martedì, 24 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Cosentino esce di scena e tira stoccate contro Alfano, Caldoro e Bocchino
Pubblicato il 23-01-2013


Cosentino-conferenza stampaTranquillo e sereno. Pronto a scusarsi, a spiegare e a chiarire. O meglio, a smentire tutto ciò che si è appreso nelle ultime ore. Così si è presentato Nicola Cosentino alla conferenza stampa attesa in mattinata e ritardata nel pomeriggio, a causa, secondo la versione ufficiale, di una rissa-ressa di giornalisti e fotografi. L’ex sottosegretario all’Economia non risparmia stoccate al segretario Pdl, Angelino Alfano, al governatore della Campania, Stefano Caldoro, e all’onorevole Italo Bocchino, definito «forse l’unico vero referente in Parlamento del clan dei Casalesi». Cosentino ha reso noto di aver accettato la decisione della non candidatura, rimettendosi al partito, lamentando l’accanimento contro di lui da parte dei media e della magistratura. «Contro di me si è attivata la macchina del fango» ha lamentato l’ex coordinatore regionale campano.

NON VENDO LA DIGNITÀ PER L’IMMUNITÀ – «Ho lottato fino alla fine per la candidatura, ma non per una questione di immunità. Avrei potuto candidarmi con uno dei tanti partiti che me l’hanno offerta. Ma io non vendo la dignità per l’immunità perché penso che valga molto di più». Così si difende Cosentino a chi gli domanda se ha dovuto fare un passo indietro, dopo la decisione del partito di non candidarlo. «Non mi sento tradito dal mio partito. Ho compreso l’esigenza prioritaria del partito: evitare la strumentalizzazione forte in campagna elettorale» si è giustificato l’ex coordinatore azzurro in Campania.

LA STOCCATA AD ALFANO, UN PERDENTE DI SUCCESSO – Cosentino, nel corso della conferenza stampa, ha voluto smentire le indiscrezioni recenti sulle discussioni all’interno del partito, precisando che «c’è sempre una discussione politica, fatta su valutazioni politiche». Quanto al segretario Alfano, che ha sempre sostenuto “la linea dura”, chiedendo ai colleghi di partito di dare un messaggio chiaro agli elettori sul tema della legalità, Cosentino ha dichiarato di avere «stima» nei suoi confronti così come di «tutto il gruppo dirigente del Pdl» e di non avere niente «contro i perdenti di successo».

LA FRECCIATA A CALDORO – Sul governatore della Regione Campania, suo fervente avversario, Stefano Caldoro, la stoccata di Cosentino: «Non potrà più giocare al buono e cattivo. A lui la gestione della campagna elettorale».

L’ATTACO AL “CASALESE” BOCCHINO – «Bocchino, è lui l’unico referente vero in Parlamento dei Casalesi» ha provocato Cosentino, giustificando la sua affermazione con il fatto che l’onorevole è stato eletto, nel 1996, proprio nel collegio di Casal di Principe, roccaforte del clan dei Casalesi, con preferenza diretta. «Mi riferisco ovviamente alla parte buona dei cittadini casalesi», ha aggiunto Cosentino cercando di correggere il tiro, «ma le sue fortune sono iniziate da là. Io nel ’96 ero candidato a Piedimonte Matese, dove la camorra non è mai esistita, poi sono sempre stato candidato nei listini bloccati». E tra l’altro, l’unica volta che si è votato con le preferenze, ho perso alle provinciali del 2005. Mi chiedo: ma questi Casalesi sono un clan di fessi che si scelgono male il loro referente?”, ha detto, suscitando uno dei quattordici applausi che hanno accompagnato alcuni passaggi della conferenza e respingendo fermamente l’accusa di essere stato il candidato dei clan.

GIALLO SULLE LISTE, PER COSENTINO MESSA IN GIRO PER BRUCIARLO – Sulla presunta “fuga” con le liste, di cui si era ampiamente parlato ieri, dichiara di non averle mai avute bensì «una parte della documentazione per Campania 2 che poi ho consegnato a Nitto Palma, il commissario regionale». La fuga con le liste? «Un’altra bufala» rimarca Cosentino, sottolineando di essere stato «fino a notte fonda a Palazzo Grazioli» a dare il suo «contributo per le liste». Cosentino insinua che «anche da parte di qualcuno del mio partito», si sia voluto montare una “bufala” per «evitare che ci potesse essere all’ultimo istante il mio ritorno in campo».

Roberto Capocelli

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