domenica, 17 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Abu Ghraib, primo risarcimento milionario per i detenuti torturati
Pubblicato il 09-01-2013


Pagheranno 5 milioni di dollari per risarcire 71 ex prigionieri. Questo l’accordo raggiunto sul risarcimento che dovrà pagare un’azienda appaltatrice, la cui filiale era stata accusata di cospirazione per le torture subite dai detenuti del carcere iracheno di Abu Ghraib. A versare la somma sarà l’americana Engility Holdings per conto della L-3 Services. Quest’ultima è l’azienda che ha fornito traduttori all’esercito americano dopo la guerra in Iraq. Nel 2006, L-3 Services aveva più di 6.000 traduttori dislocati sul territorio iracheno e gestiva un contratto da 450 milioni di dollari, come riferì all’epoca uno dei dirigenti durante una conferenza di investitori.

PRECEDENTE STORICO – Il risarcimento che la Engility dovrà corrispondere ai detenuti segna il primo tentativo riuscito da parte degli avvocati degli ex prigionieri iracheni contro appaltatori della difesa nei processi relativi alle torture subite. Uno di loro, l’avvocato Baher Azmy ha detto che ciascuno dei 71 iracheni ha ricevuto una parte della liquidazione per aver sofferto «vaste e feroci torture e abusi». L’avvocato Azmy ha detto anche che se alcuni soldati hanno affrontato la corte marziale per il loro ruolo negli abusi ad Abu Ghraib, l’esercito americano non ha perseguito gli appaltatori privati.

LE ACCUSE – I 71 ex prigionieri avevano accusato la L-3 Service (oggi Engility Holdings), e altre società subappaltatrici dell’esercito Usa, di «aver partecipato, approvato o coperto i maltrattamenti dei prigionieri da parte dei funzionari militari degli Stati Uniti». «Il 5 ottobre 2012, le parti hanno raggiunto l’accordo per porre fine al procedimento giudiziario con il pagamento di 5,28 milioni di dollari», ha scritto l’azienda. La L-3 Service forniva interpreti all’esercito Usa. Gli abusi commessi ad Abu Ghraib emersero nel 2004 con la pubblicazione delle fotografie dei detenuti iracheni umiliati e maltrattati dai soldati americani un anno dopo l’invasione del Paese. Gli scatti mostravano i prigionieri minacciati con i cani, denudati e legati: 11 soldati vennero condannati per aver violato le norme militari a pene fino a un massimo di 10 anni.

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