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Opinioni e commenti
 

Crisi, Rete Imprese Italia lancia l’allarme: consumi indietro di 15 anni e reddito ai livelli del 1986
Pubblicato il 22-01-2013


Consumi indietro 15 anniNell’anno da poco iniziato a crescere saranno solo le tasse che: la pressione fiscale balzerà infatti dal 55.2% del 2012 a quota 56.1%. Quasi un punto percentuale, che può sembrare poco rilevante ma che, nel contesto generale di sacrifici, scontento e affanno, può fare la differenza. A rilevarlo è Rete Imprese Italia che, in uno studio, ha evidenziato l’aumento della pressione fiscale effettiva (quella legale, calcolata su ogni euro di Pil dichiarato) che graverà sui cittadini, rilevando la contrazione dei redditi che scenderanno ulteriormente, attestandosi a un livello pari a 27 anni fa. Anche i consumi reali sono destinati a ridursi di 1.4% durante l’anno in corso, mentre aumenta il numero delle imprese costrette a cessare l’attività.

LA RIDUZIONE DEL REDDITO DISPONIBILE – Sul fronte dei redditi, Rete Imprese Italia ha lanciato l’allarme stimando che nel 2013 i redditi disponibili diminuiranno ancora, stabilizzandosi a livelli pari a 1986. Secondo l’analisi dell’associazione il dato scenderà a meno di 17mila euro: 16.955 euro contro i 17.337 euro dello scorso anno. Tra il 2011, quando il reddito disponibile reale pro capite era di 18.216 euro, e il 2012 il calo era stato del 4,8%. Nel 2007, anno di inizio della crisi, il reddito disponibile reale si era attestato a 19.515 euro.

LA CONTRAZIONE DEI CONSUMI REALI – In caduta libera anche i consumi reali pro capite che, secondo lo stesso studio, durante l’anno in corso subiranno un’ulteriore contrazione dell’1,4%, scendendo ai livelli del 1998. Lo scorso anno il calo era stato del 4,4% rispetto al 2011: 15.920 euro a testa contro i 16.654 euro dei dodici mesi precedenti. Per il 2013 la spesa si dovrebbe attestare a 15.695 euro a testa.

LA MORÌA DELLE IMPRESE – Sempre secondo la ricerca di Rete Imprese Italia, il momento resta drammatico anche per le imprese: nei primi nove mesi del 2012, oltre 216mila imprese artigiane e dei servizi di mercato hanno infatti cessato la loro attività. «Il saldo tra mortalità e natalità delle aziende artigiane e di servizi di mercato più manifatturiere e costruzioni porta la somma a 100 mila aziende «scomparse» ha rilevato lo studio.

 

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Commenti all'articolo
  1. la tassazione deve essere al massimo al 35%, ridurre il costo del lavoro e aumentare gli stipendi, diminuire la burocrazia e varie delibere comunali senza senso che contrasta solo chi ha voglia di lavorare e di poter incrementare il proprio lavoro e quindi assumere più personale no il contrario. E soprattutto deve finire questa mentalità di contrasto sempre tra datore e dipendente. Il dipendente pretende tutti i diritti ma spesso vengono meno i propri doveri e soprattutto è importante avere passione e responsabilità nel lavoro. Per me questa è la ricetta giusta ma forse pretendo troppo!!

  2. Non riesco a capire come i Dirigenti di R.I non sono riusciti a dimostrare con largo anticipo, ai Nostri Politici, dove ora siamo arrivati…esistono delle Prevenzioni !!!
    Raffaele

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