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Opinioni e commenti
 

Elezioni politiche, anche Cecilia Strada si allontana da Ingroia: «Una delusione»
Pubblicato il 21-01-2013


Cecilia Strada-IngroiaIl momento delle candidature è causa spesso di malumori, polemiche e fratture. Ne è un esempio la lista di Rivoluzione Civile, guidata dall’ex pm Antonio Ingroia, per la Camera in Lombardia 1, la circoscrizione di Milano e della Brianza. Solo al numero tre, dopo lo stesso Ingroia e una donna, dovrebbe esserci il leader dell’Idv, Antonio di Pietro. Di fatto, questa scelta eliminerebbe l’iniziativa di candidare Vittorio Agnoletto, numero uno della contestazione al G8 di Genova, nonché attivista milanese del movimento “Cambiare si può”. La polemica va avanti da una settimana e ancora non è stata chiarita. A chiarirsi è invece la posizione di alcuni esponenti della società civile che, dopo questa verosimile frattura, si dichiarano delusi dalle scelte del neo-movimento “giustizionalista”. Tra questi il giornalista de “L’espresso”, Alessandro Gilioli, attivista della fase iniziale di “Cambiare si può”, che ora ritiene che la lista di Ingroia sia composta da «magistrati e riciclati», e Cecilia Strada, figlia di Gino e di Teresa, fondatori di Emergency.

LA DELUSIONE DI CECILIA STRADA – Il presidente dell’organizzazione umanitaria ha voluto sottolineare quanto siano stati sprecati non solo l’occasione, ma anche l’entusiamo di «tante persone perbene che per un po’ ci hanno creduto». Strada ha poi precisato che l’endorsement nella Rete del padre Gino legato ai principi che permeavano la lista quali il rifiuto della guerra, la difesa della sanità pubblica. Motivi per i quali «noi e tanti come noi, dal basso ci abbiamo creduto. Poi hanno blindato come capilista i dirigenti di partito e ora sento la delusione dei cittadini che avevano sperato e ci avevano messo il loro entusiasmo». «È un dispiacere – ha concluso – che peraltro chiarisce che lei «mai» lascerebbe il suo lavoro per un posto in Parlamento «pur rispettando chi lo fa» – anzi, «più di un dispiacere, perché questo entusiasmo politico che si è perso fa male al tessuto sociale del Paese».

Silvia Sequi

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