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Opinioni e commenti
 

Napolitano: «Per l’Italia in Europa il cammino è segnato»
Pubblicato il 18-12-2012


Chiunque vincerà le elezioni e a prescindere dai diversi programmi elettorali “in Europa il cammino è segnato”. E’ un bilancio positivo, anzi “fecondo”, quello che il presidente della Repubblica Napolitano fa del governo nonostante la chiusura sia avvenuta «con una lieve anticipazione rispetto alla scadenza naturale» e con una «brusca accelerazione». Poi il richiamo all’Italia in Europa, al suo ruolo nel conferimento del nuovo incarico e all’amarezza per le riforme mancate.

IL CAMMINO DEL PAESE E’ SEGNATO – In occasione della cerimonia per lo scambio degli auguri con le alte cariche dello Stato al Quirinale, il Capo dello Stato ha premesso che in vista del confronto elettorale “su ciascuna forza politica incomberà il dovere della proposta e quindi l’onere di provarne la sostenibilità. E la sede della verifica alla quale chi governerà non potrà sottrarsi è quella dell’ormai codificato ‘semestre europeo’, in linea con un nuovo quadro di regole per il rafforzamento sia della sorveglianza e del coordinamento delle politiche economiche”. Perciò ha spiegato il presidente della Repubblica “su molti tempi importanti resta intatta la libertà di distinzione e competizione tra diversi programmi politici e di governo, per la posizione dell’Italia in Europa il cammino è segnato”, una “consapevolezza che prevarrà nell’Italia del dopo-elezioni, mi sento di dirlo serenamente ai nostri partner europei”.

IL NUOVO INCARICO – In chiusura, il presidente Napolitano è tornato sul «ruolo del presidente nel conferimento dell’incarico ai fini della formazione del governo». Questa volta il nuovo incarico per il governo sarà di tipo politico: «Non c’è chi non veda come si stia ora per tornare a una naturale riassunzione da parte delle forze politiche del proprio ruolo, sulla base del consenso che gli elettori accorderanno a ciascuna di esse. E sarà quella la base su cui poggeranno anche le valutazioni del capo dello Stato».

AMAREZZA PER LE RIFORME MANCATE – Amarezza e preoccupazione è stato il sentimento espresso dal Capo dello Stato «per il corso limaccioso dell’antipolitica e il qualunquismo istituzionale». Riforme mancate: per quelle istituzionali «è stata un’altra legislatura perduta», ha aggiunto il presidente facendo riferimento alle aspettative «troppo fiduciose» nate col governo dei tecnici e in qualche modo tradite. «Il fatto imperdonabilmente grave è stato fallire la prova della riforma della legge elettorale del 2005, su cui pure la Corte Costituzionale aveva sollevato seri dubbi di legittimità». E un riferimento alla diffidenza reciproca, all’ambiguità di posizioni continuamente mutevoli, al tatticismo esasperato.

Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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