domenica, 17 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Ecco perché l’accordo sul fiscal cliff americano ha una portata storica
Pubblicato il 02-01-2013


Il Congresso degli Stati Uniti ha approvato a larga maggioranza l’accordo per evitare il cosiddetto “fiscal cliff”, ossia l’aumento indiscriminato delle tasse che avrebbe colpito i cittadini degli Stati Uniti d’America a partire da questo anno.

I PRINCIPALI CAMBIAMENTI – Guardando alle principali misure concordate tra Democratici e Repubblicani, le aliquote di imposta aumenteranno dal 35% al 39,5% per gli individui che hanno un reddito superiore a 400.000 dollari e per le famiglie che superano un reddito di 450.000 dollari. Ma già oltre i 250.000 dollari di reddito individuale, elevati a 300.000 in caso di dichiarazione familiare congiunta, non si potrà più beneficiare di tutta una serie di deduzioni e detrazioni fiscali. Di fatto, dunque, è stata rispettata la soglia dei 250.000 dollari, indicata nei mesi scorsi da Obama,  come linea di demarcazione del reddito della classe media. Sotto questa soglia, infatti, continueranno a valere le aliquote e le esenzioni precedentemente previste. Allo stesso tempo, per chi è più ricco aumenteranno le tasse da pagare sui profitti derivanti da investimenti finanziari. Per chi supera la soglia dei 400.000 dollari, le aliquote di imposta su dividendi e capital gain aumenteranno dal 15% al 20%. Tenendo conto anche di una imposta a supporto della politica sanitaria voluta da Obama, l’aliquota effettiva sale al 23,8%. Inoltre, sempre per chi ha un reddito superiore alla soglia dei 400.000 dollari, le aliquote sulle tasse di successione sui patrimoni immobiliari aumenteranno dal 35% al 40%, esentando però le successioni di valore inferiore ai 5 milioni di dollari.

TAGLI ALLA SPESA RINVIATI Le misure concordate, che andranno ad incidere sulla parte più ricca della popolazione, dovrebbero consentire al bilancio federale degli Stati Uniti maggiori entrate per 620 miliardi di dollari. Sul fronte dei tagli, sono previste riduzioni per le spese militari del Pentagono e della pubblica amministrazione, anche se un accordo definitivo al riguardo dovrebbe essere trovato dalle forze politiche nell’arco dei prossimi due mesi, associando ai tagli anche ulteriori misure di entrata. Comunque l’accordo preserva fin da ora i rimborsi per le spese mediche nell’ambito del sistema di protezione sanitaria voluta da Obama a favore di anziani e poveri, come pure i sussidi previsti per due milioni di disoccupati.

DIFESA DELLA CLASSE MEDIA – Alcuni punti di discussione sono stati dunque rinviati, ma l’accordo raggiunto al Congresso non solo rappresenta una netta vittoria per la linea di Obama, che ha basato la sua rielezione sulla difesa della classe media, ma ha anche una valenza storica. Infatti, come voluto dal Presidente degli Stati Uniti, sono salvaguardate dall’aumento della pressione fiscale 100 milioni di famiglie che guadagnano meno di 250.000 dollari l’anno, mentre aumentano le tasse sul 2% degli americani, le famiglie e gli individui più ricchi, evitando, anche grazie all’aumento del debito pubblico, un’ulteriore recessione economica che si sarebbe poi pericolosamente propagata anche in Europa. Ma soprattutto viene ribaltata una visione del mondo che si è andata sempre più affermando nel corso degli ultimi venti anni. Una visione poco solidaristica, nata dal falso credo che imporre poche tasse ai ricchi rappresenti uno stimolo ad arricchirsi per la massa dei cittadini.

ACCORDO DI PORTATA STORICA – La visione hobbesiana dell’ “homo homini lupus”, invece di indurre gli individui a migliorarsi ha prodotto sempre più povertà ed emarginazione sociale, accompagnandosi talvolta alla riduzione del grado di democraticità dei sistemi istituzionali occidentali. Ha causato, inoltre, i guasti economici e sociali che sono sotto gli occhi di tutti. Questa visione viene ora progressivamente smantellata aprendo le porte ad un futuro migliore. E’ indicativo che questa inversione di pensiero sia partita proprio dagli Stati Uniti, patria del liberismo sfrenato. Evidentemente anche oltre oceano ci si è accorti, con la leadership di Obama ma anche con la presa di coscienza delle forze conservatrici, che si tratta di un modello non più al passo con i tempi. Chi ha di più deve dare di più, contribuendo allo sviluppo della società ed al bene comune. Questo a ben vedere, non fa altro che preservare anche le posizioni di chi è più ricco. Altrimenti, come la storia insegna, si apre la strada alle rivoluzioni. E le ultime, per chi non se ne fosse accorto, si sono verificate proprio alle porte di casa nostra.

ANCHE IN ITALIA LA COSTITUZIONE IMPONE LA PROGRESSIVITA’ – Dovremmo ricordarcene maggiormente in Italia, dove l’articolo 53 della Costituzione recita: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spesa pubblica in ragione della loro capacità contributiva. Il nostro sistema tributario è informato a criteri di progressività”. I nostri padri costituenti, evidentemente avevano capito il mondo meglio dei politici dell’ultimo ventennio.

Alfonso Siano

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