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Opinioni e commenti
 

Carroccio: nel mirino della Procura benefit, affitti pagati e stipendi extra ai leghisti del Senato
Pubblicato il 07-01-2013


A poche settimane dall’importante tornata elettorale, che vede candidato alla Regione Lombardia il segretario federale Roberto Maroni, calano nuove e pesanti ombre sul Carroccio. Questa volta a essere sotto la lente della Procura di Roma è la dubbia gestione di 3 milioni di euro, erogati dal Senato al gruppo, da parte dei leghisti a Palazzo Madama, per spese “allegre”, quali benefit, affitti pagati ed extra stipendi. A fornire una dettagliata documentazione è stata Manuela Maria Privitera, ex segretaria del tesoriere del gruppo al Senato, Piergiorgio Stiffoni. Sempre secondo quanto riferito da Privitera ulteriori benefici sarebbero stati indirizzati ad alcuni collaboratori per finalità ancora non chiare.

LE DICHIARAZIONI DELLA EX SEGRETARIA – La donna ha riferito che il gruppo leghista al Senato, non solo pagava l’affitto del senatore Federico Bricolo e una sua carta di credito (2.028 euro), ma ha segnalato inoltre l’esistenza di bonifici erogati, fino al novembre 2011 «a Bodega, 778 euro (Lorenzo, commissario nazionale del movimento) e Mazzatorta, 683 euro (Sandro, sindaco di Chiari)». Inoltre, al senatore ed ex ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli ogni mese sarebbero stati consegnati 2.000 euro, uno stipendio extra rispetto a quello che percepisce come senatore.

LE ACCUSE DELL’EX TESORIERE DEL GRUPPO AL SENATO Lo scorso giugno, l’ex tesoriere del gruppo al Senato, Piergiorgio Stiffoni aveva dichiarato che se dovesse essere condannato per il reato di peculato «la stessa sorte dovrebbe toccare a tutti i senatori della Lega, Bricolo per primo». Stiffoni inoltre aveva fatto cenno ai soldi che venivano corrisposti a Calderoli, oltre alla sua retribuzione mensile come componente di Palazzo Madama.

LA DIFESA DEL SENATORE BRICOLO – Il senatore Bricolo ha rispedito al mittente tutte le accuse che lo vedono protagonista: il capogruppo al Senato della Lega parla di «falsità da un ex collaboratrice infedele», aggiungendo che le notizie diffuse «riprendono una vicenda nota, scaturita da una denuncia per appropriazione indebita promossa dal segretario Maroni a seguito della quale la segretaria del gruppo al Senato è stata licenziata per gravi violazioni disciplinari».

Silvia Sequi

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