martedì, 18 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

P. A., Patroni Griffi: «260mila precari. Non si può pensare a una stabilizzazione di massa»
Pubblicato il 05-12-2012


Duecentosessantamila. Questa l’allarmante cifra dei precari nella pubblica amministrazione, considerate tutte le forme di flessibilità e di contratto a termine. Il dato rientra nelle prime proiezioni rese note stamane dal ministro della Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi e contenute nel Conto annuale 2011 della Ragioneria, non ancora uscito. Il responsabile del dicastero ha fatto presente che «non si può pensare a una stabilizzazione di massa, sarebbe contro il dettato costituzionale e annullerebbe la possibilità di entrata nelle amministrazioni pubbliche dei giovani. Ogni soluzione deve essere graduale».

LE CIFRE DEI PRECARI E GLI ESUBERI La metà dei precari è nella scuola (130.000), 115.000 sono nella sanità e negli enti locali e 15.000 nelle amministrazioni centrali. Secondo Patroni Griffi tra le possibilità per risolvere temporaneamente il problema dei contratti in scadenza c’è la deroga al limite massimo per i contratti a termine (36 mesi), portandolo in alcuni casi specifici a 60 mesi. Sul fronte degli esuberi il ministro ha spiegato che oltre ai 4.028 esuberi già previsti in 50 amministrazioni pubbliche, ne vanno aggiunti altri 3.300 fra i dipendenti di enti previdenziali ed enti parco, per un totale di eccedenze che arriva a quota 7.300.

PATRONI GRIFFI, NO A STABILIZZAZIONE DI MASSA Il ministro ha spiegato che il fenomeno dei precari nella Pa, è «un problema che si è accumulato nel corso degli anni ed è legato anche al blocco del turn over». Dunque, secondo il parere di Patroni Griffi, «non si può pensare che sia un problema risolvibile in pochi mesi» e «non si può pensare ad una stabilizzazione di massa di questo personale», anche perchè «altrimenti si avrebbe un blocco delle assunzioni di giovani per molti anni».

LE SOLUZIONI NELL’IMMEDIATO Patroni Griffi ha poi illustrato «l’orientamento del governo nell’immediato» per risolvere il fenomeno. In primis, «mandare a regime una norma già varata dal precedente governo, con una riserva di posti costante nei concorsi ad esame per il personale, con contratti a termine, che abbia maturato esperienza triennale nella Pa», ha spiegato. Inoltre «la possibilità per le P.A. di rinnovare i contratti di lavoro a termine – ha aggiunto il minsitro – anche oltre il termine dei 36 mesi previsto, sulla base di criteri definiti in sede di accordo collettivo».

Silvia Sequi

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