giovedì, 21 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Spagna, tutti pazzi per “Las Constituyentes” ovvero l’altra metà (rosa) della Storia
Pubblicato il 15-12-2012


Ogni dicembre, quando si avvicina l’anniversario della “Carta Magna” spagnola, i telegiornali raccontano di quegli uomini – “i Padri della Costituzione” – che nel 1978 scrissero l’attuale costituzione spagnola, relegando nello spazio degli aneddoti la presenza delle ventisette donne, ventuno deputate e sei senatrici che componevano Las Cortes nella Costituente del 1977 al 1979, una manciata di anni fa, ma nei quali, in Spagna le donne dovevano ancora disporre di un’autorizzazione maschile praticamente per tutto.

ALTRO CHE PROVOCAZIONI – Per colmare alle lacune di questi anni, dopo i successi raccolti nei festival europei, arriva nei cinema spagnoli il documentario “Las Constituyentes” diretto da Oliva Acosta, regista andalusa che, come ama descriversi, in una vita precedente ha lavorato a New York presso la sede dell’ONU per il settore che si occupa dell’uguaglianza e dello sviluppo sociale. Con una provocazione la regista presenta il suo ultimo lavoro: “provate ad immaginare se la storia della vostre famiglie fosse conosciuta solo per i racconti del nonno, del papà, di vostro fratello? E che le nonne, le madri, le mogli rimanessero escluse. Non si può raccontare la storia di un Paese senza la metà di quel Paese, e questo è quello che è successo fino ad ora”. Tre anni di lavorazione per il docufilm che racconta la vicenda delle ventisette donne, deputate e senatrici, che con il loro impegno nella legislatura costituente furono protagoniste del cambio politico verso la democrazia in Spagna, difendendo attivamente l’uguaglianza di diritti tra uomini e donne. Un debutto nazionale che anticipa le uscite in altri Paesi in Europa, escluse per ora le sale italiane, salvo la partecipazione ad alcuni festival.

LE MADRI DELLA COSTITUZIONE  – “La sfida al botteghino”, spiega la regista, “è simile a quella di Davide contro Golia, e per questo ancor più emozionante. Attraverso l’esperienza personale di queste pioniere della politica, racconto una parte appassionante della storia della partecipazione politica delle donne in Spagna fino ad un’analisi sulla situazione attuale, grazie a un incontro registrato nella sala de los Pasos Perdidos del Senato tra le ‘madri della Costituzione’ e le donne che hanno partecipato alla vita politica spagnola degli ultimi governi”. Oliva Acosta racconta che “è stato necessario ripercorrere la storia della nostra democrazia con una visione di genere, su questo momento storico, una scelta per dare valore e recuperare la memoria di queste ventisette donne, che, recuperando il testimone di Clara Campoamor, a lei si deve il suffragio femminile in Spagna, hanno difeso con grande dignità l’uguaglianza tra i generi, che contribuendo attivamente attraverso riforme parlamentari inserirono nel dibattito politico la partecipazione e i diritti delle donne”. “L’anima della pellicola – aggiunge la cineasta – è quella di recuperare la memoria di queste donne, raccontando una parte della nostra storia recente, fino ad oggi sorprendentemente inedita, portando anche solo un mattoncino nella costruzione della storia spagnola attraverso la prospettiva delle donne. Non si può raccontare la storia di un Paese senza la metà di quel Paese, e questo è quello che è successo fino ad ora”.

UNA LOTTA DAL DI FUORI E DAL DI DENTRO – Le protagoniste di “Las Constituyentes” hanno lottato, prima da fuori durante la dittatura franchista, poi da dentro il Congreso per far sì che nella transizione democratica non si dimenticasse di affrontare il tema dell’uguaglianza e di una democrazia che per essere tale deve essere anche paritaria. “L’immensa maggioranza degli uomini non aveva mostrato nessun problema a dichiararsi a favore dell’uguaglianza per nascita, razza, sesso, religione, opinione o qualsiasi altra condizione o circostanza personale come definito dell’articolo 14 della Costituzione spagnola, però qualche problema in più”, ammette la regista, “c’era nell’attuazione del articolo 9, che è quello dove si obbliga i governi a garantire quella uguaglianza esplicitata solo cinque articoli più in la”. Se una frase può riassumere i settanta minuti è senza dubbio quella di Michelle Bachelet pronunciata nel film da Bibiana Aido, già ministra dell’uguaglianza dell’ultimo governo socialista, e oggi consigliera della stessa Bachelet alla presidenza di UnWomen, “quando una donna entra in politica cambia la donna, ma quando sono tante le donne che entrano in politica, cambia la politica”.

Sara Pasquot

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