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Opinioni e commenti
 

Una storia lunga 120 anni: alla camera si celebra il socialismo italiano
Pubblicato il 12-12-2012


Alla presenza del segretario del Psi Riccardo Nencini e del coordinatore nazionale Marco Di Lello, del Capo dello Stato Giorgio Napolitano, del presidente della Camera Gianfranco Fini, del Presidente della Fondazione per il Socialismo Gennaro Acquaviva e degli storici Piero Craveri e Massimo Salvadori – oggi alla Camera dei deputati – si sono ripercorsi i 120 anni di storia cruciale del Paese e del mondo che il Socialismo ha accompagnato e modellato. La Fondazione della Camera dei deputati, in collaborazione con la Fondazione Socialismo, ha promosso infatti un incontro per celebrare la ricorrenza dei 120 anni di storia del Partito socialista italiano ricordando i valori, i protagonisti e le conquiste più emblematiche. Nell’ambito dell’incontro è stato proiettato un filmato dal titolo «Immagini di 120 anni di Socialismo» realizzato da Tonino Farisi.

NENCINI, CELEBRAZIONI SI CONCLUDONO CON SINISTRA RIFORMISTA CHE AMBISCE A GOVERNARE – Secondo il leader del Psi, Riccardo Nencini non poteva esserci conclusione migliore di quella di oggi perché viene fatta di fronte «al capo dello Stato che ha una storia che si intreccia con la nostra». «Il 120esimo si conclude – prosegue il segretario socialista – con la sinistra riformista che ambisce a diventare forza di governo e che individua nella casa socialista europea il suo portolano». Nencini conclude dichiarando che «la manifestazione di oggi è ideale perché consegna il testimone al convegno che si terrà venerdì e sabato, a Roma. Un incontro organizzato dal Partito democratico, cui parteciperanno molti leader dei partiti socialisti e socialdemocratici europei, segno della vitalità di una storia».

GIANFRANCO FINI,  SOCIALISMO INTIMAMENTE CONGIUNTO ALLA NOSTRA STORIA – La storia socialista «è parte rilevante della biografia collettiva degli italiani. Una storia che si impone alla considerazione e all’attenzione di tutti, al di là di ogni orientamento politico e culturale, perché intimamente congiunta all’irruzione delle masse popolari sulla scena politica nazionale, a cavallo del diciannovesimo e ventesimo secolo, e all’affermazione di quei principi di uguaglianza e giustizia sociale che tanta parte hanno avuto nella dinamica storica dell’Italia e dell’intera Europa». Lo ha detto il presidente della Camera Gianfranco Fini, che ha sottolineato come il Socialismo «sapeva dare risposte». Fini ha proseguito ricordando figure storiche del Socialismo, prima tra tutte quella di Carlo Rosselli, «fautore, fin dagli anni Venti e Trenta, di un’idea di socialismo che superava la teoria della dittatura del proletariato, per ridefinire l’obiettivo dell’emancipazione dei ceti popolari nell’ambito della democrazia liberale. Ma, – ha continuato Fini – limitatamente ai primi, cruciali decenni della storia repubblicana, la figura che deve essere innanzi tutto ricordata è sicuramente quella di Pietro Nenni, che riassume la complessità del rapporto tra socialisti e comunisti nel nostro Paese». Del leader socialista, il presidente della Camera ha ricordato poi le «scelte modernizzatrici» compiute negli anni Cinquanta, «nel nome di quella “politica delle cose” con la quale ricercava un incontro tra socialisti e democratici cristiani per varare riforme ritenute “indilazionabili”». «Il lavoro di Nenni sarà proseguito da Francesco De Martino, Giacomo Mancini, Bettino Craxi», ha quindi concluso Fini, ricordando che «un altro grande capitolo della democrazia italiana è quello scritto da un socialista salito al vertice delle Istituzioni della Repubblica»: Sandro Pertini. Il presidente della Camera ha voluto concludere proprio citando un passaggio di un discorso in cui Pertini riassumeva la sua idea di Repubblica, «forte con i colpevoli, umana con i deboli e i diseredati».

FAUSTO BERTINOTTI, IL SOCIALISMO ITALIANO HA TRASFORMATO LA PLEBE IN CITTADINI COSCIENTI – «Una grande storia lunga più di un secolo dentro la storia del Movimento operaio». Così Fausto Bertinotti definisce il Socialismo italiano. Secondo il presidente della Fondazione Camera dei Deputati, infatti, il Socialismo è stato un tassello essenziale di quell’Europa che definisce come «il punto più alto mai raggiunto della storia della civiltà del lavoro». Il contributo dell’originalità dei socialisti italiani ha contato soprattutto «sulle municipalità, e sul contributo della società civile». Un partito «internazionale», ricorda Bertinotti, che «grazie alla sua autonomia ha saputo contrastare come nessun altro lo Stalinismo». Ma, soprattutto, afferma Bertinotti, «un partito che ha saputo trasformare la plebe in cittadini coscienti dei propri diritti». In conclusione Bertinotti lancia uno sguardo sul presente e sul futuro, interpretando la crisi attuale come il frutto, anche, di una «forte difficoltà nel formulare una proposta politica alternativa al modello corrente». Per questo, conclude Bertinotti, «dobbiamo andare alle radici e riscoprire la declinazione nel presente del grande tema dell’eguaglianza sociale che rappresenta la più grande sfida delle nostre società che sempre più negano questo valore. Il nome di questa proposta di eguaglianza è Socialismo».

GLI STORICI – Gli storici Piero Craveri e Massimo Salvadori ricordano «il ruolo del Psi nella storia italiana come un tratto indelebile della cultura e della politica italiana» che, «grazie alla polifonia e alla molteplicità dei suoi approcci è riuscito a introdurre in Italia il modello dei sindacati di categoria e generali». Un’entità politica basata sui «tre principi fondamentali del laicismo, dell’autonomia e del gradualismo riformista» che il Partito forniva e trasmetteva attraverso l’Avanti!.

IL PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE SOCIALISMO GENNARO ACQUAVIVA –  Per il presidente della Fondazione Socialismo Gennaro Acquaviva, Il Partito socialista italiano è un patrimonio della Nazione essendo «fondato su una cultura e non sull’appartenenza di classe». Per questo il Psi ha saputo partire dal basso, radicandosi nel sociale, costruendo le cooperative, le leghe e i sindacati perché fondato sul riconoscimento dei bisogni e non sulle rigidità ideologiche.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

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@robbocap

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