mercoledì, 12 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Migranti, questi sconosciuti. Che non siano più corpi senza nome restituiti dal mare
Pubblicato il 15-12-2012


Esistono notizie che in molti casi, purtroppo, diventano quasi normalità. Notizie a cui ci abituiamo, non ci facciamo più caso. Guerre infinite o carestie in Africa. Autobomba in Iraq o Afghanistan. E per arrivare a luoghi più vicini, gli sbarchi di migranti a Lampedusa o sulle coste italiane. Un certo modo di fare informazione ha assuefatto il pubblico a tutto questo. L’arrivo di migranti diventa una mera notizia di cronaca che in molte occasioni diventa un piccolo box nei giornali o una notizia letta al telegiornale. Le tragedie in mare, quando ne veniamo a conoscenza, sono un titolo da prima pagina solo in alcuni momenti, altrimenti rischiano anch’esse di essere trattate come una notizia di cronaca. Sarebbe fin troppo semplice fare il paragone con la grande nave da crociera affondata al Giglio e il gigantesco spazio che a distanza di tempo ancora ha sui media. Ancora più semplice il confronto con le notizie di gossip. Il problema vero è che in tempo di crisi economica, i migranti sono diventati gli ultimi degli ultimi, i veri invisibili del Terzo millennio. Se già le Istituzioni europee, per esempio, non sono quasi mai riuscite a dare una risposta unica e univoca, oggi le questioni legate ai flussi migratori sono in fondo all’agenda europea. Eppure l’Ue vince il premio Nobel per la pace e si fregia di essere l’icona di parole come solidarietà.

NON ATTENDERE LA PROSSIMA EMERGENZA – Bisognerebbe arrivare a Lampedusa, questa piccola e splendida isola più vicina all’Africa che all’Europa, per capire quanto la questione migranti sia centrale, quotidiana e in troppi casi drammatica. Oppure andare sul fiume Evros, dove addirittura vengono innalzati muri per respingere i migranti. O guardare le facce di chi cerca di mettere piede a Ceuta e Melilla, tra filo spinato, reti e la Guardia Civil spagnola. Non c’è per forza bisogno di un’emergenza, o pseudo tale, per occuparsi della questione migranti. Ci sarebbe bisogno invece di una politica europea coesa che sappia dare le stesse risposte in ogni situazione e che soprattutto sappia dialogare con la sponda sud del mediterraneo: gli sbarchi, infatti, non possono più essere un “problema” solo italiano, spagnolo o greco. Qui da noi, per esempio, non si può pensare di lasciare sempre da sola l’isola di Lampedusa, con la sua forza, con la sua gente e con i suoi operatori sempre in prima fila a salvare chi si mette in mare alla ricerca di un approdo sicuro.

CAMBIO DI MENTALITA’ –  Poi, servirebbe forse un cambio di mentalità, un passo in avanti dal punto di vista culturale. E su questo il ruolo della stampa è fondamentale, oltre ai numeri che vengono dati quando ci sono gli sbarchi. Prima di tutto servirebbe più analisi del fenomeno migratorio per poter spiegare chi sono queste persone, da che cosa scappano e cosa cercano. Non usare termini dal significato diverso come sinonimi: migrante, clandestino, rifugiato, sono per esempio tre parole molto differenti che nell’immaginario collettivo evocano immagini distinte e fin troppo chiare. Bisogna raccontare le storie delle persone, dare spazio al vissuto dei migranti come di chi li aiuta quotidianamente. E magari lasciare le polemiche politiche strumentali in ultima battuta. Questo articolo è scritto in un giorno qualunque, senza sbarchi e senza tragedie nel mare, ma vuole essere una riflessione su quello che ognuno di noi nel proprio campo può fare. Perché i migranti non siano più solamente un numero o l’emergenza di Lampedusa. O peggio dei corpi senza nome che ogni tanto il mare ci restituisce. Nell’Europa del 2012 questo è veramente inaccettabile.

Tommaso Della Longa

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