assunta dall’EBA occorre che vi sia una maggioranza in entrambi i gruppi: questo meccanismo dovrebbe evitare che in seno all’EBA i Paesi che aderiscono all’unione bancaria dominino sugli altri. L’accordo dei ministri delle Finanze consentirà ora alla presidenza europea di trattare con il Parlamento Europeo per arrivare ad un’approvazione formale della vigilanza bancaria unica, auspicabilmente entro la fine dell’anno.

UN ACCORDO IMPORTANTE PER TRE RAGIONI – L’accordo di ieri rappresenta una soluzione di compromesso tra la posizione franco-italiana che mirava ad estendere la vigilanza bancaria accentrata a tutte le banche europee, e la posizione tedesca, che voleva escludere dalla vigilanza accentrata le proprie banche regionali. Ma, pur essendo un compromesso resta comunque un accordo importante per almeno tre ragioni. Primo, esso prelude alla ricapitalizzazione diretta delle banche da parte del Meccanismo Europeo di Stabilità, ricapitalizzazione che dovrebbe interrompere quel circolo vizioso che in molti Paesi europei ha alimentato la crisi dei debiti sovrani. Secondo, l’accordo consentirà di livellare meglio il terreno di gioco tra le principali banche europee. Terzo, l’intesa rappresenta un ulteriore passo in avanti verso quella costruzione europea che passa prima per l’unione bancaria, poi per l’unione fiscale ed  infine per l’unione politica.

Alfonso Siano

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