martedì, 18 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Pirellone, si allarga l’inchiesta sulle presunte “spese pazze”. Sale a 62 il numero dei consiglieri invitati a comparire in Procura
Pubblicato il 21-12-2012


Sale a 62 il numero degli ex consiglieri regionali lombardi che dovranno essere ascoltati dai magistrati nell’ambito dell’inchiesta milanese sulle presunte “spese pazze”. Altri 37 consiglieri hanno infatti ricevuto ieri l’invito a comparire in Procura, dopo i primi 22 di venerdì scorso (11 per consiglieri del Pdl e 11 leghisti) e dopo altri tre consiglieri finiti sul registro degli indagati lo scorso ottobre. Si allarga sempre più l’inchiesta che sta travolgendo il Pirellone, sede del Consiglio regionale della Lombardia. Nel mirino delle Fiamme Gialle vi sono i presunti rimborsi illeciti con soldi pubblici a fronte di spese ritenute sospette: denaro che gli ex consiglieri regionali (il Consiglio si è sciolto) avrebbero ottenuto, a vario titolo, tra il 2008 e il 2012. Nel frattempo i finanzieri stanno procedendo all’acquisizione di documenti relativi alle spese anche di altri gruppi consiliari, tra cui Pd, Idv e Sel.

I CONSIGLIERI DI PDL E LEGA – Il numero dei nuovi consiglieri indagati è pari a 37, di cui 22 sono del Pdl e 15 del Carroccio. Tra questi spiccano la leghista Rosi Mauro – eletta al Pirellone nel 2005 e rimasta fino al 2008 per poi divenire vice presidente di Palazzo Madama – e il figlio di Umberto Bossi, Renzo.

L’INCHIESTA DI MILANO – A far partire l’inchiesta, lo scorso 10 ottobre, è stato il procuratore aggiunto di Milano, Alfredo Robledo che aveva disposto un accertamento della Guardia di Finanza nella Regione Lombardia per effettuare controlli sui rendiconti 2008-2010, relativi ai rimborsi per i gruppi consiliari del Pdl e della Lega. L’indagine, condotta anche dai pm Paolo Filippini e Antonio D’Alessio, ha fatto emergere le prime anomalie relative al leghista Davide Boni, ex presidente del Consiglio regionale, travolto da un’indagine per corruzione, all’ex assessore del Pdl, Franco Nicoli Cristiani, arrestato un anno fa con in casa una tangente da 100 mila euro, e all’ex assessore regionale Massimo Buscemi del Pdl.

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