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Opinioni e commenti
 

Cori razzisti durante Pro Patria – Milan: la lezione di civiltà di Boateng
Pubblicato il 04-01-2013


Era il 1968 e il mondo era attraversato da un’ondata di ribellione che andava da Praga a Parigi, da Roma a San Francisco. Durante le Olimpiadi di Città del Messico succede qualcosa che sarà destinata ad entrare nella storia, un’immagine immortalata in una foto che diventa icona. Sul podio dei 200 metri i due atleti statunitensi Tommie Smith e John Carlos, rispettivamente oro e bronzo, durante la premiazione abbassano lo sguardo e alzano al cielo il pugno chiuso in un guanto nero, simbolo dei Black Panther, per protestare contro il razzismo della società nordamericana. Sulla poltrona di presidente nello studio ovale siede Barck Obama e qualcosa vorrà pur dire. Da quel giorno del lontano 1968 tutto il mondo ebbe chiaro quanto lo sport, l’atteggiamento degli atleti, ma anche dei tifosi, possano essere lo specchio delle società. Una sorta di laboratorio chimico in cui confluiscono e reagiscono credenze, convinzioni, impulsi che permettono di misurare il senso civico di un paese. Quanto è accaduto ieri a Busto Arsizio, durante l’amichevole tra la Pro Patria e il Milan rappresenta uno spartiacque che  verrà ricordato.

DA DOMANI NON SARA’ PIU’ LO STESSO – Per troppi tempo, l’Italia, crocevia di mille culture, ha assistito passiva, negli stadi che ospitano partite dello sport più popolare del Belpaese, il calcio, all’osceno e stupido spettacolo di curve che accompagnavano le azioni dei giocatori afrodiscendenti con cori razzisti e versi offensivi. Da oggi la stupidità di certi tifosi dovrà confrontarsi con una nuova fermezza, un segnale che le cose cambiano. Al 26′ del primo tempo, durante l’amichevole tra Milan e Pro Patria, in un bel pomeriggio di sole, il giocatore rossonero quando Kevin Prince Boateng ha detto basta. Esasperato dall’ennesimo “verso” indirizzatogli da un settore della curva avversaria ha scagliato il pallone in direzione degli ultras, si è tolto la maglia e ha deciso di abbandonare il match, seguito dai suoi compagni di squadra. Era impensabile fino a pochi anni fa, quando i giocatori vittima del razzismo erano costretti a stringere i denti e andare a avanti ingoiando la rabbia. Qualcuno ha avuto il coraggio di dire basta e ha ricevuto solidarietà. La società ha fatto muro per dire “mai più idiozia”. Certo, come in molti hanno fatto notare, è stato più facile farlo durante un’amichevole rispetto ad una partita di campionato dove il denaro in ballo è alto. Ma, fa riflettere l’intervento del consigliere d’amministrazione del Milan, Barbara Berlusconi che, all’Ansa ha dichiarato: «Serve tolleranza zero per episodi come questo, le partite vanno sospese subito, anche in campionato», perché si tratta di «un episodio inqualificabile. E’ stato giusto aver lasciato il campo. Non si può far sempre finta di non vedere e non sentire». Non si può più.

BOATENG SU TWITTER, VERGOGNOSO – «E’ vergognoso che ancora accadano queste cose». Kevin Prince Boateng ha espresso così su Twitter il proprio disappunto dopo quanto accaduto a Busto Arsizio. Anche il compagno di squadra El Shaarawy usa Twitter per esprimere solidarietà al compagno di squadra: «Sono veramente senza parole, un pomeriggio vergognoso – ha scritto l’attaccante -. Mi dispiace per la gente intelligente presente a Busto, ma era giusto andarsene». Si unisce ad El Shaarawy anche Devis Nossa, capitano della Pro Patria: «L’episodio di oggi è vergognoso e va messo da parte e dimenticato, per la città di Busto e per il mondo del calcio. E’ stato fuori luogo e di cattivo gusto, la reazione di Boateng è stata giusta, altri che venivano attaccati non hanno avuto l’istinto di fare quello che ha fatto il giocatore del Milan. E’ stata una decisione che ha preso il giocatore e che ha dimostrato forte personalità».

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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