domenica, 22 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Al cinema arriva “No”: sconfiggere il regime con la creatività
Pubblicato il 25-01-2013


no-Garcia Bernal

“No”, un titolo secco e deciso. “No” come la scelta del popolo cileno. Il nuovo film del regista Pablo Larrain narra il Cile del 1998, quando il dittatore Augusto Pinochet fu costretto a indire un referendum per far scegliere il popolo se porre fine alla dittatura o mantenerla. I cileni optarono per il “no”, tornando a libere elezioni l’anno successivo. La pellicola, che in Italia uscirà il prossimo aprile, vede il ritorno sul grande schermo dell’attore messicano Gael Garcia Bernal, nei panni di Renè Saavedra, il giovane pubblicitario che, convinto dagli oppositori di Pinochet, riuscì a elaborare una campagna referendaria vincente a favore del “no” al regime.

LA TRAMA DEL FILM – Il film, candidato agli Oscar per la miglior pellicola straniera, racconta la storia di Saavedra che, con il suo carisma e le sue idee stravaganti, elabora una campagna contro la dittatura di Pinochet. Il ragazzo infatti decide di trasmettere un messaggio più simpatico: rifacendosi allo spot di una bibita, suo precedente lavoro, Renè raccoglie immagini di vita quotidiana, in cui la gente sorride dinanzi a un futuro più sereno e finalmente democratico. Il giovane riuscì dunque a ridare speranza nei cuori del popolo cileno da anni oppresso e sfiancato dal regime.

LO SCOPO DEL REGISTA – Il regista Pablo Larrain, dopo “Post Mortem”, torna a parlare del suo Cile, e questa volta lo fa con un approccio più umoristico, grazie alle idee nuove e innovative del giovane protagonista. La sfida tra i sostenitori di Pinochet e i suoi oppositori diviene infatti umoristica perché l’una riformula le idee dell’altra fazione, cercando di convincere la popolazione a votare a suo favore. Larrain narra la storia di un Paese non libero, dove non era possibile avanzare le proprie idee che non fossero in linea con il regime. Il regista inoltre invita lo spettatore a pensare che la libertà si può conquistare non solo con la lotta, ma anche con la creatività: sono infatti le manifestazioni e le pubblicità che riescono a unire il popolo cileno, dando un senso al loro futuro.

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