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Opinioni e commenti
 

Caso Aldrovandi, carcere per tre dei quattro poliziotti condannati
Pubblicato il 30-01-2013


Aldrovandi-cassazione-condanna poliziottiSi sentono sollevati Patrizia Moretti e Lino Aldrovandi, i genitori di Federico, il giovane morto all’alba del 25 settembre 2005, nei pressi dell’ippodromo a Ferrara, durante un controllo di polizia. «È un segnale di giustizia, finalmente. Speravo di avere questa notizia oggi perché ritengo che lo meritino» ha commentato la donna dopo aver appreso che tre dei quattro poliziotti, condannati dalla Cassazione a tre anni e sei mesi, entreranno in carcere. Duro il commento di Franco Maccari, segretario generale del Coisp, il sindacato indipendente di Polizia. «Campagne d’odio contro le forze dell’ordine».

LA CONDANNA AI TRE POLIZIOTTI – Anche se per sei mesi, i tre anni sono stati cancellati dall’indulto, il tribunale di sorveglianza di Bologna ha stabilito che i tre agenti faranno il loro ingresso in carcere. Il tribunale ha dunque respinto le istanze dei legali dei poliziotti che avevano chiesto al giudice misure alternative al carcere, quali gli arresti domiciliari o l’affidamento ai servizi sociali. Per il quarto agente condannato, l’udienza è stata rinviata al prossimo 26 febbraio per un difetto di notifica.

IL PADRE DI FEDERICO, ORA MANCA ESPULSIONE DALLA POLIZIA – Dopo aver manifestato la soddisfazione per l’ordinanza, il padre di Federico ha aggiunto che si tratta di «un altro tassello verso la giustizia, ma manca ancora l’ultimo: quello dell’espulsione dal corpo di persone che hanno commesso dei reati e non hanno saputo gestire la divisa che indossano». I genitori del giovane da anni chiedono infatti un provvedimento, anche disciplinare, per l’espulsione dei 4 agenti dal corpo della Polizia.

COISP, CAMPAGNE D’ODIO CONTRO LE FORZE DELL’ORDINE – «Più pericolosi di mafiosi, stupratori, spacciatori. Tre Poliziotti sono finiti in carcere per scontare una pena di sei mesi ricevuta per una contestazione a titolo di mera colpa» ha commentato Franco Maccari, segretario generale del Coisp, il sindacato indipendente di Polizia. «Siamo allibiti, ed è inutile fare gli ipocriti e tentare la strada della finta diplomazia. Troppo spesso non capita di finire in carcere neppure ai mafiosi, ai delinquenti della peggiore specie, o ai condannati per delitti gravissimi, o a chi ha subito una condanna magari non pesantissima, ma per reati di forte allarme sociale come stupri o maltrattamenti in famiglia, o molto altro ancora» ha concluso Maccari.

VENDOLA, TORTURA DIVENTI REATO – Sul provvedimento del tribunale di sorveglianza di Bologna si è espresso il leader di Sel, Nichi Vendola che, su Twitter, ha commentato la notizia, riservando un abbraccio alla famiglia Aldrovandi che in questi anni ha avuto «gesti e parole di grande dignità». Vendola ha inoltre auspicato che il prossimo Parlamento «faccia diventare reato la tortura anche in Italia».

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Commenti all'articolo
  1. Si metta l’anima in pace il signor Maccari, sono in moltissimi a pensare che 6 mesi siano davvero troppo pochi per quello che hanno fatto. Se ha cara la divisa, è meglio che prenda le distanze da questi rifiuti umani e non che li difenda… non si rende conto di stare denigrando il suo stesso corpo. Quello che è successo è chiaro a tutti ed è meglio che taccia.

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